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Borse strette tra dazi e Brexit, con un occhio alle elezioni europee

di Marzia Redaelli


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(Ap)

4' di lettura

I mercati finanziari sono in un corridoio tra la guerra dei dazi e la Brexit, che nelle scorse sedute hanno ripreso possesso dei parterre internazionali, e le elezioni europee, in programma nel fine settimana. In attesa di sviluppi nelle trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina e dell’esito delle votazioni , gli eventi catalizzatori delle borse riguardano l’agenda economica. I dati in arrivo possono dare indicazioni agli investitori sull’attività delle imprese dell’Eurozona, sulle decisioni della Banca centrale europea, sull’economia Usa e sull’evoluzione del ciclo giapponese.

Fronti di guerra, economia Usa e investitori
La battaglia sulle tariffe tra Cina e Stati Uniti è tornata aspra, con effetti potenzialmente più dannosi rispetto alle prime scaramucce che qualche mese fa avevano dato luogo a una tregua. E un’intesa indolore non è più così scontata. Senza dubbio, la forza dell’economia americana dà margine di manovra al presidente Donald Trump. Venerdì prossimo sarà pubblicata la variazione degli ordini di beni durevoli in aprile, un test importante del ciclo a stelle strisce. Il dato è atteso in calo, a -1,8% dopo il +2,6% di marzo. «Sono curioso di sapere cosa rivelerà la statistica sugli ordini di beni durevoli - Afferma Luca Tobagi, responsabile degli investimenti di Invesco in Italia -; è importante per i mercati a livello macro, ma anche perché potrebbe indurre Trump a un atteggiamento meno aggressivo, se desse la sensazione di rallentamento della crescita.

Mi aspetto un continuo flusso di notizie sulla guerra commerciale e gli investitori dovranno adattarsi a uno scenario in cui l’accordo non si trova. Di conseguenza, si muoveranno in modo più prudente e i mercati potrebbero rimanere volatili. Certo è che l’inerzia che ha spinto finora gli indici azionari si è adagiata sulla sponda negativa e perché si realizzino altri rialzi è necessaria qualche sorpresa positiva, per esempio risultati societari molto buoni. La sensazione però è che l’andamento delle borse sarà più ordinato, meno altalenante, visto che non dovrebbero esserci notizie peggiori di quelle giunte la scorsa settimana. In compenso, si è inasprito il fronte tra stati Uniti e Iran, che provoca ripercussioni sul petrolio, nonostante le sanzioni che isolano il paese dal mercato globale del greggio ».

Mercoledì, inoltre, saranno diffusi i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, la banca centrale Usa. Le trascrizioni riveleranno le posizioni del comitato monetario che deluso i mercati su un possibile taglio dei tassi di interesse, anche contro i desiderata di Trump.

Europa: elezioni e prezzi nel mirino
Le elezioni europee si terranno nei diversi paesi dell’Unione tra giovedì (in Olanda, Regno Unito) e domenica (in Italia, Spagna, Francia e Germania), ma lo scrutinio inizierà alla chiusura di tutte le urne. Dai sondaggi si stima una conferma delle forze maggioritarie (area popolare e socialista) e un’avanzata delle forze euroscettiche, che potrebbe spostare in parte gli equilibri politici. «Gli euroscettici - spiega Tobagi - potrebbero avere un po’ più di rappresentanza; non sufficiente a sconvolgere l’assetto politico, ma in grado di intralciare le riforme strutturali necessarie a consolidare l’Unione europa, anche quelle richieste dal presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi ai governi».

In tema di atteggiamento della Bce, lunedì gli operatori guarderanno alla statistica sui prezzi alla produzione di maggio in Germania (+2,4% ad aprile), importante per la sua influenza indiretta sulle decisioni dell’autorità monetaria. «É un dato interessante - conclude Tobagi -, perché la dinamica dei prezzi alla produzione si riflette su quelli al consumo, seppure in modo mediato, ed è un indicatore affidabile per la tendenza dell’inflazione di base che determina il comportamento delle banche centrali».

Il dibattito sullo scenario economico mondiale sarà invece in primo piano martedì, quando l’Ocse divulgherà l’Economic Outlook.

Giovedì saranno poi comunicate le indicazioni di maggio sull’attività delle imprese dell’Eurozona con gli indici Ihs Markit Pmi (frutto di sondaggi presso i responsabili degli acquisti), con il dettaglio di Francia e Germania (il dato italiano arriverà lunedì 3 giugno). Le letture preliminari del parametro composito e di quello del settore servizi segnalavano espansione sopra la soglia di espansione dei 50 punti (rispettivamente a 51,5 punti il composito e 52,8 i servizi), mentre il manifatturiero era in area contrazione a 47,9 punti.

In Asia focus sul Giappone
Non sono previsti dati macroeconomici rilevanti in Cina che possano rientrare nelle speculazioni sulla tenuta dell’economia globale o sui rapporti di forza della guerra doganale. Sarà il Giappone, invece, a catalizzare l’attenzione degli investitori. Mercoledì è in arrivo la rilevazione sugli ordini di macchinari di marzo (stima Reuters mese su mese -0,7%, dato precedente a +1,8%): «Sono un segnale dell'attività di investimento e un indicatore anticipatore della produzione - precisa Stefan Scheurer, director global capital markets and thematic research di Allianz Global Investors -. Nel complesso, gli ordinativi contenuti degli ultimi mesi dovrebbero pesare sulla produzione industriale, a sua volta fortemente correlata alla crescita». Secondo Scheurer, dunque, anche il Pil nipponico del primo trimestre che sarà comunicato lunedì potrebbe segnalare una lieve battuta d’arresto. La bilancia commerciale di mercoledì, invece, dovrebbe fornire maggiori delucidazioni sull’impatto della guerra dei dazi .

In Oriente, la settimana di contrattazioni si concluderà con i prezzi al consumo nel paese del Sol Levante: «Venerdì - conclude Scheurer - l'inflazione di base non dovrebbe indurre la Bank of Japan a rimettere in discussione la politica monetaria estremamente accomodante nel prossimo futuro». Con buona pace di chi sui mercati teme la fine dell’abbondanza monetaria.

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