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Nuove turbolenze da Londra agitano le Borse, Milano chiude a -1,3%. Fed tira dritto sui tassi

Gli investitori guardano a i verbali della riunione di settembre della Banca centrale americana e aspettano il dato sull’inflazione Usa (giovedì). Spread sale a 245 punti base

di Flavia Carletti e Andrea Fontana

La Borsa, gli indici del 12 ottobre 2022

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le Borse europee chiudono in rosso una seduta in cui sono apparse volatili, mentre gli investitori attendono indicazioni sulle prossime mosse della Fed in tema di politica monetaria.

La banca centrale Usa è preoccupata da un’inflazione a un livello «alto a livelli inaccettabili». E’ quanto emerge dai verbali della riunione 20 e 21 settembre in cui alzò i tassi di 75 punti base. La Fed ribadisce il suo impegno a portare avanti la sua campagna di rialzi dei tassi di interesse nonostante il rallentamento del mercato del lavoro.

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Altre novità arriveranno poi nella seduta di giovedì 13 ottobre, con l'atteso dato sull’inflazione statunitense. Intanto, Wall Street appare cauta, dopo che i prezzi alla produzione sono saliti più delle attese. Incertezze anche sulle prossime mosse della Bank of England che, nonostante i segnali di recessione (-0,3% il Pil ad agosto), ha confermato lo stop all'acquisto dei bond venerdì. A Milano il Ftse Mib è sceso dell'1,27%, quando a Parigi il Cac40 ha perso un più limitato 0,25% e a Francoforte il Dax40 lo 0,39%, quando a Londra il Ftse100 ha lasciato sul terreno lo 0,86 per cento.

Il timore del mercato è proprio che le Banche centrali alzino i tassi ancora in maniera aggressiva, pur in presenza di evidenti segnali di rallentamento economico (come ribadito martedì dal Fondo monetario) e di evidenti segnali di stress sui mercati finanziari stessi. Il rischio è che la lotta all’inflazione condanni il mondo alla recessione e all’instabilità finanziaria (di cui si vedono già i primi forti indizi). Per questo cercano di capire, soprattutto dalla Fed, fin dove sia disposta a portare i tassi d’interesse.

Wall Street volatile, prezzi produzione sopra stime

Volatile Wall Street dopo i numeri sui prezzi alla produzione, superiori alle stime (+0,4% contro attese di +0,2%), aspettando il dato chiave sull'inflazione. Le aspettative sull'inflazione a un anno, a settembre, sono intanto calate dal 5,74% al 5,4%, secondo l'ultimo sondaggio condotto dalla Fed di New York. Si tratta del dato più basso in un anno, dopo aver toccato il 6,8% a giugno. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha allontanato i timori di una recessione durante un'intervista alla Cnn: ha detto che, anche se dovesse verificarsi, sarebbe «molto lieve». Intanto, la segretaria al Tesoro, Janet Yellen, si è mostrata tutt'altro che preoccupata per la forza del dollaro, sottolineando si tratti di un «risultato logico» delle politiche monetarie in atto nel mondo.

A Piazza Affari in evidenza Moncler, in volata Mps

In evidenza solo Moncler sul Ftse Mib (+2,7%) grazie ai conti di Lvmh che hanno sostenuto il comparto del lusso. Male il risparmio gestito (-5,6% Azimut),e Leonardo (-4,7%).Ancora una seduta negativa per Tim (-2,7%) con il mercato che, con l'offerta di Cdp sulla rete più lontana nel tempo, guarda alla mossa della concorrente Iliad che ha alzato i prezzi della sua offerta sulla rete fissa e alle valutazioni Agcom sui prezzi di accesso alla rete Tim per gli operatori wholesale. Tra i petroliferi perdite superiori al 4% per Saipem e Tenaris. Fuori dal segmento principale, balzo di Mps (+10%) grazie ai rumors in attesa che si definiscano gli impegni degli investitori e del consorzio di garanzia per l'aumento di capitale imminente. Male invece WeBuild (-7,5%) che nel pomeriggio ha annunciato l'aggiudicazione al consorzio da lei guidato (con Fincantieri, Fincosit e Sidra) della commessa da 928 milioni per la nuova diga del Porto di Genova. In rosso del 2,7% Juventus Football Club: la sconfitta della squadra bianconera nel match di ieri complica il superamento del turno nella Champions League mettendo a rischio i ricavi da premi e stadio.

La BoE conferma: stop all'acquisto dei titoli venerdì

Sempre sul fronte banche centrali e recessione, nella seduta di martedì il discorso del governatore della BoE Bailey ha accentuato la volatilità sui mercati dopo avere avvertito che l’intervento sul mercato obbligazionario governativo da parte dell’Istituto terminerà venerdì come da programma, nonostante molti operatori locali (soprattutto i fondi pensione) chiedessero un’estensione per evitare un nuovo round di vendite forzate. La situazione nel Regno Unito resta particolarmente fluida, notano gli analisti di Mps Capital Services, poiché un articolo del Financial Times ha dato il messaggio opposto, ossia che la BoE avrebbe segnalato alle banche locali la volontà di estendere il piano oltre venerdì se le condizioni lo richiederanno.

Nel tentativo di chiarire la situazione, questa mattina la BoE ha confermato la fine degli acquisti il prossimo venerdì. Intanto, sul fronte macro, inatteso calo del Pil britannico in agosto (-0,3%), con la produzione industriale scesa dell'1,8%, tutti segnali che rafforzano le ipotesi che il Paese sia già in recessione.

Spread sale a 245 punti, rendimento al 4,79%

Chiusura in forte rialzo per lo spread tra BTp e Bund sul mercato secondario Mts dei titoli di Stato europei con un balzo del rendimento del decennale italiano. Al termine degli scambi il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark UIsin IT0005494239) e il pari scadenza tedesco è indicato a 245 punti base dai 239 punti base del closing di ieri. In forte rialzo il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione al 4,79% dal 4,69% dell'ultimo riferimento della vigilia.

Rimbalza la sterlina, petrolio debole

Sul mercato valutario l'euro è scivolato sotto 0,97 dollari (0,9724 ieri) dopo il dato americano. Euro/yen a 142,51 (da 141,68). Dollaro/yen a 146,89 (da 145,68). Se i titoli di debito britannici sono stati messi sotto forte pressioni dal rincorrersi delle voci sulla BoE (con il trentennale di nuovo in area 5%), la sterlina è stata una seduta di rimbalzo che ha portato il pound a quota 1,1070 dollari rispetto agli 1,0990 con cui si era aperta la giornata.
In calo di circa due punti percentuali il prezzo del petrolio con il Wti novembre a 87,5 dollari al barile e il Brent dicembre a 92,6 dollari al barile. Gas in lieve rialzo (+0,7%) a 158 euro al megawattora.


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