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Borse, il 2023 parte col turbo. Milano +6,2% nella prima settimana. Rally Wall Street

L’inflazione su entrambe le sponde dell'Atlantico potrebbe aver già raggiunto il suo picco, frenando così le intenzioni minacciose di Fed e Bce sui tassi. Il Ftse Mib è l’indice migliore in Europa nel bilancio delle prime cinque sedute dell'anno

di Enrico Miele

Aggiornato alle 22,08

La Borsa, gli indici del 6 gennaio 2023

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Prima settimana dell’anno da incorniciare per i mercati finanziari europei, che si sono scrollati di dosso le incertezze della fine del 2022, cercando di scommettere sulla ripartenza dell'azionario. A spingere verso l’alto i listini – nell’ottava dal 2 al 6 gennaio – le speranze degli investitori che Fed e Bce allentino gradualmente la loro stretta monetaria, visto che il picco dell’inflazione in Europa e negli Stati Uniti sembra raggiunto, come suggeriscono le continue sorprese al ribasso degli ultimi dati sugli indici dei prezzi, dalla Germania alla Francia, passando per i salari Usa (dato chiave per soppesare le pressioni inflazionistiche). E così i listini del Vecchio Continente hanno chiuso in rialzo ben 4 sedute su 5, con tanto di volata nel finale.

La migliore stavolta è proprio la Borsa di Milano, che nella settimana ha guadagnato sul Ftse Mib il 6,2% riagganciando i livelli di fine marzo 2022. Sul secondo gradino del podio Parigi (+6%) e Madrid (+5,7%). Seguono Francoforte (+4,9%) e Londra (+3,3%). Stringendo lo sguardo sui singoli titoli del listino principale milanese, il bilancio della settimana premia soprattutto Pirelli (+13,7%), Enel (+11,4%) e Interpump (+10,9%). Brillano anche i bancari, da UniCredit (+10,8%) a Banco Bpm (+9,2%). Realizzi invece su Tenaris (-3,1%), Erg (-3,1%) e DiaSorin (-3%).

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E nell'ultima seduta Piazza Affari chiude a +1,4%

La Befana, nell'ultima seduta della settimana, ha così portato nella calza l’ennesimo segnale per i mercati che l'inflazione Usa potrebbe aver già raggiunto il suo picco, frenando così le intenzioni minacciose della Fed sui tassi d’interesse. Nonostante la tenuta dei posti di lavoro negli Usa, infatti, gli investitori sono rimasti colpiti in positivo dal rallentamento a sorpresa della crescita dei salari statunitensi (visto lo stretto legame inflazione-buste paga). E indicazioni simili sono arrivate anche dall’indice dei prezzi in Europa, sceso più delle stime. Da qui la chiusura in rialzo dei principali indici del Vecchio Continente che, spinti da Wall Street, hanno chiuso con rialzi tutti superiori all’1%, grazie agli acquisti sui comparti legati a materie prime, energia e tecnologici, pur tra scambi ridotti causa festività. Il FTSE MIB di Milano è stato tra gli indici migliori in Europa, assieme al CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte e l'IBEX 35 di Madrid, più indietro solo il FT-SE 100 di Londra.

Wall Street chiude positiva, , si arresta la crescita dei salari

Wall Street chiude positiva dopo i dati sull’occupazione. Il Dow Jones sale del 2,12% a 33.269,79 punti, il Nasdaq avanza del 2,56% a 10.569,29 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 2,28% a 3.895,00 punti. A dicembre, sono stati creati 223mila posti di lavoro (escluso il settore agricolo) rispetto al mese precedente, mentre gli analisti attendevano un aumento di 200mila posti. La disoccupazione è scesa dal 3,6% (rivisto dall'iniziale 3,7%) al 3,5%, ai minimi degli ultimi 55 anni, con le attese al 3,7%. Ben accolto dagli investitori, come detto, l'aumento dei salari, pari allo 0,27%, contro attese per un rialzo dello 0,4%, segno del rallentamento dell'inflazione.

Inflazione Eurozona cala a dicembre, sale fiducia economia

A dicembre il tasso di inflazione nell'area euro è sceso a quota 9,2%, in calo rispetto a 10,1% registrato a novembre. Il consensus si attestava al 9,7%. E' la stima flash di Eurostat. Si tratta del primo calo da dicembre 2020 (-0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente). Puo' essere la conferma che l'aumento dei prezzi ha raggiunto il picco massimo a ottobre a quota 10,6%. In miglioramento invece la fiducia nell'economia: a dicembre il dato è cresciuto di +1,8 punti a quota 95,8, stabili le attese sull'occupazione.

A Milano strappa Saipem, sale Tim in attesa offerta rete

Sul FTSE MIB alla fine della seduta del 6 gennaio chiude in grande spolvero Saipem in scia al rialzo del petrolio, assieme a Stmicroelectron tra i tecnologici e Pirelli & C nel settore auto. Bene Telecom Italia che attende al varco l’offerta di Cdp per la rete mentre è salita anche Stellantis nel giorno in cui il ceo Tavares ha parlato dell’ipotesi di «scelte impopolari» come possibili chiusure di impianti se non dovessero calare i costi della tecnologia per i veicoli elettrici. Acquisti su Unicredit dopo il “buy” consigliato dagli analisti di Jefferies. Tra i pochi titoli in “rosso”, si registrano realizzi su Diasorin.

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread cala a 200 punti nel finale, rendimento giù al 4,21%

Seconda parte di seduta in netto recupero per l'obbligazionario europeo dopo la diffusione dei dati macro Usa. I corsi dei titoli sovrani dell'eurozona sono risultati tutti in netto apprezzamento con conseguente riduzione dei rendimenti. Lo spread tra i BTp e i Bund si è chiuso tuttavia leggermente rispetto alle prime indicazioni della seduta. Il differenziale di rendimento tra il BTp benchmark decennale e il pari scadenza tedesco al closing è indicato a 200 punti base (202 alla vigilia) con un rendimento al 4,21% (4,32% il 5 gennaio).

Euro risale a 1,06 dollari, petrolio ancora in rialzo

Sul fronte dei cambi, l’euro si è rafforzato dopo i dati Usa e scambia a 1,0599 dollari (da 1,0525 in chiusura alla vigilia) e 140,44 yen (140,64), mentre il cambio dollaro/yen è a 132,49 (133,58). Verso la fine delle contrattazioni il prezzo del gas ad Amsterdam torna leggermente sotto i 70 euro al MWh (-3,5%). Mini-rally del greggio, infine, con il Wti di febbraio sui 75 dollari al barile (+1,8%) e il Brent del Mare del Nord su marzo a 79,8 dollari (+1,4 per cento).

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