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Borse europee tirano il fiato dopo lavoro Usa, Milano chiude a +0,75% con sprint St

Negli Stati Uniti sono stati creati meno posti di lavoro del previsto, ma il tasso di disoccupazione è calato al 3,5%, il minimo dal 1969. Ora i riflettori si spostano sulle decisioni della Federal Reserve a fine ottobre. In generale positivi gli indici europei, nonostante il rallentamento di banche e auto. Spread chiude poco mosso a 152 punti

di Andrea Fontana e Stefania Arcudi


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4' di lettura

Il dato sul lavoro americano, con il tasso di disoccupazione sceso al minimo dal 1969, e il conseguente rialzo di Wall Street hanno dato slancio alle Borse europee, che avevano iniziato la seduta all'insegna della cautela. A settembre negli Stati Uniti sono stati creati meno posti di lavoro del previsto (136.000 contro i 145.000 previsti), ma il tasso di disoccupazione è sceso più delle stime al 3,5%, il minimo in cinquant'anni, ovvero da dicembre 1969. Ora i riflettori si spostano sulle decisioni che la Federal Reserve è chiamata a prendere a fine ottobre: si scommette su un nuovo allentamento della politica monetaria, alla luce del rallentamento del comparto manifatturiero e dei servizi, ma resta da capire che peso avranno sulle scelte dell'istituto guidato da Jerome Powell i passi avanti dell'occupazione.

Gli indici europei hanno così chiuso poco sotto i massimi di giornata (Milano +0,75%, con lo spread che ha chiuso poco mosso a 152 punti, dai 151 della vigilia, Parigi +0,91%, Francoforte +0,73% e Madrid +0,45%), con Londra (+1,1%) in prima fila, dopo che da alcuni documenti legali presentati dal Governo alla corte di Edimburgo è emerso che Boris Johnson chiederà una proroga della Brexit oltre il 31 ottobre se non si riuscirà a ottenere un nuovo accordo con la Ue e approvato dal Parlamento entro il 19 di ottobre come richiesto dal Benn Act. A evitare rialzi maggiori sono state le vendite sulle società dell'industria automobilistica e sulle banche.

Posti di lavoro Usa sotto stime, ma tasso a minimi in 50 anni
A settembre, le aziende americane hanno continuato ad assumere, ma a un passo più lento del previsto. Negli Stati Uniti il mese scorso sono stati creati 136.000 posti di lavoro, mentre gli analisti ne attendevano 145.000. Il rialzo di settembre segna comunque il mese numero 108 di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record. Stando a quanto riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso a 3,5%, oltre le attese, e al livello più basso dal dicembre 1969. Inoltre, i salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono diminuiti di 1 centesimo dopo aver messo a segno un guadagno di 0,11 dollari il mese precedente; le previsioni erano per un +0,2%. Su base annuale sono saliti del 2,9%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni; le stime erano per un +3,2%.

Vendite su auto e banche frenano gli indici
A Piazza Affari la migliore è stata Stmicroelectronics dopo le indiscrezioni arrivate dall'Asia secondo cui Apple avrebbe chiesto ai fornitori di aumentare la produzione dell'iPhone 11. Positive anche Diasorin e le utility, con A2a in particolare spolvero. Vendite sui bancari e in particolare su Banco Bpm e Ubi Banca, protagoniste della settimana per le indiscrezioni sulla possibile combinazione tra i due istituti. Male il comparto auto in Europa e a Milano con Pirelli e Fiat Chrysler Automobiles deboli Giù Tenaris che sconta la richiesta di rinvio a giudizio a carico della holding lussemburghese della famiglia Rocca a monte della catena di controllo del gruppo quotato. In discesa anche Recordati complice la raccomandazione "underperform" emessa da Credit Suisse. In territorio positivo infine Finecobank (+1,22%), che ha chiuso il mese di settembre con una raccolta netta di 197 milioni, a fronte dei 397 milioni di agosto e dei 329 milioni del settembre 2018. Dall'inizio dell'anno la raccolta si attesta a 4,3 miliardi, in calo del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Sul dato di settembre, sottolinea la società, hanno influito imposte pagate dai clienti per 195 milioni, a fonte dei 60 milioni di dodici mesi prima.

Fuori dal listino principale, bene Banca Mps: secondo indiscrezioni di stampa le autorità italiane starebbero negoziando con la Commissione europea un piano per alleggerire Rocca Salimbeni di circa 10 miliardi di euro di crediti deteriorati, una mole corrispondente a circa due terzi del totale degli Npl della banca. Il progetto, sempre secondo indiscrezioni, potrebbe prevedere lo spin-off a una società separata, che poi verrebbe fusa con Amco, la ex Sga. In rialzo Salini Impregilo (+1,05%), che con il supporto degli istituti di credito ha perfezionato l'acquisto da Fortress e King Street del bond emesso da Astaldi per nominali 75 milioni. Infine, Società Editoriale Il Fatto (-5,79%) ha toccato il minimo storico a 0,586 euro per azione. Il titolo è sbarcato sull'Aim lo scorso aprile a 0,72 euro per azione e da allora la perdita è del 18% circa, con la capitalizzazione che è scesa sotto i 15 milioni di euro (14,65 alla chiusura di oggi).

BTp, spread poco mosso in area 150
Stabili i titoli di Stato scambiati sul secondario telematico Mts. Lo spread tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005383309) e il pari scadenza tedesco ha chiuso in lieve rialzo. Il differenziale di rendimento ha finito la giornata a 152 punti base, 1 punto base in più rispetto al closing di ieri. In leggero aumento anche il rendimento del BTp decennale benchmark che si è attestato in chiusura allo 0,93% dallo 0,92% della vigilia. Tutti i titoli sovrani di riferimento dell'eurozona sono in rialzo, con rendimenti in calo.

Dollaro in generale indebolimento
Sul mercato valutario l'euro recupera qualche posizione sul dollaro e si attesta a 1,0979 (1,0959 ieri sera) mentre è rientrato il rafforzamento dello yen. Sterlina a 0,89 pound per un euro (0,8907 ieri) e a 1,2345 dollari (1,2331). In lieve rialzo il petrolio a 52,6 dollari al barile nel Wti novembre e a 58,1 dollari al barile nel Brent dicembre.

India: Banca centrale taglia i tassi di 25 punti base al 5,15%
Intanto la Banca centrale indiana (Rbi) ha ridotto il tasso di riferimento di un quarto di punto dal 5,40% al 5,15 per cento. Si tratta del quinto ribasso consecutivo dall'inizio dell'anno. La Reserve Bank of India ha attuato una serie di misure di politica monetaria per contrastare il rallentamento della crescita. Il pil dell'India è cresciuto nel secondo trimestre dell'anno ad un ritmo del 5%, il più basso dal 2013. La decisione ha comportato un aumento del cambio dollaro/rupia sopra quota 71.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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