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A Piazza Affari Fca (-3,8%) sconta la causa Gm, Tim svetta sul Ftse Mib

Borse sotto la parità sui continui cambi di fronte nel braccio di ferro Usa-Cina sui dazi. Petrolio in deciso rialzo sulle voci di estensione dei tagli alla produzione dei paesi Opec. Spread in calo a 160 punti, euro/dollaro poco mosso

di S. Arcudi e P. Paronetto


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(EPA)

4' di lettura

Seduta interlocutoria per le Borse europee, investite dalla nuova giravolta di voci sui negoziati commerciali Usa-Cina. I mercati sembrano ormai guardare con sospetto ogni nuova indiscrezione e attendono sviluppi concreti, mentre Piazza Affari è stata in parte sostenuta dalla revisione al rialzo delle stime sulla crescita del Pil italiano nel 2019 da parte dell'Ocse. Dopo aver a lungo oscillato sulla parità, il FTSE MIB ha così terminato la giornata a -0,31%. Tra i titoli milanesi a maggiore capitalizzazione, bene le banche grazie a uno spread in calo a 160 punti e all'ok con riserva della Commissione Ue alla Legge di bilancio. Bene anche Telecom Italia (+2,87%), promossa dagli analisti di Barclays, mentre Fiat Chrysler Automobiles (-3,78%) ha risentito della causa intentata da General Motors per corruzione del sindacato Usa. In scia male anche Exor (-2,8%), che ha presentato le linee strategiche per i prossimi anni.

Attenzione anche sulle proteste di Honk Kong
Sullo sfondo delle trattative commerciali c'è anche l'ombra delle proteste di Hong Kong, dopo che il Congresso americano ha varato una risoluzione a sostegno di «diritti umani e democrazia», minacciando di sospendere lo speciale status economico concesso da Washington all'ex colonia britannica. Il testo deve ancora essere firmato dal presidente Donald Trump per essere promulgato.

Fca brucia 820 milioni di capitalizzazione
Sul FTSE MIB i riflettori sono puntati su Fiat Chrysler Automobiles, dopo che l'americana Gm ha fatto causa per corruzione nei rapporti con il sindacato americano United Auto Workers. In una nota Fca confermato che «si difenderà con tutte le forze», nella convinzione che le accuse di Gm (-3% alla chiusura del 20 novembre a Wall Street) «non siano altro che un tentativo senza basi di distogliere l'attenzione dalle sfide proprie di quella società». Questa «sconcertante manovra viene in un momento in cui Fca sta dimostrando di essere un concorrente sempre più forte e continua a creare importante valore per tutti i suoi stakeholders, implementando con successo la propria strategia di lungo periodo. Ciò comprende il suo piano di fondersi con Psa», si legge nella nota di Fca. Sulla vicenda si è espresso anche il Ceo Mike Manley: «Ci tenevo a contattarvi personalmente per assicurarvi che non ci faremo frenare da questa azione», ha scritto in una lettera ai dipendenti, sottolineando che la società manterrà «alto il nostro livello di prestazioni poiché ha chiaramente preoccupato alcuni dei nostri concorrenti».

Per analisti JPMorgan Gm potrà chiedere 6 mld $
Gm potrebbe chiedere alla rivale danni per almeno 6 miliardi di dollari, cifra che potrebbe anche lievitare ulteriormente usando un diverso e particolare metodo per calcolare i danni correlati al costo del lavoro. E' quanto si legge in un report di Ryan Brinkman, analista di JpMorgan, secondo cui gli investitori potrebbero optare per acquisti sul titolo di Gm man mano che emergeranno dettagli sulla causa. L'analista ha comunque lasciato invariato il proprio giudizio su Fca, ovvero una valutazione «overweight» con obiettivo di prezzo a 47 dollari per azione. «Data l'attuale incertezza sulla validità delle accuse di Gm, sulla tempistica di qualunque multa o sulla possibilità che sia ridotta da un eventuale patteggiamento, non teniamo conto dei potenziali costi nelle nostre valutazioni, ma riteniamo che questi sviluppi rappresentino un rischio», ha scritto.

Riflettori anche su Snam ed Exor
Attenzione su Exor, nel giorno dell'investor day, e su Snam dopo il piano al 2023: tra le altre cose il Cda ha alzato le guidance sull'utile 2019 e ha previsto una cedola di 0,2376 euro per azione. Riprende inoltre il piano di buyback, con una nuova tranche da 150 milioni. In cima al listino principale Telecom Italia, sui massimi da novembre 2018 dopo che gli analisti di Barclays hanno alzato la valutazione da «underweight» a «equal weight» con l'obiettivo di prezzo passato da 0,52 a 0,65 euro per azione. In coda anche Cnh Industrial e Stmicroelectronics, penalizzata dal tema dazi. Debole anche il lusso sulle tensioni a Hong Kong. Fuori dal listino principale, continua a correre la Roma (+11%), già ieri sostenuta dalle indiscrezioni di un interesse del miliardario americano Friedkin a entrare nel capitale.

Spread BTp-Bund in discesa
Chiude la giornata in calo, sui minimi di seduta, lo spread tra BTp e
Bund sul mercato secondario telematico Mts dei titoli di Stato. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari durata tedesco fa segnare un'ultima posizione a 160 punti base, dai 165 del
finale della vigilia. Il rendimento del decennale benchmark italiano scende all'1,28% dall'1,30% dei riferimento precedente.

Andamento dello spread Btp / Bund


Petrolio in rialzo con voci di estensione tagli Opec
Sul mercato dei cambi, l'euro chiude poco mosso a 1,1069 dollari (1,1059 ieri) e 120,19 yen (119,96), mentre il rapporto dollaro/yen è a 108,59 (108,66). In deciso rialzo il prezzo del petrolio sulle voci di una possibile estensione dei tagli alla produzione da parte dei paesi dell'Opec. Il future gennaio sul Wti sale del 2% a 58,15 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent guadagna l'1,89% a 63,58 dollari.


Il cambio euro / dollaro

In Usa invariato dato lavoro, sotto le stime
Il numero di americani che ha richiesto per la prima volta sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è rimasto invariato la settimana scorsa a 227.000 unità, un dato peggiore delle stime, visto che gli analisti attendevano un ribasso a 217.000.
Migliore delle previsioni invece il dato sull'attività manifatturiera nell'area di Filadelfia. L'indice Philadelphia Fed è salito da 5,6 a 10,4 punti a novembre, meglio dei 5 punti attesi dagli analisti.



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