La giornata dei mercati

Dall'inflazione Usa un altro assist alle Borse europee, ma le banche frenano Milano a +0,3%

La conferma di un calo dell’inflazione Usa e l’annuncio, targato Powell, di un rallentamento della stretta sui tassi spingono i listini europei che chiudono in territorio positivo, ma sotto i massimi di seduta. Euro sale a 1,05 dollari, spread in calo a 190 punti

di Enrico Miele

La Borsa, gli indici del 1° dicembre 2022

4' di lettura

(Il Sole 24 ore Radiocor) - La conferma di un calo dell’inflazione Usa a ottobre e l’annuncio, targato Powell, di un rallentamento della stretta sui tassi di interesse spingono i listini azionari europei che chiudono in territorio positivo, ma sotto i massimi di seduta, penalizzati sul finale dal “rosso” di Wall Street (dopo l'euforia della vigilia). A suggerire prudenza ai mercati sono infatti i dati sulla manifattura Usa, peggiori del previsto, che aumentano il rischio recessione, e anche l’attesa per il decisivo rapporto sull’occupazione statunitense, in calendario domani 2 dicembre. Tra economia in frenata e tassi meno alti del previsto, a farne le spese sono soprattutto gli istituti di credito, finiti in fondo ai listini continentali, con il responsabile della vigilanza bancaria Bce, Andrea Enria, che avverte come gli istituti debbano ormai prepararsi ai possibili impatti negativi a causa del deterioramento del quadro economico. In questo clima, a Milano il FTSE MIB chiude in territorio positivo dopo esser arrivato a sfiorare l’1%. In rialzo anche il CAC 40 a Parigi, il DAX 30 a Francoforte, l'AEX di Amsterdam e l'IBEX 35 di Madrid, con la sola eccezione del FT-SE 100 londinese.

Wall Street in calo dopo i dati macro negativi

Chiusura contrastata per Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,56%, dopo una serie di dati poco positivi. Il settore delle costruzioni negli Stati Uniti ha registrato un dato in ribasso a ottobre, il quarto negli ultimi cinque mesi, e peggiore delle attese: le spese sono diminuite dello 0,3% a 1.794,9 miliardi di dollari (annualizzato) rispetto a settembre, contro attese per un calo dello 0,2%. L'Ism manifatturiero - l'indice che misura la performance del settore manifatturiero negli Stati Uniti - è calato a novembre a 49 punti, finendo in contrazione dopo 29 mesi consecutivi in espansione (sopra i 50 punti). La giornata era invece partita positivamente, in scia ai forti rialzi di ieri provocati da Powell e grazie al rallentamento dell'inflazione: il dato Pce, a ottobre, è cresciuto del 6% rispetto a un anno prima, scendendo dal +6,3% di settembre (rivisto dall'iniziale +6,2%), con la componente "core" del dato, depurata dagli elementi volatili, cresciuta del 5%, in linea con le attese, dopo il +5,2% di settembre (rivisto dall'iniziale +5,1%). Sul Dow Jones, pesa il forte calo del titolo di Salesforce, che cede oltre il 10% ed è il peggiore anche sullo S&P 500, dopo che la società di software ha annunciato che uno dei due amministratori delegati, Bret Taylor, lascerà l'incarico il 31 gennaio, lasciando Marc Benioff solo alla guida.

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A Milano rimbalzo per Tim, vendite sulle banche

In questo clima, a Milano a fine seduta si sono registrate vendite consistenti sui big del credito, da Unicredit a Banca Mediolanum. Arretrano anche Tenaris ed Eni che studia il dossier Neptune Energy. Rimbalzo per Telecom Italia dopo il tonfo della vigilia, innescato dalla posizione di alcuni rappresentanti del governo Meloni che hanno escluso, almeno al momento, il progetto di un'opa totalitaria per avviare la riorganizzazione dei business del gruppo tlc. Bene anche Stmicroelectron che rafforza la sua partnership con la francese Soitec. Fuori dal listino principale, riscatto della Juventus Fc con Exor che ha escluso la necessità di un aumento di capitale e la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per l’ex presidente Andrea Agnelli e di altri dirigenti del club in relazione all'inchiesta sui bilanci e le plusvalenze nelle compravendite.

Andamento Piazza Affari FTSE Mib
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L'euro torna sopra 1,05 dollari, in calo il gas

Sul fronte dei cambi, fiammata dell’euro sul dollaro dopo l’inflazione Usa, con la moneta unica scambiata a 1,0497 contro il biglietto verde (da 1,0311) ma in calo a 142,57 yen (da 143,76). Dollaro/yen a 135,80 (da 139,41), con il generale deprezzamento della divisa Usa. Mentre si discute di “price cap” a livello europeo torna in calo il prezzo del gas sui 139 euro al MWh (-5%) e sale anche il petrolio: il Wti con contratto di consegna a gennaio scambia a 82,5 dollari (+2,4%) e il Brent di febbraio a 88,6 dollari (+1,9 per cento).

Spread chiude in calo a 190 punti, rendimento al 3,73%

Chiusura in calo per lo spread tra BTp e Bund. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp benchmark decennale italiano e il pari scadenza tedesco è indicato a 190 punti base dai 194 punti del finale del 30 novembre. In netta flessione anche il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione al 3,73% dal 3,88% dell'ultimo riferimento della vigilia.

Positivo il bilancio di novembre per i listini europei

Nel complesso novembre si è chiuso con un bilancio positivo del 6,9% in Europa che, unito allo scatto di ottobre, porta al 13,6% il rimbalzo complessivo registrato negli ultimi due mesi. Per Milano il recupero è ancora più significativo (rispettivamente +8,6% e +19,2% quando si guarda Piazza Affari) e rende decisamente più corposo il bottino di quanti hanno avuto l’abilità o la buona sorte di indovinare il momento giusto del rimbalzo.

Sono come sempre soprattutto le attese sulle prossime mosse sui tassi delle principali Banche centrali a determinare i movimenti delle Borse. L’avanzata inferiore alle attese dei prezzi dell’Eurozona In novembre (10% da 10,6% del mese precedente) lascia pensare molti analisti che la Bce possa rallentare il prossimo 15 dicembre la pressione sui tassi con un aumento di 50 punti base anziché 75 come nelle due precedenti riunioni. Il tutto in linea con quanto potrebbe aver deciso la Fed già il giorno precedente.

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