ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

A settembre non si fermano le vendite sulle Borse, Milano chiude con un calo dell'1,2%. Gas in altalena

Prima seduta del mese all’insegna delle vendite sui mercati per l’ulteriore stretta monetaria che la Bce, seguendo la linea dura della Fed, si avvia a varare la prossima settimana. Giù il petrolio, spread in rialzo a 238 punti, con il rendimento decennale che sfiora il 4%

di Enrico Miele

Aggiornato alle 17:35

La Borsa, gli indici del 1° settembre 2022

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il mese di settembre – in scia a quello appena concluso – inizia per i mercati europei all’insegna delle vendite per l’ulteriore stretta monetaria che la Bce, seguendo la linea dura della Fed, si avvia a varare la prossima settimana dopo il dato record dell’inflazione. La prima seduta del mese, infatti, termina con rossi generalizzati per tutti i listini principali, zavorrati dai timori di recessione e dall’ennesimo calo del petrolio a causa delle stime sulla domanda globale. Ma se la locomotiva tedesca rallenta, così come quella cinese, si registra al contrario la tenuta dell’economia Usa, certificata dagli ultimi dati macro (stabile la manifattura, più bassi delle attese i sussidi di disoccupazione). Numeri che testimoniano, secondo gli operatori, come la Fed abbia ancora ampi margini di manovra sui tassi. Mentre il dollaro resta su livelli record, e spinge di nuovo l’euro sotto la soglia della parità a 0,99, s’interrompe anche la discesa del gas che, al secondo giorno di stop del flusso all'Europa tramite il Nord Stream 1, ha ripreso quota a 244 euro al MWh (+1,7%), con l’Unione europea che ragiona su un possibile tetto al prezzo del metano. In questo clima, il FTSE MIB di Milano perde quota a fine giornata, con perdite consistenti su industria, risparmio gestito e lusso, su cui pesano i nuovi lockdown anti-Covid in Cina. In calo anche le altre piazze europee, dal CAC 40 di Parigi al FT-SE 100 di Londra, fino all'IBEX 35 di Madrid e l'AEXdi Amsterdam. Giù il DAX 40 di Francoforte dopo che le vendite al dettaglio tedesche sono calate del 2,6% su anno a luglio (+1,9% su mese, meglio delle stime).

Wall Street contrastata, ancora timori per rialzo tassi

Wall Street chiude contrastata. Il Dow Jones guadagna lo 0,45 % a 31.652,14. punti, il Nasdaq perde lo 0,18% a 11.794,37punti, mentre lo S&P 500 avanza dello 0,36% a 0,78% a 3.969,13 punti. Non si attenuano i timori sulla crescita, rafforzati dalle parole del presidente della Fed, Jerome Powell, sulla necessità di continuare ad alzare i tassi d'interesse per contrastare l'inflazione. Ieri, a tal proposito, ha parlato Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland, secondo cui «è troppo presto per dire che l'inflazione abbia toccato il picco»; per questo, si è detta «favorevole» a un aumento dei tassi d'interesse oltre il 4% all'inizio del 2023; al momento sono al 2,25-2,50%. Mester ha poi aggiunto di non prevedere «un taglio dei tassi nel corso del prossimo anno». Secondo Mester, «il rischio di una recessione nel prossimo anno o due è aumentato». Powell ha parlato di «sofferenze» per aziende e famiglie dall'aumento dei tassi, «ma se fallissimo nel riportare la stabilità dei prezzi, le sofferenze sarebbero ancora più grandi». Intanto, l'agenzia di rating statunitense Moody's ha tagliato le previsioni per la crescita dell'economia dei Paesi del G-20 al 2,5% nel 2022 e al 2,1% nel 2023, in ribasso rispettivamente dal 3,1% e dal 2,9% previsti in precedenza. A causare la riduzione sono le condizioni finanziarie irrigidite e il forte rialzo dei prezzi di energia e beni primari dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Per le economie avanzate del G-20, previsti un +2,1% nel 2022 e un +1,1% nel 2023; per le economie emergenti, un +3,3% quest'anno e un +3,8% il prossimo anno.

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Quasi tutto il Ftse Mib in rosso, in coda gli energetici

Per quanto riguarda i titoli, in un Ftse Mib sostanzialmente a fine seduta tutto in ribasso (nelle prime battute si salvava Cnh Industrial e l'unico rialzo degno di nota è quello di Telecom Italia), in coda finiscono ancora gli energetici, reduci da una seduta di forti ribassi in Italia e in Europa (Tenaris, Interpump Group, Eni), con il calo dei prezzi del petrolio. Sotto pressione i titoli del lusso (Moncler), sulla scia della notizia che la città cinese di Chengdu sarà sottoposta a un nuovo lockdown. In altalena ormai da numerose sedute, i titoli del settore utility continuano a essere osservati speciali, mentre si discute delle misure per contenere gli effetti del picco dei prezzi. In coda Interpump Group, Leonardo - Finmeccanica ed Exor.

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread chiude in rialzo a 238 punti, rendimento al 3,95%

Chiusura in rialzo per lo spread tra BTp e Bund in un contesto negativo per i titoli di Stato europei, colpiti di nuovo dai timori per la corsa dell'inflazione in Europa. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005494239) e il pari scadenza tedesco ha segnato un'ultima posizione a 238 punti base, dai 235 della chiusura di ieri. Ancora piu' marcato il rialzo del rendimento del BTp decennale benchmark che ha terminato la seduta al 3,95%, dal 3,88% del finale di ieri sera, dopo aver sfiorato la soglia del 4 per cento nel corso della giornata.

Gas in altalena dopo il +25% di agosto

Il caro-energia è sempre in primo piano: dopo il +25% di agosto, al momento i prezzi ad Amsterdam segnano +4,7% a 251 euro al megawattora. Numeri che, pur se sotto i record delle scorse settimane, ben sopra i 300 euro, restano a livelli alti (per fare un paragone erano sotto 200 euro a inizio agosto e attorno ai 30 euro un anno fa).

Usa, indice manifattura invariato ad agosto, sopra attese

Ad agosto, l'Ism manifatturiero - l'indice che misura la performance del settore manifatturiero negli Stati Uniti - è rimasto invariato rispetto al mese precedente, andando oltre le attese degli esperti e registrando il ventisettesimo mese consecutivo in espansione (sopra i 50 punti). Si tratta, però, del dato più basso dal giugno 2020. Lo scorso mese, registrati 52,8 punti, contro attese per 51,8 punti. L'indice sull'occupazione è salito da 49,9 a 54,2, contro attese per 49,5 punti; il dato sui nuovi ordini è salito da 48 a 51,3 punti, contro attese per 48; l'indice sui prezzi pagati è sceso da 60 a 52,5, contro attese per 55,3, quello sulla produzione è sceso da 53,5 a 50,4 punti.

E i sussidi disoccupazione vanno meglio del previsto

Negli Stati Uniti, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione, nella settimana terminata il 27 agosto, è diminuito di 5.000 unità a 232.000, ai minimi da giugno, secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro; le attese erano per un dato a 245.000. Il dato della settimana precedente è stato rivisto da 243.000 a 237.000. Nel pieno della pandemia, gli Stati Uniti avevano registrato un massimo di 6,9 milioni di nuove richieste settimanali. La media delle ultime 4 settimane è di 241.500, in calo di 4.000 unità dalla media della settimana precedente. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono i sussidi di disoccupazione – relativo alla settimana terminata il 20 agosto, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è aumentato di 26.000 unità a 1.438.000 milioni di unità. Il numero totale delle persone che ricevono gli aiuti dei vari programmi statali e federali era di 1.438.128 nella settimana conclusa il 13 agosto, in calo di 10.407 unità dalla settimana precedente.

Euro sotto la parità con dollaro, giù il petrolio

Sul valutario l'euro si mantiene appena sopra la parità con il biglietto verde a 1,001 dollari (da 1,0034 alla chiusura precedente) e vale 139,573 yen (da 138,71). Il cross dollaro/yen è a 139,364. In leggero calo i prezzi del petrolio, con i future del Wti ottobre giù dello 0,61% a 89 dollari al barile e quelli del Brent di pari scadenza in calo dello 0,66% a 95,01 dollari.

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