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Netflix crolla a Wall Street. Giù il Nasdaq. Borse europee in rialzo

Piazza Affari chiude in rialzo dell'1%. L'attenzione resta sempre alta sulla guerra. Petrolio e gas volatili, sul valutario sale l'euro e lo yen aggiorna i minimi da 20 anni sul dollaro. Spread a 165 punti

di Chiara Di Cristofaro e Andrea Fontana

Aggiornato alle 22:35

La Borsa, gli indici del 20 aprile 2022

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Seduta in deciso rialzo le Borse europee, spinte da banche e tecnologici, mentre a Wall Street si allenta la tensione sull'obbligazionario. Resta sempre alta l'attenzione sul fronte della guerra in Ucraina, gli investitori guardano alle trimestrali di gruppi come Danone e Asml che hanno favorito l'ottimismo, mentre Londra e Zurigo segnano un incremento timido a fine seduta frenate rispettivamente dai minerari e da Credit Suisse che si aspetta di chiudere in rosso il primo trimestre. Francoforte è stata la migliore (DAX 30), bene Parigi (CAC 40) prima del dibattito televisivo di questa sera tra Emmanuelle Macron e Marine Le Pen a pochi giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Piazza Affari ha invece recuperato un punto percentuale nel FTSE MIB sfiorando i 25mila punti nell'intraday guidata soprattutto dai titoli bancari.

A Wall Street giù il Nasdaq e crolla Netflix

Wall Street chiude contrastata. Il Dow Jones sale dello 0,72%, il Nasdaq perde l’1,22% (dopo una prima parte di giornata in positivo, trascinato al ribasso dal crollo di Netflix), mentre lo S&P 500 cede lo 0,05%.

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Crolla del 35,12% il titolo Netflix, dopo la disastrosa trimestrale pubblicata martedì 19 aprile dopo la chiusura: la società ha perso abbonati per la prima volta dal 2011. Nel primo trimestre del 2022, Netflix si aspettava di aggiungere circa 2,5 milioni di abbonati, mentre gli analisti attendevano un'aggiunta di 2,73 milioni: invece, la piattaforma ha perso 200.000 abbonati. Le previsioni per l'attuale trimestre, poi, sono ancora più fosche: si attende un calo di 2 milioni di abbonati, con una crescita dei ricavi «considerevolmente rallentata». Tra le possibili soluzioni, abbonamenti meno cari con l'inserimento di pubblicità e una «stretta» sulla condivisione delle password.

In calo anche le rivali di Netflix: pesanti Walt Disney, Roku, Warner Brothers Discovery. Sale invece Procter & Gamble dopo una solida trimestrale: utili di 1,33 dollari per azione, ovvero 4 centesimi sopra le attese, e rialzo dei ricavi maggiore in oltre due decenni, grazie a una domanda robusta dei suoi prodotti, nonostante l'aumento dei prezzi; la società ha poi alzato la sua guidance. In calo i rendimenti dei Treasury dopo la corsa della vigilia, che li ha portati sui massimi dal 2018.

Milano (+1%) trainata dai bancari, corre in Banco Bpm

A Piazza Affari tra le banche in luce Banco Bpm oggetto d'attenzione per le mosse di Credit Agricole nell'azionariato e nel business delle polizze ha recuperato immediatamente l'effetto dello stacco cedola, ma anche Banca Pop Er e Intesa Sanpaolo si sono distinte. Tra i protagonisti Stmicroelectronics grazie al trimestre superiore alle attese del gruppo olandese Asml, produttore di attrezzature per la fabbricazione. In rosso i titoli del settore sanitario e Telecom Italia. Realizzi su Autogrill dopo il balzo del 12% seguito alle indiscrezioni sul dialogo in corso con Dufry per una possibile aggregazione.

Danone e Heineken bene con conti, Rio Tinto frena i minerari

Nel resto d'Europa bene Danone a Parigi, grazie ai ricavi trimestrali migliori delle previsioni (+7,1% a perimetro costante a 6,2 miliardi) e alla conferma degli obiettivi di crescita per il 2022, così come Heineken (+5,1%) ad Amsterdam dopo aver più che raddoppiato gli utili del primo trimestre a 417 milioni di euro e aver mantenuto l'outlook sull'intero esercizio in corso. A Francoforte rimbalzo per Henkel Vz, che ha annunciato la sospensione delle sue attività in Russia, e acquisti sui tecnologici e sui gruppi dell'abbigliamento sportivo Puma e Adidas. A Londra il freno è arrivato dall'impatto sul settore minerario derivante dalle indicazioni di Rio Tinto (-4,7%) che ha registrato spedizioni di minerali di ferro sotto le previsioni nel primo trimestre e segnalato i rischi derivanti dall'elevata inflazione, dalle nuove restrizioni in Cina per il Covid e dall'evoluzione della guerra russo-ucraina. A Zurigo bene il lusso con Richemont e Swatch, a Madrid acquisti sul settore bancario.

Seduta volatile per gas e petrolio

Seduta in altalena per gas e petrolio. Il greggio ha passato in rialzo la prima parte della seduta, dopo i forti cali della vigilia, per poi ripiegare e tornare a recuperare sul finale di giornata dopo il dato sulle scorte Usa. Negli Stati Uniti infatti le riserve di greggio hanno registrato un calo inatteso di 8,02 milioni di barili a 413,733 milioni di unità, contro attese per un rialzo di 2,2 milioni. A fine giornata, in calo i prezzi del gas scambiato ad Amsterdam: il contratto scadenza maggio che era arrivato a 99,5 euro, scambia a 92,67 euro al megawattora (-1%).

Spread a 165 punti, rendimento decennale in frazionale calo

Chiusura in rialzo per lo spread tra BTp e Bund. A fine seduta il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005436693) e il pari scadenza tedesco è indicato a 165 punti base rispetto ai 161 punti base del closing di martedì 19 aprile. In calo frazionale il rendimento del BTp decennale benchmark che ha terminato gli scambi al 2,52% dopo aver segnato un'ultima posizione martedì al 2,53% dal 2,50% di venerdì scorso.

Euro in rialzo, yen aggiorna minimi da 20 anni contro dollaro

Sul valutario, l'euro è in recupero sul biglietto verde sopra quota 1,08, mentre prosegue la discesa dello yen che ha aggiornato i minimi da 20 anni sul dollaro che ha toccato quota 129,183 per la prima volta dal 2002. «Gli investitori continuano a testare la tolleranza delle Autorità giapponesi per un eventuale intervento - scrivono gli analisti di Mps Capital Services - spingendo la valuta nipponica sempre più in basso». L'euro/yen tratta sopra quota 139. «A nostro avviso - aggiungono gli analisti - solo un cambio di approccio da parte della Banca del Giappone, con l'abbandono della yield curve control adottata nel 2016 potrebbe portare nel breve a un deciso cambio di direzione, mentre un intervento del governo sembra poco probabile sulla base delle recenti dichiarazioni».

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