La giornata dei mercati

L’impennata del settore difesa evita la debacle delle Borse, Piazza Affari chiude a -1,4%

L’inasprimento delle sanzioni occidentali contro la Russia e l’esito incerto dei colloqui diplomatici per fermare la guerra in Ucraina mandano di nuovo in “rosso” le Borse europee (che riducono le perdite solo sul finale). Il Brent torna a 100 dollari

di Enrico Miele

Aggiornato alle 17:35

La Borsa, gli indici del 28 febbraio 2022

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’inasprimento delle sanzioni occidentali contro la Russia e l’esito incerto dei colloqui diplomatici per fermare la guerra in Ucraina mandano di nuovo in “rosso” le Borse europee (che riducono le perdite solo sul finale). Dopo l’illusorio rimbalzo di venerdì 25 febbraio, i listini del Vecchio Continente sono stati di nuovo colpiti dalle vendite, con Milano che è arrivata a perdere oltre il 3%. A fine giornata, il FTSE MIB è zavorrato soprattutto dalle banche, come il resto del comparto a livello continentale. Arrivati ormai al quinto giorno di conflitto, la fuga dal rischio da parte degli investitori continua a penalizzare gli istituti di credito, l’industria dell’auto e quella delle assicurazioni. A evitare la debacle degli indici è il settore della difesa, che vede nuove commesse in arrivo sull’onda dell’escalation militare grazie alle prospettive di riarmo in Europa occidentale in risposta all'aggressività russa. Nell’attesa, con le attività della Borsa di Mosca sospese e il rublo ormai a picco, i mercati devono fare i conti con il blocco selettivo dal circuito interbancario Swift per alcuni istituti russi, il divieto di transazioni con la Banca centrale russa deciso dagli Usa e lo spettro nucleare agitato da Vladimir Putin, che nel pomeriggio è tornato a chiedere che «l’Ucraina sia neutrale». In forte rialzo anche il prezzo del petrolio, sostenuto dai rischi di interruzione delle catene di approvvigionamento di materie prime in seguito al conflitto ucraino: il future aprile sul Wti sale del 4% a 95,3 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent scambia a 100,9 dollari (+3 per cento).

A Wall Street gli indici riducono le perdite

In calo anche Wall Street che però sta migliorando rispetto ai minimi di seduta. Gli investitori seguono gli sviluppi del conflitto in Ucraina e riassestano i loro portafogli anche alla luce delle nuove sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione europea. Si attendono novità dall'incontro tra le delegazioni di Ucraina e Russia per intavolare un negoziato che possa fermare l'attacco russo contro Kiev. A proposito di sanzioni, poco fa il dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato che sono vietate, con effetto immediato, le transazioni con la Banca centrale russa, con il fondo sovrano russo e con il ministero delle Finanze russo. In questo modo, congelati tutti gli asset detenuti dalla Banca centrale russa negli Stati Uniti o da cittadini statunitensi, ovunque si trovino. Il Dow Jones perde 466,62 punti (-1,37%), lo S&P 500 scende di 47,83 punti (-1,09%), il Nasdaq Composite è in calo di 79,71 punti (-0,58%).

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A Piazza Affari crolla Unicredit, vola Leonardo

A Piazza Affari a fine seduta si registrano forti ribassi per tutte le banche, che potrebbero risentire della decisione della comunità internazionale di estromettere alcune banche russe dal sistema swift. Del resto nella notte la Banca centrale europea ha avvertito che le controllate europee della russa Sberbank sono a rischio fallimento «per il deterioramento della loro situazione di liquidità». Unicredit è stata la peggiore, risentendo della sua esposizione verso la Russia, assieme a Intesa Sanpaolo. Sono invece volate, nella seduta del 28 febbraio, le azioni di Leonardo - Finmeccanica, dopo che la Germania ha annunciato un aumento delle spese militari in risposta al conflitto in Ucraina. Posizione che, secondo gli analisti, sarà presto seguita da altri Paesi europei. In più l'Europa ha annunciato che acquisterà armi da inviare in Ucraina. Sono andate bene anche Tenaris e le utility. A favorire l'andamento del comparto la prospettiva che la Bce freni sul rialzo dei tassi, prospettiva certamente favorevole al comparto: «Tra le conseguenza del conflitto tra Russia e Ucraina, il settore delle energie rinnovabili potrebbe beneficiare di un'accelerazione dei processi autorizzativi degli investimenti», notano gli analisti di Equita. «Crediamo che dopo l'attuale crisi, l'Unione europea continuerà ad accelerare la transizione energetica, portando benefici a lungo termine alle società esposte alle rinnovabili, al biogas, all'economia circolare e all'idrogeno», aggiungono gli esperti, che citano in particolare Erg, che a breve presenterà un nuovo piano industriale, Alerion ancora in rally in scia al rialzo della guidance, Falck Renewables ed Enel.

Spread in calo a 159 punti, Brent torna sopra 100 dollari

Chiusura in calo per lo spread BTp/Bund. Il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari durata tedesco ha terminato la seduta a 159 punti base, in flessione rispetto ai 161 punti del riferimento di venerdì 25 febbraio. In ribasso il rendimento del BTp benchmark decennale, che ha segnato un'ultima posizione all'1,76% dall'1,85% della vigilia. Sul fronte dei cambi, sempre debole l’euro che scambia a 1,1231 dollari (da 1,1248 venerdì in chiusura). La moneta unica europea si attesta anche a 129,53 yen (130,05), mentre il rapporto dollaro/yen è a 115,27 (115,62). In forte rialzo il prezzo del petrolio, sostenuto dai rischi di interruzione delle catene di approvvigionamento di materie prime in seguito al conflitto ucraino: il future aprile sul Wti sale del 4% a 95,3 dollari al barile, mentre l'analoga consegna sul Brent scambia a 100,9 dollari (+3 per cento).

In Usa +7,1% deficit commerciale, dato record

Il deficit commerciale degli Stati Uniti, secondo la lettura preliminare, è aumentato a gennaio rispetto al mese precedente, al contrario delle attese degli esperti. Stando a quanto annunciato dal dipartimento del Commercio, il deficit della bilancia commerciale è cresciuto del 7,1% a 107,63 miliardi di dollari, dato record, contro attese per 99,25 miliardi. La stima preliminare tiene conto solo dei beni. Le importazioni sono aumentate dell'1,7% a 262 miliardi di dollari, le esportazioni sono diminuite dell'1,7% a 154,8 miliardi. Questo mentre negli Usa l'indice manifatturiero relativo all'area di Dallas (Texas) è aumentato a febbraio rispetto al mese precedente più di quanto atteso dagli esperti. Stando ai calcoli della Federal Reserve di Dallas, infatti, l'indice dell'attività manifatturiera - misura chiave delle condizioni del settore nello Stato statunitense - è salito dai 2 di gennaio a 14 punti, contro attese per un dato a 3,5 punti. Si tratta soltanto del secondo rialzo negli ultimi dieci mesi. Nel 2020, da marzo a luglio, l'indice era stato sempre in negativo a causa del crollo provocato dalla pandemia di coronavirus.

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