La giornata dei mercati

L’onda lunga della Fed frena ancora le Borse, Milano in recupero chiude a -0,24%. Il gas scende a 280 euro

La linea dura di Powell sull’inflazione impatta sui mercati. I prezzi del greggio spingono i titoli del comparto oil. Euro sulla parità con il dollaro ma il Ft avverte: «Aumentano le speculazioni al ribasso». Spread stabile a 229 punti

di Enrico Miele

La Borsa, gli indici del 29 agosto 2022

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’onda lunga della Fed, che ha deciso di tirare dritto nella sua lotta contro l’inflazione pur mettendo in conto una recessione, continua a far sentire i suoi effetti sui listini europei, che devono fare i conti con i commenti da “falco” di diversi membri della Bce, ormai allineati sui tassi alla linea dura di Jerome Powell. Ad amplificare i timori dei mercati c’è la corsa del gas, che oggi ha registrato una battuta d’arresto sui 280 euro al MWh (-17%) ma restando sempre su livelli di guardia, tanto che il prossimo 9 settembre si terrà un vertice straordinario dei ministri Ue dell’Energia per trovare possibili soluzioni (come l’introduzione di un tetto, come chiesto a gran voce dal governo Draghi). Mentre risalgono le quotazioni del petrolio, l’euro resta debole a 0,998 dollari, dopo aver agganciato a più riprese la parità, con il Financial Times che ha spiegato come nel corso dell'ultima settimana siano aumentate le scommesse al ribasso degli investitori stranieri sulla moneta unica. Il FTSE MIB di Milano, che si conferma ai minimi da fine luglio, riduce i danni grazie agli acquisti su banche e petroliferi. Sul podio Tenaris sulla scia del greggio, Banco Bpm e Telecom Italia dopo la firma venerdì scorso del contratto per il polo nazionale del cloud. In fondo soffrono utility come Hera, a causa delle tensioni sui prezzi dell'energia, Leonardo - Finmeccanica, lusso e auto. Nel resto d'Europa, in calo anche il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l'AEX di Amsterdam e l'IBEX 35 di Madrid (con Londra chiusa per festività).

Wall Street in calo, pesa ancora "effetto Powell"

In deciso calo Wall Street, in scia ai pesanti ribassi di venerdì, che hanno cancellato i guadagni di agosto. Le maggiori Banche centrali al mondo hanno ribadito, durante il simposio di Jackson Hole, che continueranno ad alzare i tassi d'interesse, anche se dovessero creare dei danni all'economia; non alzarli, hanno detto, ne creerebbe di più. Il primo a dirlo, e a causare i forti cali di venerdì, era stato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che ha ammesso che «ci sono dei costi per ridurre l'inflazione, ma se fallissimo nel riportare la stabilità dei prezzi, le sofferenze sarebbero ancora più grandi». Alle ultime due riunioni, la Fed ha alzato i tassi d'interesse di 75 punti base, portandoli al 2,25-2,50%, il passo più rapido dall'inizio degli anni '90. A settembre, ci sarà un rialzo di 50 o 75 punti base, secondo molti banchieri e secondo gli analisti; Powell ha detto quello che ci si aspettava: la decisione di settembre dipenderà dai prossimi dati macroeconomici, a partire dai prezzi al consumo e dal rapporto sull'occupazione. Il rally estivo, a questo punto, sembra ormai finito: secondo gli analisti, ci avviamo verso un periodo di forte instabilità.

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A Milano si salvano banche e petroliferi

Per quanto riguarda i titoli, a Piazza Affari, in un Ftse Mib quasi tutto in "rosso" si salvano a fine seduta solo alcune banche (Banco Bpm e Unicredit) e i petroliferi da Tenaris a Saipem che però ha frenato rispetto alla prima parte di seduta (nonostante il memorandum d'intesa per collaborare all'industrializzazione e alla costruzione di impianti di riciclo chimico di rifiuti plastici basati sulla progettazione e la tecnologia di processo sviluppati da Quantafuel). Cali marcati, invece, per Pirelli & C, che in avvio è stata fermata in volatilità a -6,3% e poi è tornata in contrattazione. In generale seduta debole le auto (Stellantis, Cnh Industrial), ma anche i tecnologici e le utility, queste ultime in altalena da varie sedute sulla scia delle tensioni sui prezzi dell'energia, da Hera a Terna, passando per A2a.

Gas in volatilità, prezzo scende sui 280 euro (-17%)

Dopo il picco della settimana scorsa, rallenta la corsa dei prezzi del gas naturale, che scendono sotto quota 300 euro al megawattora sulla piattaforma Ttf di Amsterdam, salvo poi risalire e proseguire «in altalena» con continui cambiamenti di segno. Ad ogni modo, i contratti settembre sono arrivati a cedere circa il 21% a un minimo di seduta di 268 euro, contro la chiusura a 339,19 di venerdì, un nuovo massimo e poco sotto il record intraday di 345 euro toccato il 7 marzo scorso, all'inizio della guerra in Ucraina. Il contratto scadenza ottobre cede il 5,7% a 326,75 euro. «La settimana comincia con forti vendite sul gas Ttf in scia all’aumento più rapido del previsto delle scorte tedesche e a un possibile accordo a breve tra Francia e Algeria (terzo fornitore nei confronti dell’Europa dopo Russia e Norvegia) per l’incremento di circa il 50% delle importazioni di gas naturale liquefatto», sottolineano gli analisti di Mps Capital Services.

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread chiude stabile a 229 punti, rendimento al 3,79%

Chiusura stabile per lo spread BTp/Bund in un contesto di generale indebolimento del reddito fisso europeo dopo le ultime dichiarazioni della Fed sull'orientamento futuro della politica monetaria negli Usa nelle settimane a venire. A fine seduta, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco si è attestato a 229 punti, stabile rispetto al closing di venerdì 26 agosto. Sale il rendimento del BTp decennale benchmark che ha segnato un'ultima posizione al 3,79%, dal 3,70% del riferimento della scorsa settimana.

Euro sulla parità, aumentano le scommesse al ribasso

Sul fronte valutario, l'euro continua a oscillare attorno alla parità con il biglietto verde e vale 1,0022 dollari (da 0,997 in chiusura venerdì) e 137,856 yen (da 136,07). Il cambio dollaro/yen è a 138,78. Il petrolio, infine, è ancora in rialzo: +0,58% i future del Wti ottobre a 93,6 dollari al barile, +0,25% quelli del Brent di pari scadenza a 101,24 dollari. La moneta unica ritrova così la parità nonostante la segnalazione, rilanciata dal Financial Times, che nel corso dell'ultima settimana sono aumentate le scommesse degli investitori stranieri su un ulteriore calo di valore della moneta unica. Secondo i dati pubblicati venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission, infatti, gli speculatori hanno accumulato posizioni corte nette sull'euro per un totale di 44.100 contratti nella settimana fino al 23 agosto, in crescita rispetto ai 42.800 della settimana precedente. Il totale delle scommesse al ribasso è dunque tornato sui livelli di due anni fa quando l'Europa era stata fortemente colpita, con un anticipo di diverse settimane rispetto agli Stati Uniti, dalla pandemia. Dietro il calcolo degli speculatori vi è il rischio di una caduta in recessione dell'economia europea messa a dura prova dalla continua escalation dei prezzi dell'energia che si sta sempre più traducendo in un aumento generalizzato dell'inflazione.

Bitcoin torna sotto 20mila $ con fuga dal rischio

Le parole di Jerome Powell, che ha confermato la linea dura della Federal Reserve sui tassi per contrastare il picco dell'inflazione e nonostante il rischio recessione, hanno innescato una generalizzata fuga dagli asset più rischiosi. Questo finisce per penalizzare anche le criptovalute e, in particolare, bitcoin, che è tornato sotto la soglia dei 20.000 dollari (-1% a 19,863 dollari, con un -5,47% negli ultimi sette giorni). Bitcoin scende di oltre il 60% rispetto al record di novembre 2021 e ha perso metà del proprio valore nel 2022. Giù anche ethereum, la seconda maggiore valuta digitale, che cede il 2,84% a 1.450,16 dollari (-6,26% negli ultimi sette giorni). Secondo gli analisti «la Fed continuerà ad alzare i tassi anche durante la riunione del 20-21 settembre, probabilmente di 75 punti base, e si prevede che le perdite delle criptovalute continuino».

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