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Borse, dalle valute allo spread un agosto dal clima rovente

di Marzia Redaelli

Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio


4' di lettura

L’estate è a rischio di incendi per i mercati finanziari. In questo agosto 2018, tra i focolai più minacciosi ci sono la vulnerabilità di quotazioni «monstre» (come nel caso Facebook), le oscillazioni violente delle valute (esacerbate dalla lira turca) e la pressione sui rendimenti obbligazionari (esplicita sullo spread italiano) . Le incertezze politiche ed economiche surriscaldano il clima, ma alcuni eventi possono diventare barriere frangifuoco o la benzina che fa divampare le fiamme, a seconda degli esiti. Nel frattempo, gli investitori fiaccati da continui allarmi e dal clima vacanziero fuggono dai parterre, e non tutti ritornano.

La passione dei mercati valutari

È sempre più frequente che l’inquietudine degli operatori si rifletta sul mercato valutario - molto liquido e adatto a compravendite veloci -, soprattutto nei periodi feriali quando le contrattazioni sono assottigliate. Nell’agosto del 2015 fu lo smottamento dello yuan (la moneta cinese) a diffondere vero e proprio panico. Nel gennaio 2016 fu un’altra svalutazione inaspettata, quella del franco svizzero, a dare una scossa adrenalica agli indici azionari al rientro dalla pausa

natalizia. Qualche giorno fa, è divampata la questione «lira turca», che da gennaio ha quasi dimezzato il suo valore rispetto a dollaro ed euro, gran parte perso nelle ultime sedute. Lo spazio di manovra che la banca centrale di Ankara riuscirà a guadagnare sulla volontà del Presidente Erdogan di mantenere condizioni finanziarie il più possibile espansive, sarà determinante nel placare le turbolenze sul mercato dei cambi. Finora, la Tcmb (Türkiye Cumhuriyet Merkez Bankasi) si è piegata al regime: «I mercati - spiega Aneeka Gupta, Associate Director di WisdomTree Europe - si aspettavano un aumento minimo del tasso di interesse turco di 300 punti base , ma il ministro del Tesoro e delle Finanze Berat Albayrak non è stato all'altezza delle aspettative». Il crollo della lira ha trascinato al ribasso un altro comparto fragile dei listini azionari, le aziende di credito, zavorrate da quelle più esposte a investimenti o finanziamenti di attività turche. «I mercati - conclude Aneeka Gupta - temono il numero di prestiti in essere in Europa nel settore delle imprese turche e l’incapacità di ripagarli, con il rischio di affrontare una crisi della bilancia dei pagamenti. Anche se siamo ben lontani da una simile strozzatura, la reazione mostra una crescente preoccupazione per uno scenario di rischio di coda che riteniamo sia sopravvalutato».

Anche in Asia si vedono scintille valutarie, ma con dinamiche opposte a quelle della lira turca. Lo yuan cinese, infatti, si è indebolito sul dollaro (-5% da inizio anno) ad opera della banca centrale cinese, che mira a compensare l’effetto negativo del protezionsimo di donald Trump sulle esportazioni . La prossima settimana, dalla People’s Bank of China arriveranno indicazioni più precise sugli intenti della politica monetaria con la comunicazioni delle sue operazioni periodiche.

Nel frattempo, il dollaro si è inerpicato a quota 1,14 sull’euro (un livello abbandonato un anno fa) sulla spinta inflativa dei dazi e con l’aumento dei prezzi americani al consumo, che per il paniere di base che esclude i beni più volatili come energia e alimentari sono saliti al passo più veloce degli ultimi dieci anni (2,9%). L’euro, d’altro canto, non riesce a fare da contraltare alla valuta Usa, spiazzato dalla crisi turca che zavorra le banche Ue e che si somma alle incertezze sul rispetto dei vincoli di Bruxelles della legge di bilancio italiana.

Spread a un bivio

L’ondata di avversione al rischio si manifesta in primis a Piazza Affari e sulle obbligazioni tricolori. Lo spread dei BTp decennali (il differenziale di rendimento pagato rispetto al Bund tedesco) si è allargato vicino al 2,7%: la caduta dei prezzi delle emissioni italiane ha alzato il rendimento della scadenza decennale al 3% a fronte dello 0,3% del Bund, mentre i Buoni Ordinari del Tesoro annuali in asta hanno offerto un rendimento più che doppio rispetto alla carta tedesca, a +0,674% (massimo da gennaio 2014). Già prima dell’autunno - quando la discussione sulla legge di Stabilità 2019 potrebbe aprire una spina nel fianco dell’Unione europea - lo spread si troverà di fronte a un bivio. Secondo BofA Merrill Lynch il livello attuale dello spread è transitorio e entro dicembre o si sarà involato a 400 punti base (4%) o si sarà ridimensionato a 170 (1,7%). Ma la strada sarà segnata molto prima dalle agenzie di rating che confermeranno o meno il giudizio sul nostro Paese e la possibilità di restare tra i creditori classificati a basso rischio di insolvibilità (investment grade): Fitch diffonderà le sue decisioni il 31 agosto, mentre Moody’s si esprimerà il 7 settembre.

L’inversione a «U» dai titoli ad alta crescita verso quelli di valore

La distinzione non è sempre agevole. Però è al settore tecnologico che si riconducono molte azioni definite «growth», cioè ad alta potenzialità di crescita. Dopo un rally che ha portato l’indice Nasdaq a superare continuamente i massimi storici (guadagna il 14% da gennaio) e che ha condotto Apple al record di capitalizzazione di un trilione di dollari, gli analisti cominciano ad azzardare una preferenza per i titoli con prospettive meno ambiziose, ma risultati - e prezzi - più costanti, descriti come «value», di valore. «L’indice Russell 1000 Value - si legge in una nota di Ubs - quota con uno sconto del 35% rispetto a quello Growth, il divario più elevato da 15 anni.A nostro avviso, la relativa convenienza dei settori value ciclici, come servizi finanziari ed energia, attrarrà un numero sempre maggiore di investitori». Bene per i bancari europei bistrattati, che potranno beneficiare almeno in parte dell’ondata positiva da Wall Street. Solo che la rotazione degli stili di gestione - come si dice in gergo - potrebbe far scendere dai picchi di Borsa molte società. Il crollo di Facebook, infatti, ha evidenziato come l’automazione delle gestioni e delle contrattazioni possa dar luogo a oscillazioni importanti. L’autunno, con l’impostazione dei portafogli per la fine dell’esercizio, porterà - eventualmente- anche questa novità.

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