la giornata dei mercati

Borse, Wall Street a 21mila punti. L’Europa corre, Milano (+2,39%) azzera le perdite da inizio anno

di C. Di Cristofaro e A. Fontana

(Reuters)

6' di lettura

I mercati azionari europei apprezzano i toni concilianti utilizzati da Donald Trump nel suo intervento al Congresso e questo, unito all'attesa per i segnali che arriveranno dalla Federal Reserve entro fine settimana sul possibile rialzo dei tassi di interesse Usa a marzo, è bastato per sorvolare sui dettagli ancora scarsi delle misure economiche allo studio dalla nuova amministrazione Usa e per registrare una seduta in significativo rialzo per tutti i principali indici. UnaWall Street di nuovo da record (21.114,70 punti nel Dow Jones) ha poi alimentato l'allungo pomeridiano con Londra al massimo storico a un passo da 7400 punti di Ftse100 e Piazza Affari capofila (+2,39% il FTSE MIB) capace di azzerare le perdite registrate da inizio 2017.

Il traino per il paniere delle big del listino milanese è arrivato in primo luogo dal settore bancario - a cominciare dal +5,6% di Ubi Banca e dal +4,2% di Intesa Sanpaolo - e da Eni (+3,3%) dopo i conti 2016 sopra le attese e le indicazioni del piano al 2020. È stata però Moncler (+5,7%) la migliore grazie ai risultati dell'esercizio scorso chiuso con 196 milioni di utile netto. Tonfo per C arige (-4,7%) dopo l'annuncio dell'aumento di capitale fino a 450 milioni di euro per compensare l'impatto dei crediti deteriorati.

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La scommessa sui tassi Usa in rialzo a marzo (a questo proposito l'attesa è per l'Economic Outlook che Janet Yellen fornirà venerdì da Chicago) ha portato a vendite su Treasury e ad acquisti sul dollaro tornato vicino a 1,05 per un euro (per chiudere a 1,055 da 1,061 di ieri). Petrolio stabile (+0,1%) a 54,08 dollari al barile. Vendite sul mercato dei titoli governativi con il rendimento del Btp decennale tornato a 2,14%: complice un simile movimento del Bund il differenziale tra i due titoli si è ridotto intorno a 184 punti base.

Tripletta di record alla Borsa americana

La seduta a Wall Street è all'insegna dei record per l'S&P 500, il Dow Jones (che supera quota 21.000 per la prima volta) e il Nasadq. E questo nonostante il discorso del presidente Usa al Congresso sia stato privo di dettagli su un'agenda ambiziosa che prevede «notevoli» tagli delle aliquote e un piano da 1.000 miliardi di dollari per progetti infrastrutturali. Al mercato è comunque piaciuto il tono ottimista e meno cupo usato da Donald Trump, che ha cercato di tendere la mano a democratici e repubblicani in cerca di una unita' senza la quale difficilmente riuscirebbe a realizzare i suoi piani.
Il Dow Jones è salito dell'1,45%, il Nasdaq è avanzato dell'1,35% a 5.904,03 punti mentre lo S&P 500 ha messo a segno un progresso dell'1,36% a 2.395,84 punti. Intanto il mercato sembra prepararsi a una stretta da parte della Federal Reserve a marzo.

Per Londra nuovo record, Francoforte e Parigi al top 2015
Nuovi record assoluti e parziali per i listini azionari europei sulla scia di Wall Street. La Borsa di Londra ha ritoccato il top storico per il Ftse100 arrivando a un passo da 7400 punti (7382 la chiusura odierna) ma anche Francoforte e Parigi hanno rivisto livelli massimi dal 2015. In particolare il Dax30 è tornato a quotare sopra 12mila punti toccando il massimo da aprile 2015 mentre a Parigi, il Cac40 (vicinissimo a quota 5mila) ha rivisto le quotazioni di novembre 2015. Top da oltre un anno per Zurigo (con lo Smi a 8600 punti).

A Milano bene Leonardo: Moretti apre a cedola e cessione quote in Drs
Tornando a Piazza Affari, tra i titoli industriali, in evidenza Leonardo - Finmeccanica (+3,5%) che ha sfruttato sia il momento favorevole per il settore difesa dopo l'annuncio di importanti investimenti da parte dell'Amministrazione Trump ma anche le indicazioni fornite dal ceo Mauro Moretti in audizione alla Commissione Industria del Senato: il manager ha in primo luogo aperto alla possibilità di cedere una quota di minoranza dell'americana Drs mantendendo comunque il controllo con almeno il 51% e, in secondo luogo, si è mostrato possibilista sulla distribuzione di un dividendo agli azionisti sull'esercizio 2016. Si tratterebbe del ritorno alla cedola per i soci dell'ex Finmeccanica dopo sei anni. Ancora sottotono Saipem (-0,67%). Al palo Recordati (-0,27%) che ha annunciato la distribuzione di un dividendo complessivo di 0,7 euro per azione relativo all'esercizio 2016 ma che è rimasta in ombra come tutti i farmaceutici, considerati un settore difensivo. Timida Mediaset (+0,3%) sull'ipotesi di una intesa tra Fininvest e Vivendi che escluda il lancio di un'opa su Cologno Monzese e porti anzi a una riduzione della quota francese tramite un collocamento di titoli presso investitori istituzionali.

Parigi e Francoforte con le banche. Costruzioni in luce a Londra
Nel resto d'Europa, acquisti soprattutto sulle banche, sulle società minerarie e sul settore delle costruzioni. Al palo i comparti tipicamente difensivi come utility e farmaceutici. Parigi ha chiuso le contrattazioni a +2,1% nel Cac40 sostenuta dalla corda dei bancari (+4,9% Societe Generale, +4,5% Bnp, +3,6% Credit Agricole) ma anche dal comparto auto (+3,2% Renault, +2,5%). Settore del credito in prima fila anche a Francoforte con Deutsche Bank (+5,1%) e Commerzbank (+4%). Brillante anche Volkswagen (+3,3%) dopo i dati sulle vendite di febbraio negli Stati Uniti che hanno riportato un incremento del 12,6% su base annua. Londra da record per il Ftse100 grazie al traino delle societa' legate al settore costruzioni presenti negli Usa dopo l'annuncio di ingenti investimenti pubblici per le infrastrutture: +5,7% Ashtead, +5% Crh e +3,5% Wolseley.

Pmi manifatturiero nell'area euro ai massimi da 6 anni
Migliora l'attività manifatturiera nell'Eurozona. A febbraio l'indice Pmi manifatturiero nell'area E19 è aumentato a 55,4 da 55,2 di gennaio. In Italia l'indice Pmi è salito a 55 punti dai 53 punti di febbraio, contro attese di 53,4 punti. Sul fronte americano, a gennaio gli americani hanno speso volentieri: i consumi negli Stati Uniti sono cresciuti per il quinto mese di fila, anche se a un passo inferiore alle previsioni. Il dato potrà dare sostegno all'economia nei prossimi mesi. Anche i redditi personali sono aumentati, in questo caso più delle stime. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio, le spese per consumi sono salite dello 0,2%, meno dello 0,3% atteso. In dicembre il dato era aumentato dello 0,5% (invariato rispetto alla prima stima). I redditi personali sono saliti dello 0,4%, mentre gli analisti attendevano una crescita dello 0,3%, dopo il +0,3% di dicembre. La misura preferita dalla Federal Reserve per calcolare l'inflazione, il dato Pce (personal consumption expenditures
price index), è cresciuto dello 0,4% a gennaio su base mensile, mentre su base annuale, ovvero rispetto a gennaio 2016, è salita dell'1,69 al di sotto del 2% considerato ottimale dalla Federal Reserve per il 58esimo mese di fila.

In febbraio l'Ism manifatturiero, l'indice che misura la performance del settore manifatturiero negli Stati Uniti, ha accelerato il passo. L'indice di riferimento redatto dall'Institute for Supply Management è salito a 57,7 punti, dai 56 del mese precedente. Gli analisti avevano previsto un dato stabile a 56 punti. Da segnalare che un valore al di sopra della soglia dei 50 punti indica una fase di espansione della congiuntura, viceversa un dato sotto i 50 punti indica una contrazione.

Pil: Istat, nel 2016 sale dello 0,9%, più alto dal 2010Il Pil ha registrato nel 2016 un aumento dello 0,9% in volume e ai prezzi di mercato è stato pari a 1.672.438 milioni correnti (+1,6%), registrando un'accelerazione rispetto al 2015, quando la variazione è stata di +0,8% (dato rivisto dal precedente +0,7%). Si tratta della crescita più significativa dal 2010 e più elevata rispetto alle previsioni del governo (+0,8%). Il Pil risulta trainato dalla domanda interna, sia i consumi finali, sia gli investimenti, come mostrano i dati del Conto delle risorse e degli impieghi.

Dollaro in progresso, aumentano le attese per un rialzo dei tassi Usa a marzo
Sul mercato valutario dollaro in rialzo sulle rinnovate attese di un rialzo dei tassi da parte della Fed già a marzo, dopo le dichiarazioni dei membri Fed di San Francisco e New York. L'euro è tornato sotto la soglia di 1,06 dollari (segui qui l'andamento dell'euro contro le principali divise e qui l'andamento del dollaro). Il petrolio quotato al Nymex, che si attestava in aumento prima del dato sulle scorte settimanali americane, si conferma in aumento sopra i 54 dollari al barile dopo che il dipartimento all'Energia ha pubblicato i numeri. Gli stock di petrolio sono aumentati per l'ottava settimana di fila, ma meno delle previsioni. Le scorte sono cresciute di 1,501 milioni di unità nella settimana chiusa il 24 febbraio, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 2,4 milioni di barili. L'aumento è stato inferiore anche alle previsioni dell'American Petroleum Institute, che aveva anticipato un rialzo di 2,5 milioni di barili. Subito dopo la pubblicazione del dato i contratti ad aprile si attestavano a 54,33 dollari al barile, in aumento dello 0,6%, mentre in precedenza erano scambiati in rialzo a 54,28 dollari (ieri il greggio aveva chiuso a 54,01 dollari al barile). Al momento il contratto ad aprile si conferma in aumento, ma riduce i guadagni allo 0,13% a 54,10 dollari al barile.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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