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Bosco san Cataldo, 10 milioni per rilanciare l’ex miniera di sale

L’intervento vuole «risanare l'ambiente e restituire valore al sito (nel Nisseno) in cui le lavorazioni sono iniziate duecento anni fa

di Davide Madeddu

(algor7 - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un piano da dieci milioni di euro per risanare la vecchia miniera di sale a Bosco san Cataldo in Sicilia. Il via libera all’intervento che vuole «risanare l'ambiente e restituire valore al sito (nel Nisseno) in cui le lavorazioni sono iniziate duecento anni fa arriva dalla Regione Siciliana che, attraverso il dipartimento dell'Energia, ha dato il via libera alla proposta di progetto di finanza da 10 milioni di euro. Un’opera
Importante che, come rimarcano alla Regione, consentirà di riqualificare il sito minerario avviato ai primi del 1830 e dismesso nel 1989.

Il nuovo corso

Oggi per il compendio industriale, nato come solfara tra il 1830 e il 1838 e sfruttato poi dalla Montecatini che nel 1954, durante le ricerche di zolfo, rinvenne un giacimento salifero contenente uno strato di sale potassico (kainite), ed esplorato fino a 224 metri di profondità, si apre quindi un nuovo corso. L’iniziativa, come sottolineato dal governatore Renato Schifani, nella logica dell'economia circolare, spinta anche dall'Unione europea «rappresenta un modello virtuoso di partenariato pubblico-privato che non solo eliminerà fonti inquinanti, ma costituirà un'occasione di sviluppo economico».

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Progetto di finanza

A spiegare la strada seguita per porre fine a un problema “trentennale” è Antonio Martini, ingegnere minerario con lunga esperienza e direttore generale del dipartimento regionale dell'Energia: «Si risolve un problema che dura tre decenni grazie a una concezione moderna e innovativa, che non comporterà alcuna spesa per la Regione, anzi le garantirà nuovi introiti, e darà al territorio risposte attese da lungo tempo».

L’intervento

L'intervento, secondo il progetto di finanza «consentirà di smaltire l'ammasso di salgemma presente nell'area, da anni fonte di inquinamento, impiegando il minerale come prodotto contro il gelo nelle strade». Una soluzione che, come sottolineano alla Regione, potrà creare anche nuova occupazione: 15-20 unità di personale impiegate direttamente e un'altra trentina nell'indotto.

I benefici economici e ambientali

«Tra i benefici economici, inoltre, previsti un incremento del gettito fiscale, investimenti per oltre 10 milioni di euro a carico del privato e il versamento alla Regione del canone di produzione mineraria».Sul fronte ambientale, contemplati la sistemazione idrogeologica dell'area, la realizzazione di un campo fotovoltaico e la piantumazione di essenze arboree resistenti ai terreni salini.

L’iter burocratico

Nel 2021 la presentazione del progetto di fattibilità e poi la valutazione favorevole del Nucleo tecnico per la finanza di progetto della Regione, e la sottoscrizione di un accordo di collaborazione con l'Enea per il supporto tecnico-scientifico all'iniziativa. Il bando pubblico«Il definitivo progetto di fattibilità sarà quindi posto a base di una gara ad evidenza pubblica per l'affidamento della concessione - chiariscono dalla Regione -. La società promotrice qualità potrà partecipare con diritto di prelazione, così come prevede la normativa».

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