Cassazione

Bossi-Belsito, dalle multe ai gioielli le spese dell’ex tesoriere

Le motivazioni dell’ultima sentenza sui fondi della Lega nord, con la quale l’11 settembre 2019, è stata confermata la condanna dell’ex tesoriere

di Patrizia Maciocchi

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(Imagoeconomica)

Le motivazioni dell’ultima sentenza sui fondi della Lega nord, con la quale l’11 settembre 2019, è stata confermata la condanna dell’ex tesoriere


3' di lettura

I fondi della Lega nord utilizzati dal tesoriere Francesco Belsito per debiti personali, per pagare multe per violazione al Codice della strada, gioielli, fiori, armi e attrezzature subacquee. La Corte di cassazione (sentenza 9743) deposita le motivazioni dell’ultima sentenza sui fondi della Lega nord, con la quale ha confermato, l’11 settembre 2019, la condanna ad un anno e otto mesi dell’ex tesoriere Belsito per appropriazione indebita e il non luogo a procedere per l’ex senatur del Carroccio e per il figlio Renzo, nell’ambito del filone milanese del procedimento. I giudici della seconda sezione penale, hanno respinto il ricorso del Pg che chiedeva di estendere anche ai coimputati Umberto e Renzo Bossi gli effetti della querela, presentata il 27 novembre 2018 da Matteo Salvini, come rappresentante della Lega Nord per l’indipendenza della Padania, solo nei confronti di Francesco Belsito.

La posizione dell’accusa

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Una richiesta giustificata dal fatto che, ad avviso della pubblica accusa, le singole operazioni economiche relative ad appropriazioni di denaro, sono parte di un’unica condotta contestata agli imputati e non fattispecie “mono soggettive” come ritenuto dalla Corte d’Appello. La strada non é però percorribile perché i giudici di seconda istanza non hanno ipotizzato il concorso, passo che avrebbe loro consentito di rimettere gli atti al Pm. Di loro iniziativa non avrebbero potuto comunque procedere nei confronti di Bossi per episodi a lui formalmente non contestati. La Suprema Corte sottolinea che la pubblica accusa avrebbe potuto attivarsi autonomamente per precisare l’imputazione in sede di dibattimento di primo grado o procedere all’instaurazione di un processo autonomo nei confronti dell’eventuale concorrente. Quello che il Pm non può fare è invece chiedere alla Cassazione di annullare la sentenza impugnata in assenza di fatti formalmente contestati a Umberto Bossi.

Le spese personali

Umberto Bossi, il figlio Renzo e Francesco Belsito erano tutti imputati per appropriazione indebita, con l’accusa di aver usato i soldi dei finanziamenti pubblici per spese personali: dal dentista alla laurea. In appello solo Belsito era stato condannato, con pena sospesa dai giudici territoriali milanesi che avevano invece deciso il non luogo a procedere per Bossi padre e figlio. Le norme sull’appropriazione indebita prevedevano, infatti, la procedibilità su querela.

Chiara la Cassazione sull’utilizzo dei fondi per scopi estranei allo Statuto della Lega Nord che ammetteva gli esborsi del movimento per ragioni che spaziavano dalla comunicazione su stampa e televisiva, alle campagne elettorali, dagli investimenti al sostegno di altri movimenti autonomisti, fino alle spese per le sezioni Nazionali e provinciali. Elementi che hanno portato a bollare le spese di Belsito come estranee allo statuto.

I finanziamenti ai partiti

La Suprema corte entra anche sulla possibilità per i partiti di allargare l’ambito di utilizzazione dei fondi ricevuti, elasticità che presuppone però una delibera ad hoc che modifichi lo Statuto. Diverso è se i soggetti chiamati ad amministrare i fondi e il partito, che nello specifico non è soggetto agente ma parte lesa, «compiano operazioni che, travalicando i limiti statutari, si risolvano in una indebita appropriazione di fondi per ragioni personali».

Per la Cassazione correttamente la Corte d’Appello, ricostruendo l’evoluzione normativa dei finanziamenti ai partiti, ha evidenziato che dall’assenza di un vincolo di destinazione pubblicistica delle somme per il rimborso delle spese elettorali, non si può dedurre una totale libertà di utilizzarle anche con atti di disposizione patrimoniale, come avvenuto nel caso esaminato, che ne danneggiano la consistenza patrimoniale.

La querela di Salvini

Pesano per Belsito anche le intercettazioni dalle quali emergeva la forte preoccupazione che venissero alla luce le gravi irregolarità e le ingenti appropriazioni, realizzate in favore della famiglia Bossi oltre che di sè stesso. A fronte di questo è ininfluente che il partito abbia approvato i bilanci per le annate contestate, che erano chiaramente inattendibili. Non conta neppure che il partito non si sia attivato per denunciare le appropriazioni indebite dal momento che in origine si trattava di fatti perseguibili d’ufficio scoperti grazie ad un’attività investigativa. Come prova contraria vale il fatto che appena c’è stata la riforma dell’articolo 646 del Codice penale, che ha subordinato la procedibilità alla querela questa è stata presentata dal legale rappresentante del partito. Per finire irrilevante anche la mancata costituzione di parte civile del partito nel processo. Ad avviso della Suprema corte si tratta di una libera scelta su “se” e “come” tutelare i propri interessi economici.

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