CREDITO

Bossi e il nuovo Btv «Piani personalizzati per gli imprenditori»

L'istituto avrà respiro nazionale grazie all'offerta digital e la presenza fisica sarà limitata ai cinque sportelli esistenti. Si parte con 120 dipendenti ma sono previsti ingressi nel gruppo

di Paolo Paronetto

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Nelle scorse settimane è stato annunciato l'accordo quadro che porterà all'incorporazione in Btv di Cherry 106, l'intermediario finanziario di cui Bossi detiene il 70% e ai cui azionisti andrà il 51% del capitale post fusione

3' di lettura

Da Mestre a Padova. La nuova vita da banchiere di Giovanni Bossi, dopo l’addio a Banca Ifis, comincia sotto le insegne del Banco delle Tre Venezie (Btv), piccolo istituto patavino con poco più di dieci anni di vita tribolata, tra crisi finanziaria globale ed emergenza Covid.

Nelle scorse settimane è stata infatti annunciata la sottoscrizione di un accordo quadro che porterà all’incorporazione in Btv di Cherry 106, l’intermediario finanziario di cui Bossi detiene il 70% e ai cui azionisti andrà il 51% del capitale post fusione, riservando per il manager triestino la poltrona di amministratore delegato. L’operazione, che deve ottenere il via libera delle autorità di vigilanza, dovrebbe concretizzarsi entro l’estate con la stipula dell’atto di fusione. A quel punto, spiega Bossi, il nuovo team passerà immediatamente al lavoro sul nuovo piano industriale. «Ci vorrà qualche mese, probabilmente completeremo il lavoro tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022», sottolinea. Il razionale strategico è chiaro: «Btv dispone, come tutte le banche, di liquidità abbondante e di presidi di controllo sul capitale – nota Bossi -. Unirci significa mettere i nostri impieghi ad alto rendimento al servizio del funding della banca ottenendo auspicabilmente risultati. Diciamo che uno più uno dovrebbe fare tre». La nuova banca svilupperà in primo luogo le attività che Cherry sta già portando avanti dalla sua nascita nel novembre 2019: investimento in e gestione dei crediti deteriorati, intelligenza artificiale applicata agli npl, soluzioni tecnologiche applicate alla finanza. Con l’obiettivo di «trovare soluzioni che aiutino le imprese e gli imprenditori a fare meglio il loro lavoro» senza proporre pacchetti preconfezionati, ma mettendo a punto progetti ad hoc. Si tratterà quindi di una banca specializzata che per certi aspetti si incamminerà lungo la strada tracciata da Illimity («ma è un’altra storia», assicura Bossi), proponendosi anche come partner di imprese abbandonate dal sistema bancario tradizionale. Il nuovo Btv si baserà su raccolta proveniente da retail, imprese e mercato all’ingrosso per «fare impieghi ad alto rendimento e rischio controllato», avrà un «respiro nazionale grazie all’offerta digitale» e una presenza fisica limitata ai cinque sportelli esistenti (Padova, Verona, Vicenza, Mestre e Rovigo), a cui si aggiungeranno le sedi di Cherry a Milano, Roma e nella stessa Padova. Non sono previste chiusure, dato che se da una parte «lo sportello generalista è in buona parte superato», in questo caso si tratta di filiali che «lavorano con imprese e imprenditori» e «con gli imprenditori c’è bisogno del contatto fisico», chiosa Bossi, che tuttavia esclude anche nuove aperture. Dal punto di vista del personale la nuova realtà potrà contare su oltre 120 dipendenti (75 da Btv e 47 da Cherry), con la previsione di avere «svariate decine di persone che entreranno a far parte del gruppo nel breve periodo».

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Quanto agli attuali soci di Btv, è visto in uscita Novo Banco, l’istituto portoghese nato dalle ceneri del Banco Espirito Santo che già in sede di fusione scenderà dall’attuale 20% al 10%. Altri soci rilevanti sono la Cassa di Risparmio di Cento (avrà il 5% post fusione) e l’attuale presidente Gabriele Piccolo. Btv ha chiuso il 2019 con una perdita di 1,9 milioni (da un rosso di 870mila euro un anno prima) a fronte di un margine di intermediazione di 17,3 milioni. La zavorra principale è costituita da 10 milioni di rettifiche su crediti, che portano il costo del rischio a 210 punti base. Una situazione che non potrà che essere stata esacerbata dall’impatto della pandemia di Covid 19 nel corso dello scorso anno. «Alcune cose» in termini di pulizia di bilancio «sono già state fatte e valuteremo se ci sarà bisogno di farne altre quando entreremo», garantisce Bossi. Senza porre limiti agli obiettivi futuri, che non escludono lo sbarco a Piazza Affari: «È prematuro anche solo parlarne, però di certo pensiamo che sia un valore avere azioni che siano il più liquide possibile – chiarisce Bossi -. In ogni caso non ha senso andare in Borsa con una banca che ha una capitalizzazione minima. Dovremo vedere come andremo. Se saremo bravi – conclude – tra qualche anno la Borsa potrebbe essere un traguardo».

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