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Bostrico, 20mila ettari di boschi danneggiati: epidemia favorita dalla siccità

A 4 anni dalla tempesta Vaia, le foreste del Nord-Est soffrono i danni dell’insetto: 132 milioni di euro la perdita di valore del legname da vendere

di Sara Deganello

Dopo Vaia e' il bostrico la nuova piaga dei boschi

3' di lettura

Perdita di valore di 132 milioni di euro del legname da vendere, 20mila ettari di foreste attaccate, un’area grande come la metà della superficie già colpita da Vaia: sono i danni del bostrico tipografo fatti fino a oggi in Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia. La stima, aggiornata al 2022, la fornisce Etifor, uno spin off dell’Università di Padova che si occupa della valorizzazione del patrimonio forestale in Italia e che ha raccolto ed elaborato questi dati, monitorando gli impatti della tempesta Vaia sul territorio. Tutto infatti parte da lì, da quel 28 ottobre 2018 in cui vennero schiantati 9 milioni di metri cubi di legname in 42.800 ettari di bosco.

Tutto parte da Vaia

È stata Vaia a dare il via alla proliferazione di questo coleottero che in condizioni normali attacca e si riproduce nelle piante deboli, soprattutto abeti rossi, contribuendo alla pulizia della foresta: «Il problema è che con la grande presenza di materiale a terra, ha cominciato ad attaccare gli alberi sani, portandoli alla morte: da endemico è diventato epidemico», spiega Lucio Brotto, co-fondatore di Etifor.

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«Quest'anno la situazione si è aggravata a causa delle alte temperature che hanno indebolito le piante e favorito la diffusione di questo insetto, che agisce in estate, tra luglio e agosto: prima sopra i 1.500-1.600 era difficile trovare danni, ora invece è più facile», continua Brotto, che stima in 4-5 anni la durata della fase epidemica.

I danni nelle regioni colpite

I danni da bostrico possono avvicinarsi e in alcuni casi superare quelli della tempesta che ne ha innescato l'epidemia: ad esempio, in Lombardia, Vaia ha danneggiato 4.200 ettari e il bostrico ne ha già colpito ulteriori 3.000, a cui se ne aggiungeranno altri nei prossimi anni.

Per quanto riguarda la provincia più colpita, quella di Trento, Vaia ha danneggiato 20.836 ettari di foresta, di cui più di metà classificabili come gravi. Nel 2021 gli ettari attaccati dal bostrico erano già 5.300 e nel 2022 sono stati altri 3mila. In particolare, nel Trentino orientale, l'area più colpita da Vaia, il monitoraggio attraverso le trappole degli insetti ha fatto segnare incrementi prossimi al 20% tra il 2020 e il 2021. Qui il solo distretto di Cavalese, il più danneggiato in assoluto, nel 2022 ha registrato quasi il 40% dei danni da bostrico dell'intera provincia di Trento, con 3.270 ettori danneggiati su 8.350 totali trentini.

Nella provincia di Bolzano, nonostante già nel 2020 fosse stato esboscato l'80% degli schianti di Vaia, «l'epidemia è in crescita e desta preoccupazione»: dagli ultimi dati del 2022 emerge come già 5mila ettari sono stati attaccati dall'insetto.

In Veneto la situazione è in continuo peggioramento, ai 1.100 ettari di boschi danneggiati nel 2021 dal bostrico, se ne aggiungeranno 1.200-1.300 nel 2022, con un incremento dei nuclei di bostrico del 30%: dai 454 del 2021 ai 597 del 2022.

Secondo le stime di Etifor, nel Nord-Est, all'area già devastata da Vaia bisogna sommare un 30-40% in più di foreste attaccate dal bostrico. Le chiazze di alberi marroni che si avvistano nei boschi sono piante già morte, preludio di conseguenze ambientali, economiche, sociali.

I rischi per l’ecosistema

«Siamo in zone dove le persone dipendono dalle risorse del bosco. Se vengono a mancare, ci troviamo con montagne non più gestite, non più protette da incendi o da illuvioni. Ma da loro dipende la nostra acqua potabile, per esempio, che comincia a inquinarsi senza il bosco che fa da spugna. Ci forniscono diversi servizi ecosistemici: biodiversità, acqua appunto, abbattimento di CO2, legna. Per questo è importante che ci siano soggetti che si prendano cura delle montagne.

La Magnifica Comunità di Fiemme è un esempio virtuoso in questo senso. Ma si è vista i conti dei prossimi 5 anni azzerati, senza le entrate economiche del legname: nei prossimi 5 anni non potrà raccogliere niente che non sia malato. Con un valore che è un quinto di quello di prima. È tanto se si riesce a portarlo fuori dal bosco», racconta sempre Brotto.

Soluzioni e risorse

Le soluzioni? «Si fanno interventi di recupero del bosco, per renderlo più resistente a questi eventi, diversificando le specie. Tecnicamente si parla di “riforestazione adattativa”: cerchiamo di aiutare la natura ad adattarsi alla crisi climatica, che è più rapida dei cicli di spostamento della specie naturali».

La Legge di Bilancio 2022 ha stanziato 6 milioni di euro per gli anni 2022 e 2023 per le regioni colpite dall'epidemia di bostrico, a cui si aggiungono contributi locali per azioni specifiche come la scortecciatura o l’esbosco rapido del legname a terra (a Bolzano, per esempio).

Brotto racconta anche un'iniziativa privata: «Abbiamo messo in atto un meccanismo con alcuni gestori forestali per cui cittadini e imprese possono prendersi cura dei boschi esistenti a proteggerli dal bostrico, adottando gli ettari da ripristinare, e ricevendo in cambio un rendiconto dei benefici».

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