energia e geopolitica

Botta e risposta Trump-Iran sul petrolio: «L’Opec riduca i prezzi!», «I rincari colpa dei suoi tweet»

di Sissi Bellomo

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(Ap)


3' di lettura

Mentre l'America festeggiava l'Independence Day (e a poche ore dai nuovi dazi incrociati con la Cina) Donald Trump pensava ai rincari della benzina e tornava a scagliarsi contro l'Opec. Anche l'ultimo tweet del presidente Usa era probabilmente rivolto soprattutto ai suoi elettori, innervositi dai continui rincari alla pompa in un Paese che ambisce al «predominio energetico». Ma stavolta l'Iran ha risposto in modo diretto.

«Signor Presidente, posso chiederle di che cosa sta parlando?», esordisce la replica da Teheran, un messaggio che il governatore Opec Kazempour Ardebili ha affidato al canale più tradizionale dell'agenzia Shana, piuttosto che ai social media. «Da quando ha cominciato a dare ordini all'Opec? Sono i suoi tweet ad aver spinto in rialzo il prezzo del petrolio di almeno 10 $/barile. Per favore la smetta, altrimenti salirà ancora di più!». Ieri in realtà le quotazioni sono scese, di oltre l'1% nel caso del Wti, che ha ripiegato verso 73 $ (non lontano comunque dai massimi dal 2014). Ha pesato la risalita a sorpresa delle scorte di greggio Usa, +1,25 milioni di barili la settimana scorsa secondo l'Eia, che ha preso in contropiede visto il guasto all'impianto Syncrude, che riduce le forniture dal Canada. Ma un influsso ribassista è arrivato anche dal taglio, peraltro prevedibile, dei listini del greggio saudita per agosto.

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Per i clienti asiatici di Saudi Aramco si tratta della prima riduzione dopo 4 mesi in cui i prezzi erano saliti a livelli record, provocando diverse proteste: la cinese Sinopec aveva cancellato alcuni ordini, sostituendoli con greggio Usa. Riad ha inoltre confermato, nelle comunicazioni ufficiali all'Opec, un forte aumento della produzione a giugno: +500mila barili al giorno (a 10,5 mbg). Le due mosse sono state interpretate come un segnale che i sauditi vogliono assecondare i piani della Casa Bianca, nonostante la crescente aggressività dei toni di Trump.
L'ultimo tweet contro l'Organizzazione degli esportatori di greggio– il quinto da aprile e il terzo in 15 giorni – se possibile è ancora più involuto e minaccioso dei precedenti.

«Il Monopolio dell'OPEC deve ricordare che i prezzi della benzina stanno salendo e che loro stanno facendo poco per aiutare», afferma il presidente, che solo lo scorso weekend si vantava di aver ottenuto dai sauditi la disponibilità a fornire addirittura 2 mbg extra. «Stanno spingendo i prezzi in rialzo – insiste ora Trump – quando gli Stati Uniti difendono molti dei loro membri per pochissimi $. Questa dev'essere una strada a doppio senso. RIDURRE I PREZZI ORA!»

Il governatore iraniano Kazempour lo ha bacchettato anche per l'uso strumentale delle relazioni tra Washington e Riad. «I nostri fratelli in Arabia Saudita sono un'orgogliosa nazione mulsulmana, educati e maturi e non le permetteranno di parlare con questa retorica. Dice che è una strada a doppio senso? Anche noi siamo in questa autostrada». Il messaggio si conclude con l'invito agli Usa a non proseguire l'escalation, per unirsi piuttosto ai colloqui di oggi a Vienna, in cui si cercherà di salvare in extremis gli accordi sul nucleare.

La missione sembra quasi disperata. L'Iran stesso ha infatti alzato i toni dello scontro, dopo che gli americani hanno chiarito di voler azzerare le sue esportazioni di greggio, con l'obiettivo finale di spodestare il governo. In particolare, è ormai diventata esplicita la minaccia di azioni militari contro le petroliere nel Golfo Persico, ventilata due giorni fa dal presidente iraniano Hassan Rouhani. «Speriamo che il piano sia implementato se serve – ha dichiarato ieri il capo delle Guardie rivoluzionarie, il comandante Mohammad Ali Jafari – Faremo capire al nemico che lo Stretto di Hormuz può essere usato da tutti o da nessuno». Nel braccio di mare all'imbocco del Golfo Persico, tra l'Iran e l'Oman, passa un terzo delle forniture petrolifere mondiali esportate via nave: 18,5 mbg tra greggio e prodotti nel 2017.

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