Sfilate

Bottega Veneta porta a Detroit la sua voluttà metropolitana

Negli spazi grandiosi ma sbrecciati del Michigan Theater, mutato da spazio fastoso in parcheggio fatiscente, Bottega Veneta ha presentato la collezione primavera/estate 2022 con una sfilata trasmessa in streaming

di Angelo Flaccavento

2' di lettura

Bottega Veneta, insieme a uno sparuto drappello di marchi dal dirompente potere magnetico, non aderisce al ritorno all'ordine generalista per seguire piuttosto un calendario auto-determinato. Il progetto di questi show itineranti, denominati Salon ma ben lontani dalla dimensione couture cui l'idea del salone si riferisce, mira a posizionare Bottega al centro di un preciso reticolo culturale. L'operazione è in tutto e per tutto una costruzione di aura, che attinge all'underground - o alle memorie che ne rimangono - e a mondi attigui alla moda per smaltare il mainstream di una certa energia.

Dopo Londra e Berlino è la volta di Detroit, capitale industriale dall'eredità quanto mai ricca, che va dall'ingegneria dell'automobile alla musica techno. Negli spazi grandiosi ma sbrecciati del Michigan Theater, mutato da spazio fastoso in parcheggio fatiscente, Bottega Veneta ha presentato ieri notte la collezione primavera/estate 2022. Nessuna sterzata verso l'entertainment, come altrove: lo show è una sfilata, trasmessa in streaming live. Il focus è sulla moda, nulla di più.

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Bottega Veneta porta la sua moda metropolitana a Detroit

Bottega Veneta porta la sua moda metropolitana a Detroit

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La proposta è invero molto personale: più passano le stagioni, più il direttore creativo Daniel Lee abbandona il retaggio di Céline (con l'accento, quindi epoca Philo) per definire una sigla autoriale, nella quale l'androginia iniziale lascia ormai spazio a una voluttà metropolitana. Voluttà che questa stagione è proprio compiaciuta, e si traduce in una silhouette fasciate e corte, oppure con la vita segnata e la gonna a corolla, per una serie di abitini da fanciulla in fiore e tubini da maliarda R&B, sopra i quali magari, perché il cambio di scena è obbligatorio, finisce il parka oversize. Contraltare maschile della proposta è un look dal sapore operaio e pragmatico - con inflessioni techno ma anche hip hop, senza i colori sgargianti - quasi a mettere in scena una ipotetica lotta di classe.

La sfilata è scandita per movimenti cromatici, dal bianco al nero con passaggi sbrilluccicanti e metallici, ed è una affermazione di potere femminile - tacchi alti, labbra laccate - e rilassatezza maschile. Lee sembra voler parlare a un uditorio in primis musicale, alle Mary J Blige, Lil Kim e Sasha Lane sedute in prima fila, quindi, come dire, l'entertainment rientra dalla finestra. La moda oggi è alla ricerca non di un pubblico, ma di una fanbase, cui rivolgersi con un dettato gutturale e martellante, a contorno del quale sono prodotti da avere ad ogni costo. La collezione, in questo senso, è una costruzione perfetta, perché calda invece che fredda, diretta invece che cinica.

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