CONFIDI

Bouquet innovativo di credito e finanza per il rilancio

Molte banche in campo per gestire il Piano di Sviluppo Campania

di Vera Viola


3' di lettura

«Abbiamo creato un meccanismo che ha messo in moto l’intero comparto regionale del credito e della finanza», parole di Mario Mustilli, docente di Economia dell’ università Vanvitelli prestato a Sviluppo Campania che ha progettato il Piano di finanza innovativa della Campania. E in realtà tra piccoli, grandi istituti di credito, mondo dei confidi si registra in questi giorni attenzione per i nuovi strumenti da attivare e per l’offerta da proporre a imprese e investitori. Numerose le banche che si sono fatte avanti per gestire gli strumenti del Piano di finanza innovativa di Sviluppo Campania tra cui quasi tutte le Bcc . In primo luogo studiano la Sezione speciale del Fondo centrale di Garanzia. Misura che, è bene ricordare, dispone di una dote di 60 milioni di cui 30 a carico della Regione Campania che utilizza Fondi Fesr 2014-2020 e per il 50% a carico dello stesso Fondo centrale di garanzia. Le banche coinvolte vengono supportate da una task force di Sviluppo Campania. «La Banca di credito popolare di Torre del Greco sta lavorando attivamente nella regione con volontà di sostenere crescita e investimenti - dice il dg Felice Delle Femine - nell’ambito di questa azione che ormai svolgiamo da qualche anno, ci sembra molto interessante partecipare al piano di finanza innovativa della Regione Campania». Delle Femine pone l’accento sull’ importanza della collaborazione tra pubblico e privato e sulla necessità di impiegare nel sostegno alle imprese un mix di fondi di diversa estrazione. «È importante per le imprese del territorio sviluppare una sinergia tra soggetto pubblico e banca. Questo meccanismo può aprire nuove possibilità di finanziamento e favorire gli investimenti». La Banca Popolare di Torre del Greco sta predisponendo una cassetta degli attrezzi, a partire da un plafond tra i 10 e i 30 milioni. «Saremo pronti a partire – conclude Delle Femine – al massimo per metà novembre». Intanto i Confidi sono in attesa del via libera definitivo sia per il fondo a essi destinato di 9 milioni, sia della attuazione della nuova programmazione negoziata regionale. «Progettualità ambiziosa e complessa - dice Rosario Caputo, presidente di Gafi, unico Confidi vigilato (ex articolo 106) in Campania  e presidente di Federconfidi - la sezione speciale del Fondo di Garanzia mette i Confidi in prima linea in questa manovra. Ma attendiamo l’addendum che ci fornisca prescrizioni operative. Dovrà essere sottoscritto da Regione e Mise e deve essere un decalogo operativo». A questo proposito Sviluppo Campania chiarisce che si potrà partire con i fondi regionali. Caputo non nasconde qualche preoccupazione: «Se si vuole dare realmente supporto alle piccole e piccolissime imprese, auspico il coinvolgimento del comparto della riassicurazione. Altrimenti continueremo ad assistere all'erogazione di credito con le banche che si garantiscono direttamente al Fondo Centrale, privilegiando fasce di imprese che già in partenza presentano gradi di rischiosità inferiori rispetto alla media e che, viceversa, il sistema dei Confidi potrebbe continuare ad assistere offrendo alle banche un un ulteriore buffer di garanzia che altrimenti avrebbero». Per il presidente del Confidi «con la sezione speciale del Fondo centrale di Garanzia, noi potremmo attivare 150milioni di euro di finanziamento a 800 aziende nell’arco di un anno circa». Attenzione e interesse anche per il Fondo per i Confidi. «I 9 milioni disponibili sono uno stanziamento inferiore rispetto alle attese, ma comunque una cifra utile a favorire investimenti. Eppure, si tratta di una misura particolarmente adatta alle esigenze delle imprese campane. Ora aspettiamo il bando, speriamo che venga pubblicato al più presto». Gafi recentemente ha fatto un accordo importante con Mediocredito Centrale da 20 milioni. Ha uno stock di garanzie di circa 200milioni e un patrimonio di 30 milioni con 40 dipendenti. Ogni anno realizza finanziamenti per 110 milioni a circa 3500 imprese.

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