PASSO INDIETRO DEL PRESIDENTE

Bouteflika cede alla primavera algerina e non si ricandida

di Roberto Bongiorni


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Cittadini algerini festeggiano in strada dopo il passo indietro di Bouteflika, che ha rinunciato a ricandidarsi (Reuters)

3' di lettura

Il cammino è ancora in salita e pieno di insidie. Ma dopo tre settimane di proteste, la primavera algerina ha vinto un'importantissima battaglia: il presidente Abdelaziz Bouteflika, al potere dal lontano 1999, ha ritirato la sua candidatura, la quinta consecutiva, alle elezioni presidenziali che si sarebbero dovute tenere il prossimo 18 aprile.

È stato lo stesso Bouteflika, 82 anni, in sedia rotelle dopo il grave ictus che lo ha colpito nel 2013, ad aver dato l'annuncio il giorno stesso del suo rientro in Algeria dalla Svizzera, dove si trovava per curare le sue gravi condizioni di salute.

Il messaggio, diffuso dal sito dell'agenzia stampa algerina Aps, organo ufficiale, è laconico. «L'elezione presidenziale è rinviata, Bouteflika non è candidato». Il tutto seguito da poche righe in cui viene spiegato come questa decisione sia stata motivata per rispettare la volontà degli algerini.

Rotto il muro della paura
Eppure non è stato affatto facile arrivare fino a qui. Per ottenere questo risultato - impedire ad un presidente fantasma che non compare in pubblico dal 2013 di guidare il paese in nome del regime - centinaia di migliaia di algerini sono scesi pacificamente nelle piazze e nelle strade di tutto il Paese. L'esercito ha mantenuto un atteggiamento neutrale. La polizia ha limitato ha cercato di evitare la forza per contenere le proteste.
Soltanto venerdì scorso le manifestazioni al Algeri avrebbero visto la partecipazione di un milione di persone. Il fatto che fonti della polizia parlino di mezzo milione di manifestanti è comunque la dimostrazione che gli algerini, dopo vent'anni di silenzio e dopo una guerra civile costata la vita a 200mila persone tra il 1991 ed il 1999, hanno finalmente rotto il muro della paura e del silenzio.

E ora cosa accadrà? Sempre tramite il comunicato affidato all'agenzia stampa, Bouteflika ha annunciato lo svolgimento di nuove elezioni da tenersi tuttavia dopo una «conferenza nazionale» e «la formazione di un governo» di personalità competenti. Tra le novità di rilievo il progetto di una riforma della Costituzione che sarà sottoposto a un referendum popolare. Nessun dettaglio, tuttavia, è stato rilasciato sulle date.

Algeria, Bouteflika rinuncia a ricandidarsi: festa per le strade

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In questo particolare, e difficile, periodo di transizione, Bouteflika ha affidato l'incarico di guidare il paese, in qualità di nuovo premier, al ministro degli Interni, Noureddine Bedoui, accogliendo così le dimissioni di Ahmed Ouyahia. A ricoprire l'incarico di vice premier sarà invece l'ex ministro degli Esteri Ramtane Lamamra (in carica dal 2013 al 2017).

Attesa per le contomosse del «sistema»
La strada è ancora in salita. Difficilmente l'apparato al potere, definito dagli algerino “le Pouvoir”, o le Systeme, rinuncerà a mantenere le redini del Paese.
Ora tutti si attendono le contromosse del “Sistema”. Questa ristretta cerchia, di cui l'esercito è parte imprescindibile, da dietro le quinte tiene le redini del Paese da almeno 20 anni, controllando la ricchissima industria degli idrocarburi. Al suo vertice vi sono ancora gli eroi – oggi ottuagenari - della guerra di liberazione contro la Francia (1945-1962) costata la vita a un milione di algerini. Bouteflika stesso ma anche il capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Gaia Salah. Lui non ci ha pensato due volte. Davanti a queste manifestazioni di massa non aveva esitato ad agitare lo spettro della guerra al terrorismo. Uno spettro finora capace di paralizzare una popolazione non ancora guarita da un violentissimo trauma collettivo. Non questa volta.

Il Sistema è ancora forte. Molto forte. L'opposizione algerina ha vinta un'importante battaglia. Ma l'impressione è che si sia soltanto al primo round di un match che si preannuncia tutt'altro che scontato.

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