trimestrali

Bp riaccende la fiducia sul petrolio con un buyback

di Sissi Bellomo

(© Nikolay Gyngazov)

2' di lettura

Dal petrolio «lower for longer» al «new normal», in cui il barile a 100 dollari resta un’utopia, ma le Major riescono lo stesso a generare – e redistribuire – ricchi profitti. È ancora una volta Bp a segnalare che nell’industria petrolifera il vento è cambiato, mandando in pensione quello che era diventato lo slogan del settore e sorprendendo il mercato con un raddoppio degli utili trimestrali e un imprevisto buyback: il primo programma di riacquisto di azioni da parte di una compagnia europea dopo gli anni della crisi.

L’annuncio ha spinto in rialzo di oltre il 4% il titolo della società britannica, fino ai massimi dal 2014 (522 pence).

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Era stato il ceo di Bp, Bob Dudley, ad affermare nel 2015 che il prezzo del barile sarebbe stato «più basso, più a lungo»: una sintesi degna di un pubblicitario di successo, che da allora è stata ripetuta come un mantra dagli addetti ai lavori. Un altro ceo, Ben Van Beurden, di Royal Dutch Shell, l’aveva rimaneggiata, prevedendo addirittura – solo tre mesi fa – un prezzo «lower forever», più basso per sempre.

Ieri Bp ha cambiato tono. «Siamo in una nuova normalità», ha dichiarato il direttore finanziario Brian Gilvary. «Dopo tre anni di correzione dei prezzi del petrolio e a sette anni da Macondo (il disastro del 2010 nel Golfo del Messico, Ndr) siamo tornati in grado di crescere nelle attuali condizioni di mercato e di fronteggiare un’eventuale discesa dei prezzi».

La compagnia afferma di essere ormai in grado di finanziare la crescita organica e i dividendi col barile a 49 dollari (al netto del pagamento dei danni per Macondo, che nel 2018 richiederà un esborso di 2 miliardi). L’obiettivo per il prossimo anno è un breakeven a 50 o addirittura 45 dollari, anche se l’ipotesi su cui Bp ha impostato le sue strategie è che il Brent nel 2018 valga 50-55 $. Il riferimento europeo ieri si è spinto sopra 61 $, al record da due anni.

Il rally del greggio è stato una fortuna insperata, che ha consentito alla Major britannica di generare un surplus di cassa di 1,8 miliardi di $ nei primi nove mesi del 2017. Di qui la scelta di riservare 1,6 miliardi l’anno al riacquisto delle azioni emesse per pagare dividendi scrip. Quest’ultima è una soluzione che è stata adottata da diverse compagnie negli anni della crisi (Eni compresa), ma che a fronte di un risparmio di contanti comporta una diluzione del capitale.

Il recupero dei prezzi del petrolio non è comunque l’unico fattore ad aver risollevato il bilancio di Bp, che nel terzo trimestre ha registrato un utile netto decisamente superiore alle attese degli analisti: 1,87 miliardi di $ (dai 933 milioni di un anno prima). Grazie all’avvio di nuovi giacimenti, la produzione di petrolio e gas della compagnia è aumentata addirittura del 14% tra giugno e settembre, a 3,6 milioni di barili al giorno. Nello stesso periodo i margini di raffinazione elevati hanno spinto i profitti della divisione downstream al record da 5 anni.

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