petrolifere

Bp ritrova la crescita (ma il debito vola)

di Sissi Bellomo

(Bloomberg)

2' di lettura

Bp continua a pagare caro l’incidente di sette anni fa nel Golfo del Messico. Il suo indebitamento è cresciuto di quasi 9 miliardi di dollari in un anno, arrivando a sfiorare 40 miliardi a fine giugno: un record storico che il management attribuisce esclusivamente alla necessità di pagare i conti del disastro di Macondo e che – assicura – non continuerà ad affliggerla a lungo, ma che getta un’ombra difficile da ignorare sui risultati della major britannica.

Il bilancio di Bp non è privo di punti di forza. Anzi. Dopo anni di poderose dismissioni e tagli draconiani, la compagnia è tornata a crescere, aumentando la produzione del 10% nell’ultimo trimestre (a 2,4 milioni di barili equivalenti petrolio al giorno) e generando un robusto cash flow operativo (6,9 miliardi) con cui è riuscita a finanziare sviluppo e dividendi.

Loading...

Macondo a parte, Bp nella prima metà dell’anno è riuscita a far quadrare i conti col barile a 47 dollari e l’anno prossimo punta ad abbassare il breakeven a 35-40 dollari, convinta – o forse rassegnata, come molti concorrenti – che per i mercati petroliferi non si prospetti una forte ripresa nel breve-medio periodo.

La previsione della compagnia, ha chiarito il direttore finanziario Brian Gilvary, è che il prezzo del greggio si rafforzi ancora nei prossimi mesi, per poi ricadere verso 50 dollari a fine anno e restare «da qualche parte tra a 45 e 55 dollari» per i prossimi cinque anni.

Uno «scenario di prezzo difficile», ha ammesso il ceo Bob Dudley, promettendo che continuerà a mantenere uno stretto controllo «sui costi, sull’efficienza e sulla disciplina nelle spese in conto capitale».

Bp è comunque tornata ad investire: il recente, forte aumento di produzione è frutto dell’avvio di nuovi giacimenti e dell’acquisto di risorse ad Abu Dhabi. E l’espansione proseguirà, con l’obiettivo di incrementare l’output di altri 800mila bg in tre anni.

La strategia non è esente da intoppi. Sul bilancio del secondo trimestre pesano ad esempio svalutazioni per 750 milioni di dollari legate all’insuccesso di esplorazioni in Angola e l’utile netto (adjusted) è calato di conseguenza a 684 milioni rispetto ai 720 milioni di un anno prima.

Il risultato è stato comunque migliore delle attese e la borsa ha premiato Bp con un rialzo di oltre il 3%, chiudendo un occhio – almeno per ora – anche sul problema debito, che ha fatto pericolosamente aumentare la leva dal 24,7% di un anno fa al 28,8% a fine giugno.

I pagamenti per il disastro di Macondo – che sono arrivati a totalizzare 63,2 miliardi di dollari – sono quasi finiti, ha assicurato Gilvary. Bp ha già versato 4,2 miliardi dei 4,5-5,5 attesi per quest’anno. Nel 2018 resteranno da pagare 2 miliardi e nel 2019 soltanto uno.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti