ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùenergia e ambiente

Bp, svalutazioni per 17,5 miliardi: «Il Covid accelera la transizione»

La compagnia britannica ridimensiona le previsioni sull’Oil & Gas , concludendo che alcuni progetti di estrazione non saranno realizzati

di Sissi Bellomo

default onloading pic
(Reuters)

La compagnia britannica ridimensiona le previsioni sull’Oil & Gas , concludendo che alcuni progetti di estrazione non saranno realizzati


2' di lettura

Il coronavirus potrebbe aver dato un colpo definitivo ai consumi di petrolio e gas secondo Bp, che ha annunciato svalutazioni fino a 17,5 miliardi di dollari legate ai suoi nuovi scenari di previsione.

Il ceo Bernard Looney, al timone da 4 mesi, ha accelerato la svolta verde della compagnia britannica, ridisegnando l’organizzazione delle sue attività in vista della transizione energetica. La pandemia – che ha fatto crollare i consumi e i prezzi degli idrocarburi – l’ha spinto ad adottare decisioni drastiche.

È di pochi giorni fa la comunicazione che Bp taglierà 10mila posti di lavoro, il 14% del totale dei dipendenti. Oggi il maxi writedown, giustificato con la revisione al ribasso delle previsioni di lungo termine sul settore dell’Oil & Gas.

La compagnia ha ridotto di quasi un terzo le aspettative sulle quotazioni del petrolio e del gas nel periodo 2021-2050, in modo da «riflettere l’impatto e la probabilità di maggiori sforzi» per centrare gli obiettivi sul clima degli Accordi di Parigi. Per il Brent ora Bp prevede una media intorno a 55 dollari al barile nei prossimi trent’anni, per il gas l’attesa è di 2,90 dollari per milione di British thermal units all’Henry Hub, il principale punto di scambio negli Usa.

Anche per i diritti di emissione di CO2 negoziati in Europa l’outlook è cambiato: secondo la compagnia britannica il valore si spingerà a 100 dollari per tonnellata entro il 2030, invece dei 40 dollari attesi in precedenza.

Il nuovo outlook impone di modificare i piani di esplorazione e produzione di idrocarburi. Di qui la necessità di svalutazioni tra 13 e 17,5 miliardi di dollari: una parte delle risorse, a giudizio di Bp, non verranno estratte.

È la materializzazione finora più evidente di un rischio su cui la comunità finanziaria si interroga già da qualche anno: quello dei cosiddetti «stranded assets», risorse e infrastrutture legate ai combustibili fossili destinate a perdere valore con la transizione energetica.

Dietro le scelte del gruppo britannico in realtà non c’è soltanto la lotta al climate change, ma anche il timore di una lunga recessione. I due temi tuttavia si intrecciano.

«Bp ora vede la prospettiva di un impatto duraturo della pandemia sull’economia globale, con la possibilità di una domanda di energia più debole per un periodo prolungato», recita il comunicato della compagnia, che presenterà il bilancio trimestrale (con la quantificazione esatta delle svalutazioni) il 4 agosto. «Le ricadute della pandemia accelereranno il passo della transizione verso un’economia a minore intensità di emissioni».

A febbraio Bp aveva annunciato l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2050, un’ambizione condivisa – con diverse sfumature – da quasi tutte le major petrolifere europee.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti