BANCHE E TERRITORIO

Bper apre patrimonio e archivi storici

Con il progetto Galleria resi consultabili documenti di 150 anni di attività

di I.Ve.


2' di lettura

A due anni dal debutto, il progetto di Bper “La Galleria. Collezione e archivio storico” è la conferma di quanto sia efficace il connubio tra arte, finanza e territorio e, più in generale, di quanto la restituzione alla comunità, in una logica di responsabilità sociale di impresa, sia un investimento ad alto ritorno per un’azienda: sono stati più di 7.600 i visitatori registrati in via Scudari, dove il gruppo bancario emiliano-romagnolo ha raccolto il patrimonio artistico e gli archivi storici di 150 anni di attività. Oltre mille opere, per decadi nascoste nei corridoi e nei magazzini delle filiali e ora, a rotazione, a disposizione della collettività.

Se il 2018 ha permesso al pubblico di godere gratuitamente per la prima volta di capolavori di Tiziano, Barocci, Jean Boulanger e Cola dell’Amatrice e di capire il ruolo femminile nella storia bancaria, grazie al primo studio sull’archivio storico “Le Signorine della Banca Popolare di Modena”, il 2019 è l’anno di consolidamento per la Galleria, anche attraverso collaborazioni con scuole ed enti pubblici e privati (lo spazio Bper è tra l’altro entrato in Museimpresa, l’ associazione italiana dei musei e degli archivi d’impresa).

In occasione del Festivalfilosofia (quest’anno dedicato al tema della “persona”), Bper ha aperto le porte della Galleria per condividere un inedito percorso storico tra nove ritratti, raccolti nella mostra organizzata ad hoc dal titolo “Protagonisti in posa. Il ritratto tra Rinascimento e Barocco” (www.lagalleriabper.it) che sarà visitabile gratuitamente anche nei primi fine settimana (da venerdì a domenica) di ottobre e novembre prossimi.

Altro passaggio fondamentale da qui a fine anno sarà il trasferimento dell’archivio storico in una nuova sede, anche con l’obiettivo di assicurare a studiosi e ricercatori la possibilità di consultare i documenti i relativi non solo alla storia dell’istituto, ma anche del territorio in cui è stato fondato nel 1867. «Il valore di questo progetto - sottolinea il coordinatore, Sebastiano Simonini - va oltre la responsabilità sociale di impresa e il grande apprezzamento raccolto dalla clientela e da tutta la comunità locale. Siamo riusciti a far prendere coscienza a tutti i livelli, non solo tra il pubblico ma tra i dipendenti delle varie sedi direzionali coinvolte, da Modena fino ad Avellino, dell’enorme valore culturale delle collezioni, e abbiamo stimolato il senso di partecipazione e di appartenenza dei soci a una banca che resta “popolare” nel suo Dna».

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