Lettera al risparmiatore

lettera al risparmiatore

Bper, la scommessa nel FinTech per attrarre i clienti nativi digitali

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

La tecnologica. Una leva che il gruppo Bper vuole sfruttare per ottimizzare e rendere più efficace il business. In tal senso l’istituto di credito, nel piano d’impresa 2019-2021, ha previsto circa 27 milioni d’investimenti proprio nell’Information technology. Al di là del singolo numero, il “fil rouge” dell’hi-tech è trasversale alle attività della banca. Così, ad esempio, è coinvolto il wealth management. Qui, tra gli obiettivi, c’è lo sviluppo del “robo advisor”. L’idea è sfruttare la consulenza ibrida automatizzata, cioè l’interazione tra software ed esperto persona fisica, nella clientela con un patrimonio tra 50.000 e 250.000 euro. Invece, riguardo ai portafogli di maggiore valore, potrà parlarsi di “robo for advisory”. Vale a dire: l’algoritmo al servizio del consulente della banca.

Ma non è solo la gestione automatizzata dei risparmi. Bper sta lavorando, attraverso un team dedicato attivo all’interno di Fabrick del “FinTech district” di Milano, ad un progetto di “open banking”. Cioè: la costruzione di una piattaforma “aperta” che consenta di realizzare servizi finanziari primari (ad esempio sistemi di pagamento) soprattutto per i “millenials”. L’obiettivo finale? Da un lato, riuscire ad attrarre come utenti i nativi digitali, aumentando la base della clientela; dall’altro, acquisire competenze che, senza la “contaminazione” del FinTech, sarebbe difficile sviluppare in casa.

Già, in casa. Proprio rispetto ai processi interni c’è un altro focus tecnologico: l’intelligenza artificiale. L’istituto di credito ha sviluppato (e svilupperà) soluzioni di artificial intelligence capaci in primis di “liberare” il dipendente umano da operazioni a basso valore aggiunto (ad esempio nella definizione dei mutui); e, contestualmente, di avere risultati più precisi e in minore tempo. Insomma: il cocktail di azioni è nutrito. Il tutto al fine di migliorare, per l’appunto, l’efficienza e diminuire i costi.

Fin qui alcune considerazioni sulla tecnologica. Quali però gli altri focus della banca? Tra i grafici del piano d’impresa ce ne sono alcuni che consentono di cogliere le priorità di Bper. Uno tra questi è quello che, indicando l’obiettivo dell’utile pre-tasse intorno a 627 milioni al 2021, descrive il contributo al rialzo della redditività da parte delle principali iniziative previste dal business plan. Ebbene: i maggiori incrementi sono appannaggio dello sviluppo dei ricavi (34 milioni nell’arco di piano) e, soprattutto, della riduzione dei costi (121 milioni).

Meno oneri operativi
L’istituto di credito, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, stima di farli scendere a 1,494 miliardi nel 2021 contro gli 1,615 miliardi di fine 2018 (questi ultimi, come tutti i numeri di confronto al 31/12/2018 del piano, sono comprensivi degli effetti contabili delle operazioni con Unipol e dello shopping delle minorities del Banco di Sardegna). Il calo, a ben vedere, è conseguenza di un mix di fattori. Tra questi, può ricordarsi, la discesa del costo del lavoro dovuta alla riduzione dei dipendenti (essenzialmente uscite su base volontaria). C’è poi l’evoluzione del modello distributivo con, tra le altre cose, la diminuzione delle filiali. Si passerà dalle 1.476 “branches” di fine 2018 alle 1.246 del 2021 (la volontà è di raggiungere, già al 31/12/2019, oltre il 50% del target complessivo). Non solo. È rilevante anche il riassetto societario. Ad oggi le banche commerciali del gruppo sono cinque. Nel 2021 dovranno rimanerne due: Bper Banca e Banco di Sardegna. Infine va ricordata l’ottimizzazione dei processi operativi. Un settore dove, per l’appunto, la leva tecnologica è importante. In generale, comunque, Bper prevede di fare scendere il cost/income, nel 2021, al di sotto del 59% (nel 2018 si è assestato al 64,4%).

Sennonché il risparmiatore esprime una preoccupazione. Al 31/12/2018 i costi reported di Bper sono saliti del 6,7% rispetto al 2017. Si tratta di una dinamica che, proprio a fronte del pressing sugli oneri operativi indicato nel piano d’impresa, fa storcere il naso e induce a pensare che i target del business plan possano essere eccessivi. L’istituto di credito rigetta l’obiezione. A metà del 2017, viene ricordato, è stata consolidata Carife. Questo significa che i costi relativi alla nuova realtà acquisita, contabilizzati nel 2018 per l’intero esercizio, due anni fa hanno inciso solo per metà anno. Di conseguenza dice sempre la società, essendo l’incremento degli oneri del 2018 legato soprattutto a Carife, il confronto tra i due esercizi è poco significativo. A fronte di ciò il gruppo non vede particolari problemi sul tema e conferma gli obiettivi del piano.

La dinamica dei ricavi
Fin qui alcune considerazioni rispetto a maggiore efficienza e riduzione degli oneri operativi. Altra priorità di Bper però, oltre all’impegno sulla qualità degli attivi (vedere domanda sotto ), è lo sviluppo del business. Un tassello essenziale in questa strategia è rappresentato dalle commissioni. La banca, nell’arco di piano, ne prevede l’incremento medio annuo ponderato del 3,6%. L’aumento, a ben vedere, è l’effetto dell’impegno soprattutto nel risparmio gestito e nella bancassurance. In particolare, rispetto a quest’ultimo fronte, Bper da un lato vuole creare al suo interno strutture dedicate alla banca-assicurazione: e dall’altro, sfruttando la partnership con Unipol, punta sui prodotti di protezione sia per il retail (ad esempio salute) che per le aziende. Il target è aumentare la penetrazione delle soluzione assicurative, sul totale dei prodotti alla clientela retail, dal 13% del 2018 al 19% nel 2021.

Tutto rose fiori, quindi? La realtà è più complessa. L’indicazione della spinta sulle commissioni è, per l’appunto, anche legata al risparmio gestito. Il rischio è che, oltre al calo della propensione al rischio del retail dopo la debacle dei mercati nel 2018, la maggiore trasparenza sulle commissioni richiesta dalla Mifid2 possa essere un limite all’espansione delle “fee”. La società non condivide il timore. Dapprima, dice la banca, la sua struttura commissionale è già adeguata alla nuova direttiva. Inoltre la trasparenza sui costi, è l’indicazione, non dovrebbe impattare in quanto l’istituto non ha “fee” di performance e quelle d’ingresso sono molto limitate. Infine, sottolinea sempre l’istituto, grande parte delle “commissioni” attese è legata al mondo assicurativo. Prodotti di protezione che, in mercati volatili, sono resilienti se non addirittura avvantaggiati.

Dal mondo delle commissioni ai prestiti. Questi, com è noto, contribuiscono al margine d’interesse. Nel business plan il “Net interest income” è previsto al 2021 in leggero rialzo. La dinamica, a ben vedere, è il risultato di andamenti differenti: da una parte c’è la riduzione del contributo della gestione finanziaria e degli interessi legati alle riprese delle sofferenze; dall’altra, invece, è prevista la spinta dei crediti.

Proprio rispetto ai prestiti, però, è possibile individuare un rischio. L’italia è vicina alla stagnazione. Un contesto in cui la domanda di credito può rallentare. Il che può impattare negativamente il “Net interest income”. Il gruppo non condivide il timore. In primis perchè le assunzioni macroeconomiche a base del business plan sono conservative. Poi perchè lo sviluppo sugli impieghi è maggiormente focalizzato sul retail che ha minori rischi e maggiori rendimenti. Infine perchè il credito al consumo, notoriamente attività anticiclica, darà un importante contributo. Al di là di simili considerazioni, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il presupposto di crescita alla base del piano d’impresa è già maggiore rispetto alle stime di stagnazione per l’Italia. Attendiamo gli sviluppi macroeconomici, ribatte Bper. Ciò detto però, rimarca sempre la banca, il piano non considera il nuovo Tltro della Bce. Un programma che, consentendo l’ulteriore calo del costo della raccolta, permette di più che controbilanciare l’eventuale riduzione dei volumi. Di conseguenza, afferma Bper, i target del piano d’impresa al 2021 sono confermati. Tra questi: la redditività operativa a 2,54 miliardi e l’utile netto a 450 milioni. Oltre al Cet1 “Fully phased” intorno al 12,5%.

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