lettera al risparmiatore

Bper, nel wealth management l’obiettivo è un centro unico di gestione degli investimenti

di Vittorio Carlini

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6' di lettura

Crescere nel mondo del risparmio gestito. È tra le priorità di Bper Banca. L’istituto, anche e soprattutto a fronte dei tassi-zero che caratterizzano Eurolandia , vuole spingere il Wealth Management. La strategia, a ben vedere, è già in atto e ha la sua rappresentazione nella dinamica delle commissioni nette. Alla fine dei primi nove mesi del 2017, ultimo dato disponibile, la voce contabile è cresciuta (rispetto ad un anno prima) del 2,1%. In particolare le commissioni da Asset under Management, quelle legate alle masse in gestione, sono salite del 16,8%. Insomma: l’impegno sul fronte del risparmio gestito, e più in generale nei margini da servizi, è nei numeri . Al di là dei dati, tuttavia, quale la strategia dell’istituto? Il gruppo ha realizzato la segmentazione della clientela. Questa è divisa in “personal” (da 50.000 euro a 500.000 euro di patrimonio) e “private” (oltre il mezzo milione). L’obiettivo, tra le altre cose, è concretizzare servizi adeguati ai diversi utenti. Così, riguardo alla sotto-segmentazione da 50.000 a 250.000 euro, c’è l’ipotesi (nel prossimo futuro) dell’uso di soluzioni FinTech quali il robo-advisory.

L’automazione nei servizi, però, più aumenta il valore degli asset del cliente e più finisce sullo sfondo. In tal senso, dai 250.000 euro al mezzo milione, potrà eventualmente parlarsi di “robo for advisory”. Cioè: l’automazione affiancherà il consulente umano che resta essenziale. Infine il private banking (patrimoni oltre mezzo milione). Qui sarà maggiormente accentuata l’idea dei servizi a 360°: dalla stessa gestione fino alla consulenza fiscale o legale (ad esempio, in caso di successione).

Ciò considerato, tuttavia, altro passaggio importante nel Wealth Management è il riordino delle attività di gestione degli investimenti. Queste, attualmente, sono “divise”nel gruppo. A Bper Banca, ad esempio, sono ricondotte le varie attività dei portafogli in consulenza. Le gestioni patrimoniali, invece, sono appannaggio di Optima Sim. Orbene: l’istituto di credito punta a realizzare un unico centro d’investimento. La società ha avviato uno studio di fattibilità per creare un singolo polo di competenza il quale, in ipotesi, dovrebbe vedere la valorizzazione proprio di Optima Sim.

A fronte di un simile scenario il risparmiatore, però, solleva un dubbio. I bassi tassi di mercato inducono un po’ tutte le banche, e gli istituti finanziari in generale, a scommettere sul risparmio gestito. Il che dà vita ad una forte concorrenza la quale può costituire un limite allo sviluppo del business. Bper rigetta l’obiezione. In primis la banca sottolinea che, allo stato attuale, non c’è alcuna pressione sul fronte commissionale. Inoltre, è l’indicazione, l’istituto può fare leva sulla propria clientela. Un bacino di utenti che consente di guardare alla crescita nel settore con una certa tranquillità. Infine, aggiunge il gruppo, la complessità dei mercati richiede elevate competenze. Il che spinge la domanda di servizi più evoluti quali quelli offerti da istituti come Bper. Al di là di simili considerazioni può ulteriormente obiettarsi che la MiFid 2 impone una nuova stretta nel risparmio gestito. Vero, dice la banca. E però la normativa, che ad esempio richiede maggiori dettagli sui costi, può al contrario, afferma sempre l’istituto, essere un vantaggio per una realtà già focalizzata sulla compliance come Bper.

NOVE MESI DELL’ISTITUTO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

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Ma non è solo risparmio gestito. A fianco di esso, nell’ottica d’aumentare i ricavi commissionali da servizi per sostenere il margine d’intermediazione impattato dalla debolezza di quello d’interesse, c’è anche il focus sulla bancassurance. Nei primi nove mesi dello scorso anno le “fee” legate a questo business sono salite del 10,8%. L’istituto, peraltro, ha rinnovato l’accordo quinquennale con il gruppo Unipol sulle polizze vita e danni. Insomma: Bper punta sul bancassurance.

DINAMICA COMMISSIONI NETTE

Dati in milioni di euro

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Fin qui considerazioni sul fronte di alcune strategie dello sviluppo industriale di Bper. L’istituto finanziario, tuttavia, ha un focus riguardo al miglioramento della qualità degli attivi. Il gruppo ha elaborato un programma, tra il 2018 e il 2020, sul fronte dei crediti deteriorati articolato i tre punti. Il primo è realizzare circa un miliardo in rettifiche. La mossa va concretizzata entro la fine del primo trimestre dell’anno in modo da, secondo quanto previsto dall’Ifrs 9, non impattare sul conto economico. Il secondo passaggio, invece, è la cessione di circa 3 miliardi di sofferenze. Qui è prevista una prima cartolarizzazione, entro la metà del 2018, di 1,1-1,2 miliardi di bad loans del Banco di Sardegna. Poi, tra la seconda metà dell’anno e la prima del 2019, dovrà esserci l’ulteriore “securitisation” di 1,6-1,8 miliardi di sofferenze della Bper. È ovvio che la “maxi” rettifica da un miliardo, aumentando il tasso di copertura delle sofferenze, dovrà consentire alla Bper di realizzare la dismissione dei bad loans al “giusto” prezzo, riducendo il rischio di svendita. Infine, terzo punto, c’è l’impegno sul recupero ad “in bonis”, da parte delle divisioni ad hoc del gruppo, per circa un miliardo di “Npe”. Insomma: un cocktail di iniziative ma con quali obiettivi? Tra gli altri arrivare ad avere il costo del rischio inferiore a 60 punti base nel 2020.

PRESTITI PER TIPOLOGIA DI CLIENTELA

Dati in percentuale al 30/09/2017

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Al di là, però, dei target di medio-lungo periodo quale la situazione degli Npl della banca? Lo stock di crediti dubbi,si sa, è piuttosto elevato. Ciò detto, alla fine del settembre scorso, il suo valore lordo(su base normalizzata) è diminuito del 4,3% rispetto all’anno precedente. Quello netto, dal canto suo, è calato del 9,3% con il tasso di copertura in rialzo al 47,4% (+2,9%). Le dinamiche, cioè, dell’asset quality sono in miglioramento. A ben guardare, però, le sofferenze lorde su base organica sono leggermente salite (+0,8%) e quelle reported crescono dell’1,3%. Si tratta di un trend che, proprio perchè il contesto del gruppo è positivo, fa storcere il naso al risparmiatore. La Bper dice di non essere preoccupata ed invita ad un’analisi più attenta. Dapprima il rialzo è per l’appunto molto limitato. Inoltre, è l’indicazione, il fatto che le “Inadempienze probabili” siano solo il 33% di tutti i deteriorati segnala la severità con cui l’istituto valuta la qualità del credito. Poi, dice sempre Bper, da una parte le stesse inadempienze improbabili sono in contrazione; e, dall’altra, i flussi da “in bonis” a deteriorato rallentano. Infine, aggiunge la banca, il “cure rate” (tasso di recupero da Npe ad “in bonis”) è elevato mentre il “danger rate” (tasso di passaggio a sofferenza) va appiattendosi. In conclusione, tenuto anche conto delle cartolarizzazioni, Bper, consapevole della necessità di gestire la tematica degli Npl, non vede problematiche particolari sul rialzo delle sofferenze.

DINAMICA DEI COSTI OPERATIVI

Dati in milioni di euro

DINAMICA DEI COSTI OPERATIVI

Già, gli Npl. Questi riguardano lo stato patrimoniale. Ritornando invece al conto economico, che ha visto al 30/9/2017 l’utile netto (anche grazie a poste non ricorrenti) in rialzo a 148 milioni, il risparmiatore è interessato anche ai costi. Orbene: sempre a fine settembre il rapporto tra oneri e ricavi (cost/income) si è assestato al 62,1% rispetto al 60,5% di 12 mesi prima. Cioè l’indicatore è peggiorato. Il dato, tuttavia, non ha un reale valore segnaletico. Da una parte, infatti, nei primi mesi del 2016 non erano contabilizzati i costi dell’acquisita Cr Saluzzo. Dall’altra, nel 2017 sono stati iscritti a bilancio gli oneri legati a CaRiFe (shopping a giugno). Di conseguenza raffrontare i valori reported dei due periodi ha poco senso. A fronte di ciò Bper, su base omogenea, ricorda che i costi sono calati del 3,1%. E quindi non c’è preoccupazione sulla loro dinamica. Ciò detto il gruppo sottolinea che il pressing su di essi continua. Una priorità aziendale per consentire, nei prossimi esercizi, la stessa riduzione del cost/income. Il calo, ovviamente, dovrà fare leva anche sull’incremento del numeratore (ricavi). Il rilancio del margine d’intermediazione, come indicato, passa anche e soprattutto dal rialzo dei ricavi da commissione. Al di là di ciò, però, non può dimenticarsi l’obiettivo di fare ripartire il margine d’interesse. Quest’ultimo, al 30/9/2017, era in calo principalmente per i maggiori interessi passivi legati all’obbligazione Tier2 e alla contrazione del rendimento dell’attivo, soprattutto sui conti correnti attivi e gli impieghi alle imprese. Orbene: la banca, da una parte, punta sul finanziamento al retail (ad esempio il credito al consumo); e, dall’altra, vuole mantenere la stabilità del contributo del portafoglio titoli. Così nel quarto trimestre del 2017, dice Bper, il margine d’interesse dovrebbe avere trovato una sua base. Non c’è il recupero sull’intero anno ma, chiude l’istituto, può essere una dinamica di conforto per l’inizio del 2018.

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