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Braccialini, piano industriale in due fasi

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Il cambio di passo è atteso tra 12 mesi, con le prime due collezioni (primavera-estate 2018 e autunno-inverno 2018-2019) firmate dalla nuova proprietà. Per Braccialini, il marchio fiorentino di pelletteria finito in concordato preventivo e rilevato due mesi fa (per 6 milioni di euro) dal gruppo aretino Graziella (gioielli), comincia la seconda vita sotto le insegne della newco Graziella&Braccialini srl. Il rinnovamento partirà dal design, ora coordinato dal centro creatività di Graziella Group, e dall’innalzamento della qualità.

«Vogliamo ringiovanire un marchio che ha innovato e tracciato la strada a tanti altri – spiega Gianni Gori, presidente del gruppo Graziella che fa capo alla sua famiglia – e che deve tornare a stupire con la freschezza dei suoi prodotti. Non vogliamo diventare Louis Vuitton, ma fare lusso accessibile puntando su design italiano, made in Italy, qualità e funzionalità. Nei prossimi dodici mesi sarà già visibile il rinnovamento, poi partirà l’integrazione con i progetti del gruppo».

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Il rilancio prevede dunque due fasi: un piano industriale per i primi 12-18 mesi; e, a fine 2018, il vero e proprio progetto industriale di sviluppo. Braccialini riparte da 8,5 milioni di fatturato atteso nel 2017 (nel primo trimestre dell’anno è stato di 3,8 milioni), con l’obiettivo – annuncia Gori - di toccare i 10-12 milioni nel 2018. Ai 6 milioni investiti per l’acquisto del ramo d’azienda, il gruppo Graziella ne affiancherà altri sei, per i quali ha già ottenuto linee di credito, mentre 1,7 milioni sono serviti alle prime operazioni di riorganizzazione.

La svolta arriverà con la spinta alle vendite estere, che nella “vecchia” Braccialini rappresentavano solo il 30%, col 70% di fatturato realizzato in Italia, e che la nuova proprietà intende far diventare prevalenti: «Nel giro di due-tre anni dobbiamo capovolgere il peso dei due mercati», sottolinea Gori che intende attivare sinergie con i gioielli Graziella, concentrati all’estero dall’ex Urss alla Turchia fino al Medio Oriente. «I consumatori del Medio Oriente sono perfetti anche per le borse Braccialini», spiega Gori. Nessun interesse, invece, per le vecchie licenze produttive dei brand di pelletteria Gherardini (che ha in corso un arbitrato col concordato Braccialini), Francesco Biasia e Vivienne Westwood: «Ci concentrermo solo sul marchio Braccialini», annuncia il presidente che ha riassunto tutti gli 84 dipendenti della vecchia Braccialini (con contratto di solidarietà) e ora sta inserendo nuove figure in azienda, guidata dall’ad Massimo Macchi. Prossime tappe sono «riprendersi il posto in prima fila alla fiera Mipel» e aprire un nuovo show room a Milano.

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