progetto no cap

Braccianti agricoli, la filiera etica assume 50 giovani donne

Le 50 braccianti lavoreranno fino al termine della campagna di raccolta dell'uva da tavola, a novembre , e anche oltre, per i 6 mesi successivi, con quella degli agrumi

di Vincenzo Rutigliano

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(AdobeStock)

Le 50 braccianti lavoreranno fino al termine della campagna di raccolta dell'uva da tavola, a novembre , e anche oltre, per i 6 mesi successivi, con quella degli agrumi


2' di lettura

Giornata “speciale” per 50 braccianti agricole pugliesi e lucane, fino a ieri vittime di sfruttamento, da oggi coinvolte in una filiera etica per la raccolta di prodotti agricoli destinati ad una catena di Gdo che li distribuisce con il bollino etico “Nocap”, contro il caporalato.

Le 50 braccianti lavoreranno fino al termine della campagna di raccolta dell'uva da tavola, a novembre , e anche oltre, per i 6 mesi successivi, con quella degli agrumi. Oltre a un contratto di lavoro dignitoso – che prevede 6,5 ore di lavoro e una paga giornaliera di 70 euro lordi (contro le 10 ore lavorative imposte dai caporali per una paga di 30 euro, oltre al costo del trasporto spesso su ‘furgoni della morte') - le lavoratrici avranno a disposizione un alloggio e il trasporto gratuito verso i luoghi di lavoro.

I mezzi di trasporto, due van, sono stati acquistati dall'associazione NOCAP, uno dei tre attori di questa iniziativa, grazie a una raccolta fondi che ha coinvolto molti donatori.Le 50 lavoratrici sono coinvolte nel progetto “Donne braccianti contro il caporalato', presentato oggi a Policoro, in Basilicata, in una giornata speciale, ovvero il quinto anniversario della morte della bracciante Paola Clemente, vinta dal caldo e dalla fatica durante il taglio dell'uva da tavola in un tendone nell'agro di Andria, nella Bat, in Puglia, e la cui vicenda è stata decisiva nel varo della legge anticaporalato.

Le 50 braccianti raccoglieranno uva da tavola bio in agro di Ginosa (Taranto), poi confezionata nell'impianto di Aba Bio Mediterranea di Policoro (Matera), e distribuita dal gruppo Megamark nei supermercati a insegna A&O, Dok, Famila, Iperfamila e Sole365 del Mezzogiorno con il bollino, appunto, ‘Nocap' e il marchio etico e di qualità ‘IAMME', tutti prodotti bio già presenti sugli scaffali di Megamark, ma come linea di rossi (passate, pelati, salse pronte) e di prodotti freschi ortofrutticoli.

Nel progetto oltre all'associazione internazionale anti-caporalato NO CAP (impegnata nel promuovere e valorizzare le aziende agricole che rispettano la legalità e i diritti dei lavoratori), sono coinvolti anche il gruppo Megamark di Trani (leader della distribuzione moderna nel Mezzogiorno con oltre 500 supermercati) e Rete Perlaterra (associazione e rete tra imprese che promuovono pratiche agroecologiche di lavoro della terra).

Gli stessi attori hanno promosso, a settembre scorso, una vera e propria filiera etica contro il caporalato chiamata ‘IAMME', che ha consentito di regolarizzare finora circa 150 braccianti extracomunitari tra Capitanata, nel nord della Puglia, per la raccolta di pomodori da industria, Metapontino, in Basilicata, per la raccolta ed il confezionamento di prodotti freschi ed il ragusano, in Sicilia,per la coltivazione di pomodori. «Con IAMME – spiega Francesco Pomarico, direttore operativo del gruppo Megamark – diamo il nostro contributo per affermare che chi lavora nel settore agroalimentare, impresa o bracciante di qualsiasi razza o provenienza, deve farlo nel solco delle leggi. E per quel che ci riguarda siamo dell'idea di far conoscere ai nostri clienti quello che portano sulle loro tavole».

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