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Braccio di ferro all’Opec Plus sui tagli di produzione russi

Mosca si presenta al vertice spingendo per un calcolo diverso del suo contributo

di Sissi Bellomo

(Afp)

3' di lettura

Potrebbe essere una questione metodologica l’ostacolo principale del vertice Opec Plus, che si apre oggi a Vienna. La Russia – irrinunciabile alleata nei tagli alla produzione di petrolio – insiste nel pretendere che dal conteggio del suo contributo siano esclusi i condensati: barili che sono parenti stretti del greggio, ma che l’Opec stessa non ha mai preso in considerazione nel definire le quote produttive dei suoi Paesi membri.

Può sembrare una questione secondaria, ma non lo è affatto. Se Mosca riuscisse ad averla vinta otterrebbe un lasciapassare per estrarre in teoria fino a 770mila barili al giorno in più (destinati a crescere in futuro), di un combustibile che ha impieghi in parte sovrapponibili con quelli del petrolio “normale”: i condensati – termine la cui definizione, tanto per complicare le cose, non è univoca – sono una specie di greggio iperleggero, adatto a molte lavorazioni in petrolchimica.

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Al di là della cortina di fumo sollevata dalle (poche) dichiarazioni sui possibili esiti del vertice, il tema è già entrato nell’agenda dei lavori qui a Vienna, dominando le discussioni più dell’ipotetica mozione per aumentare i tagli produttivi a 1,6 milioni di barili al giorno, dagli attuali 1,2 mbg: una fantasia forse, di cui in fin dei conti ha parlato sempre e soltanto il ministro iracheno Thamer Ghadaban. Il kuwaitiano Khaled Al-Fadhel ieri ha affermato di non averne mai sentito discutere. E Ghadaban stesso ha fatto una parziale marcia indietro, chiarendo che comunque Baghdad non ha proposto né appoggerebbe maggiori tagli, ma piuttosto una proroga di quelli attuali da marzo fino a dicembre 2020: idea che ha guadagnato il sostegno esplicito di Oman e Venezuela e che potrebbe rivelarsi la soluzione più accettabile per raggiungere il consenso.

I sauditi (come la maggior parte delle altre delegazioni) per ora tacciono: all’arrivo nella capitale austriaca, stretta in una morsa di gelo, il ministro Abdulaziz bin Salman si è limitato a osservare che comunque «il sole risplende come sul mercato petrolifero».

Quanto ai russi, si erano già espressi nei giorni scorsi. In modo fin troppo chiaro. Il presidente Vladimir Putin, pur ribadendo la volontà e l’interesse a proseguire la collaborazione con l’Opec, aveva accennato all’esistenza di «alcuni disaccordi minori». Il suo ministro dell’Energia, Alexandr Novak, aveva spiegato che nei tagli produttivi «non bisognerebbe tenere conto dei condensati, perché si tratta di un’area totalmente diversa, relativa alla produzione e alle forniture di gas». Gazprom in particolare è impegnata a sviluppare nuovi giacimenti, per servire anche la Cina: limitare i volumi di liquidi associati al gas è impossibile e comunque questi non vengono esportati, afferma Novak, precisando che le sue contestazioni riguardano un numero limitato di barili: la Russia ha tagliato solo 195mila bg di produzione a novembre, sforando per l’ennesima volta il tetto concordato con l’Opec Plus, che imporrebbe un taglio di 228mila bg rispetto a ottobre 2018. Ma senza contare i condensati il taglio sarebbe stato di 225-230mila bg.

L’iracheno Ghadaban – l’unico davvero loquace al la vigilia del vertice Opec – ha confermato al Sole 24 Ore che le richieste della Russia sono state discusse dal Comitato tecnico congiunto (Jtc) dell’Opec, che si è riunito martedì per predisporre i lavori del vertice. «A livello ministeriale non ne abbiamo ancora discusso, la questioe dovrebbe essere affrontata domani (oggi per chi legge, Ndr). Per ora se ne sono occupati i tecnici. Non so cosa succederà, vedremo».

Il Jtc non ha nessun potere decisionale, ma l’organismo – che si riunisce sempre alla vigilia dei vertici Opec – ha il compito di definire i temi da sottoporre all’esame dei ministri del gruppo e può anche suggerire, in base allo studio del mercato, quali politiche sarebbe opportuno attuare. Stavolta, secondo indiscrezioni, non avrebbe raccomandato tagli produttivi più drastici.

L’Opec non ha mai conteggiato nelle sue quote produttive i condensati, né altri liquidi associati al gas (Ngl), tuttavia ne estrae in quantità rilevanti: nel suo ultimo bollettino mensile indica che la stima, ancora preliminare, per il mese di ottobre è di 4,81 mbg: più della produzione di greggio dell’Iraq. Non ci sono stime Opec suddivise per ciascun Paese membro ed è difficile trovare dati paragonabili. Nel World Energy Outlook Bp conta i condensati insieme al greggio, mentre per Ngl e assimilati indica una produzione 2018 di 237mila bg per la Russia e addirittura di 1,753 milioni di bg per l’Arabia Saudita. Nell’Opec sono produttori rilevanti di Ngl anche gli Emirati arabi (641mila bg), l’Iran (559mila bg) e il Kuwait (312mila bg).

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