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La Russa al Senato, Camera alla Lega: accordo fragile e tensioni nella maggioranza

Nella notte si fa strada un’intesa nella coalizione che ha vinto le elezioni: la Meloni conta di riuscire a eleggere La Russa già in giornata, Salvini dovrebbe ottenere Molinari. I dubbi di Forza Italia

Aggiornato il 13 ottobre 2022, ore 06:56

Ministeri e presidenze delle camere, la trattativa di Meloni

4' di lettura

Al via la diciannovesima legislatura italiana. In giornata gli eletti verranno ufficializzati dal Parlamento e il Senato è chiamato a eleggere il suo presidente. Il centrodestra lavora per chiudere entro stamani l’accordo sul nome di La Russa, con la presidenza della Camera che dovrebbe andare invece alla Lega. Ira intanto di Forza Italia per l’esclusione di Licia Ronzulli dal governo. C’è una intesa fragile nella coalizione che ha vinto le elezioni dello scorso 25 settembre. E pertanto si tratta di un accordo esposto alle ritorsioni di potenziali franchi tiratori.

La Meloni proverà a ottenere la nomina di La Russa già alla prima giornata di lavori. C’è il via libera del leader leghista Matteo Salvini che in cambio ha incassato la presidenza della camera per Riccardo Molinari. Berlusconi, invece, resta cauto. Sulla carta dovrebbe votare anche lui per La Russa ma, dopo la vicenda Ronzulli, non si escludono colpi di scena da parte dei suoi.

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La notizia dell’esclusione di Licia Ronzulli dal futuro governo di centrodestra comincia a diffondersi tra gli azzurri subito dopo il colloquio a Villa Grande tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Un incontro, raccontano, franco, nel corso del quale la leader di via della Scrofa avrebbe resistito alla pressante richiesta del Cav di concedere alla sua fedelissima un ministero, se non di prima fascia, almeno con portafoglio. Niente da fare, la presidente di Fratelli d’Italia, a quanto si apprende, sarebbe stata irremovibile sul punto, e allo stato, Ronzulli sarebbe fuori dal Cdm.

Giorgia Meloni si attende un voto compatto della maggioranza al Senato sul nome di Ignazio La Russa, consapevole che altrimenti il centrodestra, inizierà con il piede decisamente sbagliato l’avventura di governo. Per scongiurare questa ipotesi, in una vigilia piena di tensioni, la leaderdi FdI ha aperto una trattativa serrata e praticamente a oltranza con Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, che non rinunciano alle loro mire su diversi dicasteri di peso. Con la Lega che rilancia sul Viminale e anche sulla presidenza di Palazzo Madama. E Forza Italia che rivendica la Giustizia.

La Russa verso presidenza Senato

Nonostante l’ottimismo dichiarato da tutti i protagonisti ( «ottimista e tranquilla» la premier in pectore e «determinata a trovare un accordo all’altezza delle sfide che attendono l’Italia», la Lega), resta la situazione di impasse. In ambienti della maggioranza non si esclude un vertice nella notte, quel vertice dei tre leader annunciato ma rimasto per ora in stand-by dopo una giornata di incontri e contatti. Cominciati con un colloquio la mattina tra la leader di FdI e l’ex ministro dell’Interno che era accompagnato da Roberto Calderoli. E continuati con il bilaterale con il Cavaliere a Villa Grande. Un incontro al quale ha partecipato anche Ignazio La Russa, sul cui nome in serata sembrava esserci consenso tra i tre partiti.

Molinari in pole per la Camera

Tutto questo mentre al Consiglio federale, convocato alla Camera, la Lega è tornata ad alzare la posta, puntando sul Viminale e sul nome di Calderoli per il vertice di Palazzo Madama. In assenza di un accordo complessivo, la coalizione al Senato potrebbe decidere di votare scheda bianca al primo scrutinio, per non bruciare La Russa. Il suo nome, con quello di Riccardo Molinari per la presidenza di Montecitorio (da eleggere venerdì), era inserito nell’intesa di massima per la seconda e la terza carica dello Stato che in mattinata pareva definita.

L’intreccio con le caselle ministeriali

«Non ci sono problemi, un accordo c’è», spiegava Giovanbattista Fazzolari, uno dei colonnelli di FdI che da giorni lavorano al fianco di Meloni per fare in modo di chiudere rapidamente dopo l’incarico e arrivare al 24 ottobre con una squadra di governo pronta a partire. Per gli alleati, però, prima di accettare ufficialmente quella soluzione serve un patto sulle caselle dei ministeri. Non a caso, Matteo Salvini (in mattinata sarebbe stato anche lui da Berlusconi, secondo voci smentite) a stretto giro ha convocato il Federale della Lega. Così il braccio di ferro è ripreso, ed è stato rimesso in discussione anche il ticket per le Camere.

Fi fibrilla sul nome di Ronzulli

Lo schema proposto da Meloni non è stato ben accolto da Berlusconi: tra i due non ci sarebbe feeling, è la tesi diffusa nella maggioranza, lui mal sopporta l’atteggiamento di lei, che a sua volta fatica a fare i conti con i diktat dei soci di minoranza. Berlusconi è anche alle prese con un partito in agitazione e non poche tensioni in famiglia, a quanto si apprende, per come è stato gestito il caso di Licia Ronzulli. La leader di FdI non intende accontentare il Cavaliere con un ministero di peso per la sua fedelissima. Ma su Ronzulli “andiamo avanti”, chiariscono fonti azzurre esprimendo una certa irritazione.

Voci in ordine sparso sul Mef

E per la premier in pectore il rebus si fa sempre più intricato, con sempre meno tempo a disposizione per completare un puzzle in cui manca anche la cruciale casella dell’Economia. Fazzolari - si racconta in ambienti parlamentari della maggioranza - avrebbe avuto una telefonata con Biagio Mazzotta proponendogli la guida del Mef. Il Ragioniere generale dello Stato si sarebbe preso tempo per valutare. Restano sul tavolo poche altre soluzioni tecniche, incluso Domenico Siniscalco, e una politica: il leghista Giancarlo Giorgetti, un papabile anche per la presidenza della Camera, tanto che, secondo parlamentari del Terzo polo, avrebbe chiesto una sponda all’opposizione. «Ho un’offerta della Juventus per sostituire Allegri», scherzava il ministro per lo Sviluppo economico uscente, prima di un faccia a faccia con il suo leader, suggellato da una foto di loro sorridenti.

Quattro ministeri, l’obiettivo dei leghisti

«Non ci è mai stato concretamente offerto il Mef per Giorgetti. Se lo proponessero lo prenderemmo al volo per lui», avrebbe detto Salvini ai suoi nel Federale. Se verrà chiesto alla Lega di occuparsi di temi fondamentali come economia, sicurezza, opere pubbliche e autonomia «sappiamo come farlo e con chi farlo», ha chiarito il segretario. «Se molliamo il Viminale le facciamo un regalo e molliamo su tutto», il ragionamento di un leghista, riferito a Meloni. L’obiettivo dei leghisti è arrivare a quattro ministeri: secondo quanto filtra, non interessano Sanità e Giustizia mentre è prioritario quello per gli Affari regionali e l’Autonomia, per cui si profila un derby veneto tra Lorenzo Fontana e Erika Stefani, favorita. Per far capire che la corda non si può troppo tirare, in FdI c’è chi non esclude che alla fine la Camera possa andare a Forza Italia.

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