IL NUOVO DPCM

Conte: niente vacanze sulla neve a Natale. È braccio di ferro tra governo e Regioni

Le regioni giocano d’anticipo e approvano le linee guida: «contributo propositivo» all’esecutivo «per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori». Il ministro Boccia: oggi non ci sono condizioni aprire le piste. Ghezzi (Anef): perdita di fatturato dal 50 al 70 per cento

di An.C.

(foto Ansa)

4' di lettura

È braccio di ferro tra governo e regioni sulle vacanze natalizie sulla neve, con il primo a chiudere all’ipotesi di riaprire le piste sotto il periodo natalizio, e le regioni a giocare d’anticipo, approvando delle linee guida e invitando l’esecutivo a confrontarsi sul tema. «Le Regioni oggi (lunedì 23 novembre, ndr) hanno consegnato delle linee guida sulle quali ci confronteremo quando ci saranno le condizioni per riaprire, oggi non ci sono. Valuteremo nel prossimo Dpcm se ci saranno le condizioni e per fare cosa», ha chiarito il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, intervenuto alla trasmissione La Vita in diretta su RaiUno, rispondendo alla domanda se potranno riaprire gli impianti sciistici.

Conte: niente vacanze sulla neve a Natale

Una linea ribadita in serata dal premier Giuseppe Conte. «Sullo spostamento tra regioni a Natale, ci stiamo lavorando ma se continuiamo così a fine mese non avremo più zone rosse. Tuttavia, il periodo natalizio richiede misure ad hoc. Si rischia altrimenti di ripetere il ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile. Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile» ha detto il presidente del Consiglio a Otto e Mezzo su La7. E ha aggiunto: «Con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo».

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I timori del governo

Il timore del governo è quello che un via libera alle attività sciistiche già a dicembre possa determinare assembramenti e, di conseguenza, una ripresa dei contagi Coronavirus, sulla falsariga di quanto è accaduto in estate con l’apertura delle discoteche. Le regioni fanno però muro e premono per riaprire piste da sci e impianti di risalita. Gli assessori dell'arco alpino chiedono che si fissi una data per l'apertura. È necessario salvare il turismo invernale, è il messaggio. Bisogna individuare una soluzione che consenta di rispettare la salute pubblica senza dimenticare l'economia della montagna.

Ghezzi (Anef): perdita di fatturato dal 50 al 70 per cento

Gli operatori del comparto sono in allerta. «Nessuno vuole andare a sciare quando ci sono pronto soccorso in affanno - sottolinea Valeria Ghezzi, presidente di Anef, l’associazione nazionale esercenti funiviari - ma se decidi di riaprire lo shopping sotto Natale, allora si possono anche riaprire le piste da sci, chiaramente in sicurezza. Così, mantenendo gli impianti e le piste chiusi anche nel periodo natalizio lasciamo a casa 120mila persone (15mila quelle che lavorano direttamente nel settore, più l’indotto). Si tratta soprattutto di stagionali senza tutele». Quanto poi all’ipotesi di una riapertura ma solo a fine gennaio, Ghezzi ricorda che «di solito per noi Natale vale un terzo della stagione. Dopo Natale non avremo gli stranieri. La perdita del fatturato sarà dal 50 al 70 per cento. Se si aprisse a Natale, andremmo comunque intorno a perdite del 40%, in quanto quest’anno la situazione è ormai compromessa, ma potremmo tutelare i nostri dipendenti, i nostri lavoratori e la filiera».

Assessori Alpi, serve data per avvio sci

Gli assessori con delega agli impianti di risalita delle Regioni alpine di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno pubblicato una nota congiunta nella quale hanno messo in evidenza la necessità di «darsi una data comune per l'avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane». «Molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca - tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, ecc. - aspettano risposte per programmare la stagione invernale», si legge ancora nel documento.

Lombardia, blocco impianti sci folle,governo ci ripensi

«Tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l'economia della montagna», hanno ricordato Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna della Lombardia. Lo stop sarebbe «una scelta scriteriata, incomprensibile. Dato che gli addetti del turismo della montagna devono programmare la stagione - hanno aggiunto in una nota - pretendiamo che il Governo riveda questa incomprensibile decisione».

Kompatscher, valutare apertura sci solo per residenti

Il presidente del Piemonte Cirio ha chiesto di «trovare un punto di equilibrio come quello di chiudere bar e ristoranti sulle piste». Il governatore altoatesino Arno Kompatscher , ad esempio, ai microfoni di Sky Tg24 ha avanzato la proposta di «aprire gli impianti per i residenti e solo dopo gli alberghi», così .Per il governatore della Liguria Giovanni Toti «con i divieti si rischia un danno irreversibile all'economia montana». Il presidente del Veneto Luca Zaia ha sottolineato:«Vanno decise le linee guida tra le regioni».

Arrivano le linee guida delle Regioni: «contributo propositivo»

E così è stato. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali. I governatori hanno dunque giocato d’anticipo. Il documento, ha sottolineato il vicepresidente della Conferenza Giovanni Toti, rappresenta un «contributo propositivo» all’esecutivo «per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori». L'auspicio, ha proseguito Toti, «è che , come accaduto in precedenza, il Governo voglia condividere con le Regioni i necessari approfondimenti sul piano della collaborazione istituzionale nell'interesse dei cittadini, del tessuto socioeconomico del Paese e nel rispetto delle necessarie regole di prevenzione».

Al via la neve artificiale stazioni sci Valle d'Aosta

Pur in questa situazione di incertezza, le principali stazioni sciistiche della Valle d'Aosta hanno iniziato la produzione di neve artificiale. La conferma è giunta da Ferruccio Fournier, presidente dell'Avif, l'associazione che riunisce le società degli impianti di risalita. «Visto lo scarso innevamento naturale - ha affermato - non possiamo più aspettare: lo scorso anno a quest'epoca c'era già oltre un metro di neve sulle nostre piste e avevamo già gli impianti aperti». La regione rimarrà zona rossa almeno fino al 3 dicembre. Poi, si vedrà. Di certo, la sensazione è che il confronto Governo-Regioni sull’apertura delle piste da sci continuerà nei prossimi giorni.

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