IL GOVERNO CONTE DUE

Braccio di ferro M5S-Pd sul taglio dei parlamentari: mercoledì il verdetto sui tempi

Il 25 settembre la capigruppo di Montecitorio dovrà approntare il calendario dei lavori dell'Aula della Camera fino a dicembre. I pentastellati premono per un via libera entro le prime due settimane di ottobre ma i Dem danno la priorità al raggiungimento di un accordo sulla modifica della legge elettorale e dei regolamenti, operazioni - sottolineano - che si rendono necessarie in vista della riduzione del numero di deputati e senatori

di Andrea Carli


Di Maio: ci aspettiamo sì da tutti partiti a taglio parlamentari

3' di lettura

Che la partita politica, con effetti potenzialmente destabilizzanti sull’equilibrio del governo M5S-Pd da poco insediato, si giochi sul dossier del taglio dei parlamentari, oltre al reperimento delle risorse da destinare alla manovra e al test sulle alleanze locali a cominciare dall’Umbria, lo confermano le parole del ministro dei Rapporti con il Parlamento, il pentastellato Federico D’Incà.

La riforma del taglio dei parlamentari prevede, in base al testo, che a Palazzo Madama ci saranno 115 senatori in meno, passando dagli attuali 315 a 200; di questi quelli eletti all’estero saranno 4 e non più 6, ed i senatori a vita potranno essere al massimo cinque. Alla Camera, invece il taglio sarà ancora più pesante: i deputati scenderanno da 630 a 400.

GUARDA IL VIDEO - La fiducia vien votando, Di Maio: Pd voti taglio dei parlamentari

Il pressing M5S per velocizzare i tempi
«Vogliamo calendarizzare il taglio dei parlamentari già a partire dalla settimana prossima con la conferenza dei capigruppo alla Camera - ha sottolineato - e quindi nelle prossime settimane deve avvenire il taglio dei parlamentari che è un passaggio obbligato». La riforma è un punto irrinunciabile per M5S: è alla quarta e ultima votazione.

La dichiarazione di D’Inca ribadisce la linea più volte espressa nelle ultime ore dal leader politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio: il via libera della riforma costituzionale, è il messaggio, deve avvenire in «tempi rapidi». In una lettera sul Blog delle Stelle il ministro degli Affari esteri ha chiarito che da come verrà affrontato questo dossier dai Dem, sul piano della tempistica, capirà se del Pd ci si può o meno fidare. Insomma, la fiducia si dimostra. Di Maio chiede che la riforma venga approvata entro le prime due settimane di ottobre. Immediata la replica Dem: il taglio dei parlamentari si farà ma no a ultimatum.

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Il 25 settembre possibile il verdetto della capigruppo
Allo stato attuale la capigruppo di Montecitorio è convocata per mercoledì prossimo, 25 settembre, alle 14. La riunione dovrà approntare il calendario dei lavori dell'Aula della Camera fino a dicembre.

Il Pd: prima modifica della legge elettorale e dei regolamenti
Se Di Maio chiede che il taglio dei parlamentari giunga in Aula alla Camera quanto prima, la strategia del Pd dà la priorità al raggiungimento di un accordo sulla modifica della legge elettorale in senso proporzionale e dei regolamenti, operazioni - sottolineano i Dem - che si rendono necessarie in vista della riduzione del numero di deputati e senatori. Di Maio rilancia: prima il taglio dei parlamentari, poi la legge elettorale. Se si guarda al percorso della riforma fino a oggi, per tre volte i gruppi parlamentari Dem hanno votato contro. Nel partito qualcuno ha anche preso in considerazione l’ipotesi di intraprendere la strada della battaglia referendaria contro qiuel provvedimento.

I Dem puntano sul ritorno del proporzionale
Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale, nel Pd è diffusa la convinzione che si debba puntare al proporzionale, anche se dai padri fondatori Romano Prodi e Walter Veltroni si mette in evidenza che quella di abbandonare la strada del maggioritario potrebbe non essere la scelta giusta. La soluzione più “in voga” è però quella di proporzionalizzare il sistema elettorale togliendo i collegi e introducendo una soglia congrua (5%). Questa modifica, inoltre, dovrebbe essere accompagnata dall’introduzione in Costituzione della sfiducia costruttiva sul modello tedesco per non aumentare ulteriormente il rischio di ingovernabilità e dall’elettorato attivo per i 18enni anche al Senato.

Cautela anche da Leu
Anche Leu manifesta cautela, richiamando quanto scritto nel programma: il taglio dei parlamentari deve essere controbilanciato da altre riforme, in un cammino parallelo. A partire dalla legge elettorale.

Con la crisi di governo voluta da Salvini arriva lo stop
Il provvedimento del taglio dei parlamentari era in calendario il 22 agosto alla Camera, pronto per l’ultimo passaggio. Ma la crisi di governo voluta da Matteo Salvini e le dimissioni di Conte dalla guida dell’esecutivo giallo verde hanno congelato il fascicolo.

La tappa precedente
L’11 luglio si è chiuso il terzo dei quattro round per la sforbiciata. Con 180 sì e 50 no il Senato ha approvato il testo blindato della riforma costituzionale che riduce il numero degli “onorevoli” a quota 600 (contrari Pd, gruppo Misto e Autonomie; Forza Italia non ha partecipato al voto): ossia 345 poltrone in meno (ridotto da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori). Ora il taglio dei parlamentari si appresta a percorrere l’ultimo miglio, sul quale si gioca l’equilibrio del governo.

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