previdenza

Braccio di ferro su Quota 100 tra Tridico e Ragioneria. Il Mef frena sui 63 miliardi di costi stimati

Secondo il Mef la previsione di spesa della Rgs è «sovrastimata». E, con una nota ufficiale, il ministero sostiene che nel triennio di sperimentazione della misura i costi saranno «sensibilmente inferiori» ai 20 miliardi previsti al momento del varo del decreto a gennaio

di Davide Colombo e Marco Rogari


Quota 100: arriva il restyling del governo giallorosso

3' di lettura

Assomiglia molto a un braccio di ferro. È quello che vede al centro il destino di «Quota 100». E che si è manifestato apertamente di fronte agli oltre 63 miliardi di maggiore spesa previdenziale per i nuovi anticipi pensionistici emersi dall’ultimo report della Ragioneria generale dello Stato fino al 2036, con “un’andatura in media” pari a o,2 punti di Pil l’anno. «Sinceramente sono abbastanza sorpreso di questi 63 miliardi, probabilmente s'intende qualcos’altro», ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico aggiungendo: «Credo sia sovrastimato come dato».

E lo stesso ministero dell’Economia, in una ufficiale, parla di «valore ampiamente sovrastimato» in quanto si limita a «distribuire in maniera uniforme sull’intero periodo considerato dal Rapporto (2019-2036) il valore medio della variazione del rapporto della spesa/PIL (0,2%) stimato rispetto allo scenario base. Si tratta pertanto - si legge ancora nella nota del Mef - di una quantificazione non imputabile al ministero dell'Economia e delle Finanze né certificata in alcun modo dai dati forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato».

Quanto ai costi effettivi della sperimentazione triennale (2019-2021), il Mef sottolinea inoltre che «il valore della maggiore spesa complessiva derivante dalle misure in questione, alla luce delle quantificazioni iniziali effettuate nella predisposizione del decreto legge» varato a gennaio «avrebbe potuto al massimo raggiungere i 20 miliardi di euro. Tenendo conto dei dati più aggiornati del monitoraggio sulla misura in questione,
i costi complessivi saranno invece sensibilmente inferiori a tale cifra».

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La partita in vista della manovra
Anche alla luce del monitoraggio della Rgs, così come quello dell’Inps dal quale emerge un’adesione agli “anticipi” inferiore del 30% rispetto alle previsioni, il nodo «Quota 100» dovrà essere affrontato in sede di definizione della prossima manovra autunnale. Nonostante la precisazione del Mef sulla quantificazione dei costi, il braccio di ferro sembra destinato a diventare politico, con il M5S che continua ad affermare che la misura non si tocca, come hanno ribadito i ministri Luigi Di Maio e Nunzia Catalfo,. Mentre il Pd, che al momento fa sapere di non volerne ridurre la durata, non chiude del tutto a modifiche. La difficoltà a reperire risorse per la prossima legge di bilancio, che poggerà sullo stop agli aumenti Iva e sull’avvio del taglio al cuneo fiscale per un conto complessivo da almeno 35 miliardi, e i limiti, dati alla mano, mostrati dai nuovi anticipi pensionistici introdotti dal governo giallo-verde, potrebbero indurre a valutare con attenzione il restyling di «quota 100».

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Le opzioni per il restyling
I tecnici hanno già messo a punto alcune opzioni: si va dalla rimodulazione delle finestre di uscita, all’innalzamento di uno dei due requisiti di «Quota 100» e alla reintroduzione degli adeguamenti automatici all'aspettativa di vita. Un ritocco, quest’ultimo, espressamente caldeggiato dalla Ragioneria. Tra le ipotesi sul tavolo anche uno stop anticipato della sperimentazione prevista dall’ultima legge di bilancio (a fine 2020 anziché a fine 2021). Nel menù tecnico non mancano le misure alternative e con funzioni “compensative”: oltre all’ulteriore proroga di Opzione donna, si ipotizza il passaggio a regime dell'Ape sociale con una platea più ampia e l'avvio di una «pensione di garanzia» finanziata fiscalmente per i giovani con carriere discontinue.

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I risparmi certi
Anche senza interventi correttivi, per effetto delle minori adesioni nel 2020 dovrebbero essere disponibili 4 miliardi di risparmi sugli 8,3 miliardi stanziati dall’ultima manovra e dal decretone di gennaio. A formulare questa previsione è stato nei giorni scorsi lo stesso Tridico. Che però ora si mostra sorpreso delle previsioni della Ragioneria generale. «Abbiamo comunque avviato un'interlocuzione con la Rgs» sui costi dei pensionamenti anticipati , dice il presidente dell’Inps. Che aggiunge: «Quota 100 costa, se non sbaglio, 3,8 miliardi nel 2019, e ne sono stati spesi molti di meno, perché vi hanno aderito 170.000 persone. Nel 2020 costa circa 8 miliardi e, probabilmente, ci sarà la stessa espansione dell'anno precedente, quindi del 50%, allora si risparmierà qualche miliardo».

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Tridico poi afferma: «Nel 2021 Quota 100 costa ancora 8 miliardi, e se avrà lo stesso tasso di espansione, si risparmieranno di nuovo 4 miliardi». Secondo il presidente dell’Inps, nel complesso la dotazione è di meno di 20 miliardi nel triennio. «Non si possono sommare a questi 20 miliardi i soldi che i lavoratori avrebbero preso a 67 anni, perché non ha senso», sostiene Tridico, che aggiunge: «Se continua il tasso di espansione attuale, cioè al 50%, se ne spende la metà».

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