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Brancaccio (Ance): «Sul Superbonus stop al cambio continuo delle regole»

La presidente dell’Ance critica da Positano l’ipotesi di una riduzione dal 110 al 90% a partire da gennaio 2023 e chiede un tavolo con il Governo

di Vera Viola

Federica Brancaccio, presidente Ance

3' di lettura

L'ipotesi di ridurre il superbonus per l'edilizia dal 110 al 90% allo studio del governo ha suscitato un nuovo terremoto nel mondo delle costruzioni. Da Positano, dove si svolge il XXII convegno dei Giovani dell’Ance, arriva la replica del presidente di Ance Federica Brancaccio. «Sul Superbonus – dice Brancaccio – siamo preoccupati per il continuo cambiamento delle regole e delle prospettive. Non è possibile pensare di cambiare ora le regole per il 2023 poiché significherebbe fermare tutti i progetti avviati. Occorre prima di tutto sbloccare la cessione dei crediti».

Priorità sbloccare i crediti

Bracaccio precisa: «Occorre riaprire il circuito a cominciare da Poste e Cdp anche alla luce delle recenti sentenze della Cassazione che rischiano di rimettere in discussione le rassicurazioni recentemente fornite dalla Agenzia delle Entrate. Altrimenti qualsiasi misura sarà inutile». La presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili parla di una fase e di opportunità importanti per «avviare un percorso di crescita e di benessere orientato alla sostenibilità e alla transizione ecologica che rimangono due obiettivi centrali della politica industriale. Ma perché questo si avveri serve un quadro di regole chiare e trasparenti».

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L’Ance chiede un confronto immediato con il Governo.

Perchè continuare a decidere senza consultare le parti in causa? «Prima di ragionare di percentuali vogliamo capire qual è la politica industriale, dove si vuole andare – dice Federica Brancaccio – Non si può cambiare ancora una volta le regole in corso e in tempi troppo stretti. Vogliamo che i bonus siano tarati sulle reali esigenze del Paese, partendo dagli obiettivi da realizzare e dalla sostenibilità per tutti, e soprattutto chiediamo che il meccanismo funzioni».

Freni: «Ci sarà concertazione con le imprese»

La risposta non tarda. «Questo pacchetto di norme sui bonus edilizi ha dato grande ossigeno all’economia ma è stato molto oneroso per le casse dello Stato. Dobbiamo continuare a dare ossigeno al settore, ma non per questo possiamo o dobbiamo mettere in crisi una parte strutturale del bilancio dello Stato _ ha detto Federico Freni, sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, intervenuto in collegamento al convegno nazionale dei giovani imprenditori edili di Ance, in corso a Positano – Ma siamo consapevoli che non si possono fare e cambiare norme senza coinvolgere gli operatori: intendo Ance e banche». Freni ha anche aggiunto: «Io preferirei che avessimo dei miglioramenti nei centri urbani, quindi che chi non se lo può permettere possa accedere più facilmente, che il palazzo di periferia possa essere ristrutturato più facilmente e meglio della villa di campagna. Bisognerà ragionare su come circoscrivere la platea e come circoscrivere a livello temporale la platea, perché è ovvio che questo meccanismo non potrà andare avanti all’infinito».

Pericolo caos nel periodo transitorio

Ciò che preoccupa le imprese di costruzioni è, se l’ipotesi del 90% dal primo gennaio 2023 venisse adottata, come sarà definito il regime transitorio. «Ci sono progetti su cui le imprese lavorano da mesi e su cui hanno investito – dice ancora Brancaccio – ma ancora non formalizzati: queste a quale regime dovranno adeguarsi?».

XXII convegno dei Giovani Ance

Da una parte le grandi opportunità del momento, a partire dal Pnrr, dall’altro una serie di ostacoli. Il quadro descritto dalla presidente dei Giovani Ance, Angelica Donati nel corso del convegno di Positano. «Oggi, a causa del caro prezzi e della crisi geopolitica, ma anche delle debolezze che negli ultimi decenni hanno limitato la crescita del Paese – ha detto Donati – ci troviamo in una situazione estremamente critica».

Donati: «Il buon esito del Pnrr è a rischio»

«Il buon esito del PNRR è a rischio. Dobbiamo agire in fretta!», aggiunge Donati che elenca gli ostacoli allo sviluppo. «Un'inflazione che non si vedeva dal 1984, l'aumento dei prezzi di tutti i principali materiali, prezzari per le gare d'appalto che rincorrono il problema dell'aumento dei costi invece di risolverlo, e una crisi energetica che ha ulteriormente messo in ginocchio il settore. La situazione è critica, rischiamo il collasso!».

La ricerca: il 49% dei fondi Pnrr all’edilizia

Il Pnrr _ cone registra una ricerca del Centro studi Ance – destina il 49% delle risorse al settore dell’edilizia e anche quasi l'80% delle risorse destinate alla transizione ecologica passa attraverso interventi edilizi. Non dimentichiamo, infatti, che nei prossimi 15 anni l'Italia potrà contare su almeno 230 miliardi da destinare alla realizzazione di interventi di interesse per il settore delle costruzioni.E ricordiamo che purtroppo l'Italia non ha avuto finora un buon track record: è agli ultimi posti in Europa per la spesa dei fondi strutturali europei 2014-20. A poco più di un anno dalla scadenza, il livello dei pagamenti è a poco meno del 52%. Ciò vuol dire che entro la fine del prossimo anno dovremo spendere quasi 30 miliardi di euro per evitare il disimpegno dei fondi».

Mancano 64 mila lavoratori

Una stima ANCE fissa a 64.400 unità il fabbisogno occupazionale aggiuntivo necessario solo per il PNRR. Angelica Donati, presidente dei Giovani Ance chiarisce: «C'è un disperato bisogno, nel settore edile, di professionalità a tutti i livelli! Parallelamente, anche nelle stazioni appaltanti pubbliche e private, che sono i nostri primi interlocutori, servono formazione e competenza».

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