Americhe

Brasile, Bolsonaro arringa la folla che chiede stop al Parlamento

Il presidente alimenta le proteste di chi ignora la gravità del Covid-19. Permangono le “voci” di un’abdicazione “de facto” di poteri ai militari.

di Roberto Da Rin

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(EPA)

Il presidente alimenta le proteste di chi ignora la gravità del Covid-19. Permangono le “voci” di un’abdicazione “de facto” di poteri ai militari.


2' di lettura


Una provocazione o un atto politico irresponsabile. Il Brasile diventa un case study. Il presidente Jair Bolsonaro, è intervenuto a una manifestazione organizzata di fronte al Comando generale dell'esercito a Brasilia, in occasione della festa delle Forze armate; un appoggio ai suoi supporters che inneggianti la chiusura del Parlamento e un golpe militare. Non solo. Bolsonaro contravviene esplicitamente alle raccomandazioni delle autorità sanitarie del suo stesso governo e non indossa alcuna mascherina, proprio nei giorni in cui il Covid 19 miete molte vittime nel più popoloso Paese latinoamericano.

Bolsonaro si è presentato in pubblico in piedi sul cassone di un pick up bianco e ha arringato la folla: ''Non vogliamo negoziare niente, tutti in Brasile devono capire che sono sottoposti alla volontà popolare''. Ciò è avvenuto a fianco di manifestanti che osannano l'Atto istituzionale numero 5, il più brutale atto della giunta militare durante la dittatura (1964-1985). I manifestanti chiedono la chiusura del Parlamento e forti limitazioni delle libertà personali.

Emergenza Covid-19
Bolsonaro, che non ha fatto cenno all'epidemia di coronavirus, ha assicurato che farà ''tutto il possibile per cambiare il destino del Brasile''.
L'ex presidente Fernando Henrique Cardoso ha censurato il capo di stato per aver partecipato «ad una manifestazione antidemocratica. Dobbiamo unirci tutti - ha aggiunto – attorno alla Costituzione contro le minacce alla democrazia, un ideale che deve unire civili e militari».

Il presidente della Camera, Rodrigo Maia, ha detto che «difendere la dittatura significa fomentare disordini». Il giudice costituzionale Gilmar Mendes ha rincarato la dose, sostenendo che «è pauroso vedere manifestazioni che inneggiano al regime militare».

Il negazionismo di Bolsonaro sul tema Covid 19 ha acceso il dibattito sulla sua presunta cessione di poteri ai militari. Sono in molti a sostenere che il Messia - questo è il soprannome che gli è stato attribuito dai supporter, i fanatici evangelici – abbia ormai abdicato i poteri all'establishment dell'Esercito, in particolare al generale Eduardo Villas Boas e al Ministro della Casa Civil, generale Walter Souza Braga Netto. Il ministro della Casa Civil è una sorta di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Gli equilibri politico-militari
Le élite conservatrici – spiega Gennaro Carotenuto – docente di Storia contemporanea, non lo hanno mai stimato ma lo hanno utilizzato in quanto strumento per liberarsi di Lula e di Dilma Rousseff, gli ex presidenti di sinistra.
La punta d'iceberg della crisi in Brasile è quella in sanitaria, ma quella istituzionale è forse la più inquietante. Bolsonaro, a reti unificate, ha emesso un pronunciamento negazionista su virus e contagio, incitando al ritorno al lavoro e all'apertura delle attività. Posizioni ripetute nel giorno seguente e moltiplicate con messaggi sui social bloccati peraltro da Facebook, Twitter e Instagram. Un fatto inedito, il blocco di dichiarazioni di un presidente.
Teresa Isenburg, docente di Geografia politica ed economica all'Università di Milano e attenta osservatrice dei Paesi latinoamericani, scrive di criticità ormai sovrapposte: la catastrofe sanitaria, lo sfaldamento istituzionale e lo scontro diplomatico con la Cina alimentato in prima linea dalle dichiarazioni offensive del senatore Flavio Bolsonaro (figlio del presidente). La Cina, va ricordato, è il principale partner commerciale del Brasile. La gravissima crisi istituzionale e di rapporto tra i poteri paralizza i processi decisionali.

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