Allarme inflazione

Brasile, gigante dai piedi d’argilla: economia in recessione tecnica e stagflazione

L’evoluzione della macroeconomia è il riflesso di quella pandemica. dopo il secondo trimestre consecutivo di crescita con il segno meno davanti

di Roberto Da Rin

Covid, Bolsonaro: "Nuova variante? Il Brasile non può accettare un nuovo blocco"

2' di lettura

Disatteso e trasgredito. Il motto “Ordem e progresso” impresso nella magnifica bandiera brasiliana, verde-oro con un cerchio blu che accoglie le stelle del firmamento di Rio de Janeiro, pare chimerico, oggi più che mai. “Ordem e progresso”, uno stilema ben lontano dalla filosofia positivista di Auguste Comte, cui avrebbe dovuto ispirarsi, secondo i padri della patria. La presidenza di Jair Bolsonaro è stata così catastrofica da meritarsi un’inchiesta del Senato Brasiliano sulla gestione della pandemia: «Crimini contro l’umanità, violazione delle misure sanitarie, notizie false, e istigazione alla criminalità». Sono alcune delle accuse che compaiono nel dossier.

Agricoltura settore più in crisi

L’evoluzione della macroeconomia è il riflesso di quella pandemica: il Brasile entra in recessione tecnica, con il secondo trimestre consecutivo di crescita con il segno meno davanti. Tra luglio e settembre del 2021 il Pil è calato dello 0,1%, dopo il -0,4% nel secondo trimestre e il +1,2% nel primo. Il settore più colpito è stata l’agricoltura, con un calo dell’8%. Il tasso di crescita dei prezzi al consumo supera il 10% annuo. Si profila quindi la stagflazione: quel fenomeno macroeconomico caratterizzato da stagnazione e inflazione.

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Paulo Guedes, attuale ministro dell’Economia, si difende mostrando i dati del G20, un’impennata generalizzata dell’inflazione. «Il tasso di crescita dei prezzi al consumo si registra dappertutto e i fattori che ne determinano la rapida ascesa sono 3: l’impennata dei consumi dopo le restrizioni dovute alla pandemia, l’aumento dei prezzi del petrolio, le nuove abitudini dei consumatori».

Il legame con la Cina

In un quadro recessivo va però rilevato che i rapporti economici con la Cina costituiscono un ancoraggio forte alle prospettive del Brasile. Nel 2020 il 32% del valore delle esportazioni brasiliane è approdato in Cina, superando di gran lunga tradizionali partner commerciali come gli Usa (10%) e Argentina (4%). La Cina d’altra parte ha individuato nel Brasile una destinazione degli investimenti diretti delle proprie aziende. Tra il 2007 e il 2020, sono stati concretizzati 176 progetti, per un investimento totale di 66,1 miliardi di dollari, dei quali: il 48% destinato al settore dell’energia elettrica, il 28% destinato al settore petrolifero, il 7% all’estrazione di minerali metallici, il 6% all’industria manifatturiera.

L’incognita delle prossime elezioni

Ai fattori economici - sottolineano gli analisti - si affiancano quelli politici, con l’incertezza delle elezioni presidenziali del 2022. A meno di un anno dalle elezioni presidenziali, il bilancio della gestione di Bolsonaro pare negativo. Ruben Ricupero, già ministro delle Finanze e prima ancora dell’Ambiente, esprime un giudizio molto duro: «Il bilancio del governo Bolsonaro è molto negativo. Senza esagerare, si può affermare che Bolsonaro sia un uomo che non governa, non ha alcuna propensione all’amministrazione. Dal primo giorno di campagna elettorale ha proposto una sorta di guerra culturale, senza mai interessarsi all’amministrazione e attribuendo alla presidenza un carattere del tutto personale, con le sue idee estreme soprattutto in occasione della pandemia».

Pochi anni fa lo scandalo Odebrecht (il maggior gruppo industriale del Paese) ha disarticolato equilibri consolidati e imbarbarito il confronto politico. Le conseguenze della pandemia inaspriscono il contesto sociale. La disuguaglianza rimane il problema più difficile da affrontare. Nel libro “Italia e America Latina” scritto da Donato Di Santo, edito da Donzelli, si legge : «La fame dei più vulnerabili non diventi il banchetto dei corrotti».

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