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Brembo innova: inquinamento dimezzato con il freno «green»

di Luca Orlando

Ecima, Brembo lancia pinza da strada ispirata a MotoGp


3' di lettura

Risorse europee, ricerca italiana ed internazionale, un nuovo prodotto che migliora la qualità della vita. È un percorso virtuoso quello portato a termine da Brembo, capofila di un progetto europeo avviato nel 2015 per abbattere le emissioni di particolato dei sistemi frenanti, puntando ad un target di riduzione del 50% in termini di massa diffusa. Risorse del capitolo Horizon 2020 (7,44 milioni, per un investimento globale di 9,5 milioni) utilizzate per il progetto Lowbrasys (Low environmental impact brake system), un mix di tecnologie meccaniche, nuovi materiali, app ed elettronica già testato sul campo e in grado di dimezzare micro e nano particelle generate dalla frenata.

Brembo, presente in 15 progetti finanziati da Bruxelles, è capofila in questo caso di un team paneuropeo robusto, che vede tra i partner anche Ford e Continental, con il coinvolgimento in Italia anche dell’Istituto Mario Negri (anch’esso come Brembo insediato all’interno di Kilometro Rosso), dell’Università di Trento, del Joint Research Center europeo di Ispra. Ricerca complessa, quella portata a termine, perché non limitata ad un unico ambito ma impegnata contemporaneamente su più tecnologie, meccaniche ed elettroniche, ciascuna delle quali fornisce un contributo per il raggiungimento del risultato finale. Conseguito attraverso un mix di riduzione diretta delle particelle emesse, di una loro “cattura” più efficace, di una prevenzione a monte in grado di migliorare lo stile di guida.

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Un primo passo è rappresentato dai nuovi materiali, utilizzando per la copertura di dischi freno e pastiglie un nuovo rivestimento ceramico, materiale che consente di abbattere del 90% il numero di particelle emesse e di ridurre la massa totale di particolato di una forbice del 10-30 per cento. Emissioni che comunque non vengono disperse interamente nell’ambiente ma che in parte sono “catturate” utilizzando un sistema montato in prossimità della pinza, accorgimento in grado di convogliare il flusso d'aria delle particelle verso un punto di filtraggio.

Altri abbattimenti sono poi garantiti da un nuovo software installato a bordo vettura, sistema che distribuendo al meglio la forza frenante tra i due assali riesce ad ottimizzare la frenata. Elettronica utilizzata anche per realizzare una app in grado di dialogare con il cruscotto della vettura ma trasferibile anche sullo smartphone dell’utente, comunicando al termine di ogni viaggio una sorta di punteggio per valutare il profilo “green” della frenata. «Si tratta di un ottimo esempio di open innovation - spiega il direttore Business Development & Marketing di Brembo Roberto Vavassori - risultato della collaborazione virtuosa tra industria, università e centri di ricerca. È la strada giusta attraverso cui l’Europa può continuare a mantenere la propria leadership tecnologica. Visti i risultati si tratta di risorse ben spese: questa è decisamente l’Europa che ci piace».

Grazie all’ampio budget disponibile, ai test sui banchi prova sono state aggiunte verifiche dirette sul campo utilizzando vetture reali, fatte circolare in condizioni climatiche diverse per verificare la risposta del nuovo sistema ai climi di più paesi. In parallelo, studiando le emissioni in zone particolarmente trafficate, l’Istituto Mario Negri ha effettuato ricerche sugli effetti collaterali di queste particelle, verificando le soglie oltre le quali si verificano danni per gli organismi. «Si tratta - aggiunge Vavassori, da poco nominato presidente dell’associazione della componentistica europea Clepa - dello studio più robusto mai effettuato per misurare le emissioni legate alla frenata. Anche se in termini di Pm10 globali solo il 3% è attribuibile all’usura dei freni, siamo soddisfatti di aver dato un contributo per ridurre questo valore».

Nella scala standard da 1 a 9 (Trl, Technology Readiness Level)che misura il grado di maturità tecnologica di una applicazione, il sistema Lowbrasys si pone ad uno stato già avanzato (Trl 7=dimostrazione di un prototipo di sistema in ambiente operativo) e le prime applicazioni paiono imminenti. «Ci stiamo già attrezzando per lavorare in questa direzione e dare un seguito industriale alla ricerca - chiarisce il manager - perché tra gli obiettivi del gruppo la sostenibilità è da sempre prioritaria. L’aspetto positivo del sistema è che si presta ad applicazioni modulari, che possono riguardare anche singole componenti, dai materiali all’elettronica». I nuovi veicoli potranno essere equipaggiati fin dall'inizio con il set di soluzioni frenanti Lowbrasys, sistema che ad ogni modo potrà essere anche integrato nelle auto già circolanti durante il normale servizio di manutenzione.

Riproduzione riservata ©
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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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