Politica ed elezioni

Brescia (M5S): «Fine dell’inverno politico per gli under 25». Ultimo miglio per aprire il Senato al voto dei giovani

Entro la fine dell'anno via libera alla sperimentazione della votazione elettronica. Negli ultimi 15 anni spesi 60 milioni di euro per il rientro dei cittadini alla propria residenza

di Chiara Nobis (*)

Una giovane vota al seggio elettorale (Fortunato Serrano/Agf)

2' di lettura

Riforma costituzionale, ampliamento dell’elettorato attivo al Senato, digitalizzazione del voto e riavvicinamento politica-giovani. Su questi punti il presidente della commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia incentra l’intervento alla platea di giovani allievi del Master multimediale politico economico della 24Ore Business School.

Riavvicinare le istituzioni ai giovani

«Favorire il più possibile la partecipazione dei ragazzi e riavvicinare le istituzioni ai giovani»: Brescia presenta un’Italia pronta al cambiamento. Temi centrali: ampliamento dell’elettorato attivo al Senato e proposta di voto ai domiciliati fuori sede. Da un lato, una riforma costituzionale che segna la ripartenza dei processi decisionali post pandemia. Dall’altro la revisione di una legge e un annoso problema che si ripropone a ogni elezione.

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Quattro milioni di nuovi elettori under 25

La riforma dell’articolo 58 della Costituzione, che abbassa il limite di età per il voto al Senato da 25 a 18 anni, rappresenta la possibilità di riavvicinare i giovani alla politica. All’appello manca solo l’ultimo parere positivo del Senato al disegno di legge costituzionale: l’intervento mira «a far ripartire il cantiere delle riforme in Italia». Un approccio diverso, che allontana lo spettro di una revisione costituzionale totale e mira a «riforme puntuali, un metodo consigliato dai costituzionalisti dopo il fallimento della riforma Renzi». Una mossa per allargare il consenso verso i partiti più progressisti? «Penso sia fondamentale riavvicinare i giovani alla politica a prescindere da chi andranno a votare». Si supera così una norma anacronistica, si va verso un Senato più rappresentativo.

I problemi tecnici per il voto fuori sede

Era nell’aria che la proposta di riforma sul voto ai temporaneamente domiciliati fuori sede si sarebbe arenata. L’idea, partita dal collettivo Peppe Valarioti, formato da studenti e ricercatori calabresi, e redatta dai costituzionalisti Salvatore Curreri e Roberto Bin, si scontra con il parere del ministero dell’Interno:«Si è avviato il discorso con il ministero dell’Interno che ha competenza in materia elettorale e che ha evidenziato diversi problemi tecnici». Doccia fredda per chi si aspettava elezioni amministrative autunnali senza l’incubo del rientro alla residenza. Diverse le problematiche da superare: il diritto di voto è un argomento delicato e «metterci mano non può essere preso alla leggera». Un paradosso che consente il voto postale ai residenti all'estero e non ai domiciliati fuori sede: «Il problema riguarda il viaggio delle schede». La soluzione non garantirebbe infatti la totale segretezza del voto

La soluzione nel voto elettronico

L’alternativa? Il voto elettronico: « Il governo si è impegnato a stanziare un milione di euro per avviare la sperimentazione entro fine anno», ha detto Brescia. Un piccolo passo, considerando che negli ultimi 15 anni sono stati spesi circa 60 milioni di euro per permettere il rientro dei cittadini alla propria residenza. «Percepisco un clima di speranza e voglia di ripartire», ha detto Brescia. L’Italia della ripartenza è pronta, in attesa del pacchetto di riforme necessarie allo sblocco dei fondi europei per la ripresa.

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