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Breton: «Ue lavora a strumento comune per finanziare aiuti alle imprese»

Il commissario al mercato unico Thierry Breton ha sottolineato l’urgenza di facilitare gli investimenti in beni pubblici europei

di Beda Romano

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3' di lettura

La Commissione europea presenterà domani prime proposte in vista di un nuovo Patto di Stabilità. Nell’ottica delle prossime discussioni tra i paesi membri, il commissario al mercato unico Thierry Breton ha sottolineato l’urgenza di facilitare gli investimenti in beni pubblici europei, pur continuando a ridurre il debito. Ha anche notato che il lavoro è in corso su un nuovo meccanismo di sostegno finanziario ai Ventisette (non troppo dissimile dal sistema SURE usato durante la pandemia).

«Le proposte preparate dal commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni cercano un giusto equilibrio tra due necessità: la virtù di bilancio e nuovi investimenti in beni pubblici europei – ha spiegato il commissario Breton parlando a un gruppo di quotidiani europei, tra cui Il Sole 24 Ore –. Il debito pubblico non può più essere l’unica bussola del comune progetto europeo. È importante assicurare che la riduzione del debito non vada a scapito dei necessari investimenti».

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A grandi linee, le attese proposte della Commissione per il nuovo patto di stabilità e crescita sono già note. L’obiettivo di Bruxelles è di semplificare le regole di bilancio. Ciascun Paese negozierà con l’esecutivo comunitario specifici piani, tutti volti alla sostenibilità del debito pubblico, e della durata di quattro anni, estendibile fino a un massimo di sette. Il paese membro potrà ottenere flessibilità nel percorso di aggiustamento, se nel contempo effettuerà investimenti e riforme.

In questo contesto, Thierry Breton, 67 anni, sostiene che gli investimenti nazionali in beni pubblici europei – dalla difesa all’ambiente – dovrebbero essere valutati con particolare magnanimità, senza per questo tradire l’impegno alla riduzione dei debiti pubblici. Tanto più che, aggiunge l’ex ministro delle Finanze francese, in passato i paesi membri più virtuosi da un punto di vista finanziario hanno tralasciato gli investimenti in settori strategicamente europei.

«Prendiamo l’esempio della sicurezza. Un investimento in difesa compiuto dal governo greco, per esempio, serve alla Grecia ma anche a tutta l’Unione europea per difendere le sue frontiere esterne. Ebbene, dal 1999, rispetto all’obiettivo di investimento del 2% del Pil, i Paesi europei hanno accumulato un deficit di spesa per la difesa di 1.300 miliardi di euro. Più della metà di questo deficit (il 54%) è attribuibile a Germania, Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, i paesi cosiddetti frugali».

Lo stesso ragionamento può essere fatto in campo ambientale. Sempre dal 1999, in Europa i settori industriali ed energetici hanno emesso 40 miliardi di tonnellate di Co2, il che corrisponde a una bolletta di carbonio di 3.200 miliardi di euro al prezzo attuale per tonnellata di carbonio. Le emissioni tedesche rappresentano il 26% delle emissioni europee. «In termini di emissioni pro capite, il debito di carbonio dei paesi frugali è doppio rispetto a quello dei paesi più dispendiosi».

La riflessione è seducente, anche se ignora l’impatto che questi paesi hanno avuto sulla crescita europea. Ciò detto, permette a Thierry Breton di notare che «la virtù di bilancio è una nozione soggettiva; non riflette gli sforzi degli Stati sui beni pubblici quali la sicurezza e l’ambiente». È urgente, a suo dire, superare la contrapposizione tra paesi frugali e paesi dispendiosi (tanto più che sono necessari nuovi investimenti per 160 miliardi di euro all’anno per portare la spesa in difesa al 2,0% del Pil, come promesso).

In buona sostanza, agli occhi del commissario, Berlino dovrebbe affrontare le prossime trattative sul futuro Patto di Stabilità a viso aperto, ricordando che in passato la Germania ha inquinato molto e poco ha speso in campo militare. Peraltro, l’ex ministro francese è doppiamente preoccupato: dalle enormi necessità finanziarie dell’Unione in alcuni settori chiave in un momento di incertezza internazionale, ma anche dalle gravi ripercussioni economiche della crisi energetica.

Il commissario ha notato che in occasione del loro ultimo summit i Ventisette hanno dato mandato a Bruxelles di riflettere a «soluzioni comuni» nel gestire la crisi. «Gli Stati devono proteggere la loro economia con il denaro pubblico, ma evitando segmentazioni del mercato unico causate dai diversi margini di bilancio. Il lavoro è in corso su un nuovo strumento che permetta a tutti i governi di prendere a prestito sui mercati allo stesso prezzo», un po’ come avvenne con il meccanismo SURE.

In quest’ultimo caso, la Commissione prese a prestito sui mercati a tassi convenienti, riversando il denaro ai paesi membri che lo usarono per finanziare la cassa integrazione durante la pandemia. «Sappiamo di aziende che stanno chiudendo i battenti per via degli alti costi dell’energia – ha concluso l’uomo politico –.
La nascita di un nuovo fondo, come il NextGenerationEU, richiederebbe troppo tempo. Dobbiamo trovare subito nuovi modi per aiutare le nostre economie».

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