il tycoon contro la tv

Breve storia della guerra Trump-Cnn

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Reuters

3' di lettura

NEW YORK - «È una grande notizia. Cnn è un danno per l'America». Così Donald Trump ha commentato su Twitter l'annuncio del fondo attivista Elliott Management che ha staccato un assegno da 3,2 miliardi su AT&T proprietaria, tra le altre cose, anche della Cnn, la rete all news di Atlanta.

La madre di tutte le fake news
Per il presidente americano Cnn è la madre di tutte le “fake news” e il tycoon si augura che il fondo di Paul Singer possa dare un contributo per addomesticare la rete nemica. “Forse (il fondo Elliott) ora riuscirà a fermare tutte le notizie false pubblicate dai sui poco credibili conduttori”, scrive il presidente nel tweet, anche in considerazione del fatto che con l'attuale pessima reputazione, a detta del presidente, il nuovo investitore “rischia di perdere una fortuna”.

La società più repubblicana di tutte
Secondo Jim Cramer il più noto commentatore televisivo di affari finanziari, AT&T è “la più repubblicana di tutte” tra le aziende americane quotate a Wall Street. Paul Singer, il fondatore di Elliott Management, lo scorso anno ha donato un milione di dollari a Future45, un gruppo di sostenitori di Trump prima delle elezioni di midterm.

I dubbi sull'acquisizione di Time Warner
Il fondo Elliott non ha mai criticato finora Cnn per la sua linea editoriale o i suoi contenuti, ma ha espresso perplessità sul senso strategico dell'acquisizione da parte di AT&T di Time Warner, la proprietaria di Cnn: “AT&T – ha scritto in una lettera - deve ancora spiegare il senso strategico dell'operazione e sul perché AT&T debba essere proprietaria di Time Warner”. L'hedge fund di Singer investe in società sottovalutate e poi spinge sulla governance per farle ripartire e migliorare le performance in Borsa. La tattica è sempre la stessa. In risposta alla lettera del fondo hedge, AT&T ha scritto che il suo management “mantiene un dialogo regolare e aperto con gli azionisti” e che tiene in massima considerazione le osservazioni di Elliott Management “nel contesto delle strategie di business aziendali”. Prende tempo.

I rapporti difficili con la stampa
Trump ha una lunga storia di relazioni difficili con i giornali e le televisioni non allineati, in particolare con Cnn. Tanto che qualche mese fa in un tweet aveva invitato a boicottare AT&T per obbligare la società a imporre dei “grandi cambiamenti” alla sua controllata Cnn. “Credo che se la gente evitasse di usare o di abbonarsi ad @ATT sarebbero obbligati a fare dei grandi cambiamenti in @CNN”, ha twittato lo scorso giugno. Si potrebbe scrivere un libro sulle critiche di Trump a Cnn: dall'inizio della sua presidenza il tycoon ha criticato per 140 volte la rete all news di Atlanta su Twitter, per 556 volte sempre sul social ha attaccato contro le “Fake news” e i suoi creatori. Per ben 107 volte ha criticato poi l'altra rete televisiva nel mirino Nbc, e per 124 volte ha attaccato il New York Times.

L'uragano Dorian e l'Alabama
L'ultima volta che ha Trump ha criticato Cnn è stato domenica scorsa per un video in cui si vedeva la sua dichiarazione di Trump quando ha parlato dell'emergenza per il passaggio dell'uragano Dorian in Florida, Georgia, Carolina e… in Alabama, dove Dorian non è mai arrivato. Trump non ha ammesso l'errore. Ma come al solito ha bollato la Cnn di “cattivo giornalismo” e di aver diffuso delle “fake news” solo perché lo aveva in qualche modo messo in cattiva luce. Celebre anche l'episodio del corrispondente della Cnn alla Casa Bianca Jim Acosta, il quale, colpevole di lavorare per “la rete nemica degli americani” e di aver fatto una domanda “scomoda” nella quale chiedeva al presidente se conosceva le condizioni in cui versavano gli immigrati illegali che arrivavano dal Messico. Acosta era stato attaccato pesantemente attaccato da Trump durante la conferenza stampa. E il giorno dopo si era visto sospendere l'accredito stampa per lavorare come corrispondente della Casa Bianca.

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