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Brevetti, Corte Ue a Milano: le deleghe dividono gli avvocati

Dal 1°giugno prenderanno vita la nuova certificazione comune a tutta l’Europa e il relativo Tribunale ma la frammentazione delle competenze con Parigi e Monaco non convince

di Laura Cavestri

La sede milanese.

4' di lettura

Una grande opportunità per il settore legale cittadino o, alla fine, la montagna che partorisce il topolino?

Alla vigilia dell’istituzione del brevetto unitario europeo e del relativo Tribunale che dovrà dirimere – con una sola sentenza che avrà valore su tutto il perimetro europeo – le controversie in materia brevettuale e di proprietà intellettuale, gli avvocati milanesi – pur lieti che il capoluogo milanese abbia ottenuto anche una delle tre sedi centrali (le altre sono Parigi e  Monaco) dopo l’uscita di Londra – si dividono tra ottimisti e critici sui reali vantaggi e la piena operatività della nuova Corte.

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Le opinioni

« È vero che non abbiamo ottenuto tutte le competenze che erano state attribuite alla sede di Londra, ma siamo ottimisti e lieti che l’Italia sia entrata, con una Corte centrale, uno dei punti di riferimento nel gioco europeo del contenzioso brevettuale – ha detto Gabriele Cuonzo, co-fondatore dello Studio Trevisan & Cuonzo (10 soci, 50 collaboratori e un fatturato poco sotto i 20 milioni di euro) –. Va considerato che si tratta del primo esperimento al mondo di una corte civile di 1° grado multinazionale. Certo, l’eccessiva frammentazione delle competenze potrà portare a problemi di competenza e qualche confusione. Ma ci auguriamo che la nuova Corte a Milano possa avere anche benefici in altre direzioni. Ad esempio, favorire l’innovazione e stimolare (sotto il profilo fiscale e normativo) il processo di brevettazione delle nostre tante Pmi e micro imprese. Inoltre, speriamo che avere un tribunale internazionale con standard e tempistiche europee porti a un miglioramento anche della nostra giustizia civile. Servono già ora più giudici e vanno anche formati. Il tribunale di Milano è da tempo sottodimensionato. Credo che il Tribunale per il brevetto unitario debba essere inserito anche in un ecososistema di giustizia nazionale coerente, se non vogliamo avere, negli stessi palazzi, un’auto sportiva e una carrozza».

Più preoccupata, invece, Maria Balestriero (of counsel dello studio Portolano Cavallo): «Attendiamo di vedere come sarà la ripartizione delle competenze che emergerà al termine della trattativa. Certo che, se le voci saranno confermate, dispiace – ha ammesso Balestriero – per la mancata assegnazione alla Corte centrale di Milano di alcune competenze, in particolare in materia farmaceutica, che le spettavano. Ma più che un danno all’Italia, questo rischia di indebolire la funzionalità della Corte stessa per alcune cause di importanza strategica, come sono proprio quelle nel settore farmaceutico. Poter dirimere cause sui brevetti farmaceutici, ma solo quelli privi di certificati supplementari, comporta il rischio di spezzettamento dei procedimenti (un medicinale spesso è coperto da più brevetti, sia sulla molecola con SPC, sia brevetti secondari senza SPC, ad esempio sulla posologia, cause che saranno dunque di competenza di Sezioni diverse), con conseguenti possibili rallentamenti e maggiori costi. Complicare anziché semplificare».

«Al di là dell’umiliazione per l’Italia (che produce il 52% dei farmaci venduti in Ue) per le competenze mutilate sulla farmaceutica che potevano rendere il Paese un hub dell’innovazione e attirare investimenti esteri – ha affermato Cesare Galli (Ip Law Galli e ordinari di Diritto industriale alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma) – il rischio è di aumentare a dismisura i costi e i rischi delle litigation, specie per le Pmi: in molti casi toccherà fare una causa a Parigi, una a Monaco e una a Milano per chiedere la nullità di brevetti connessi perché relativi allo stesso farmaco, dei quali spesso uno o più sono classificati come chimici, altri come farmaceutici e uno ha lo SPC. Un caos, col rischio anche di decisioni contraddittorie».

«Il diritto internazionale prevede che ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere eseguito in buona fede – afferma Giovanni Casucci (partner at EY Studio Legale Tributario Ip Department) –. Ridurre le competenze della divisione centrale di attribuzione originaria del Regno Unito comporta quindi una palese violazione in mala fede dell’accordo. Un atteggiamento che rileva la sussistenza di un triste stereotipo secondo cui la mera presenza in Italia di una sede di un ufficio internazionale corromperebbe le qualità della funzione dell’ufficio, a prescindere dalle persone (anche non Italiane) che vi lavoreranno. È gravemente offensivo».

«Una sede centrale a Milano è importante e positivo perché riconosce la centralità anche dell’area mediterranea e perché il rischio di avere solo due sedi, a Parigi e Monaco, avrebbe determinato una corte a “trazione” tedesca – sottolinea Gualtiero Dragotti (partner of Intellectual Property and Technology di Dla Piper) – . Sperimentiamo un nuovo istituto, ci saranno criticità e più i criteri saranno chiari meglio potremo affrontarle. Non dimentichiamo poi che ci saranno delle sedi locali, più “prossime” alle parti e consentiranno di superare gli ostacoli linguistici, che una sola decisione varrà per tutto il perimetro dei Paesi aderenti e che i costi dei contenziosi saranno minori. Le grandi aziende scelgono più in base a cosa fanno i loro competitors di settore che sulla base di pregiudizi. I miei clienti, per lo più, non stanno facendo opt-out. Essenziale è, finalmente, partire».

La tabella di marcia

Dal 1° giugno, prenderanno vita il nuovo brevetto unitario europeo e il nuovo Tribunale unificato dei brevetti. Il primo consentirà di ottenere, con un’unica procedura centralizzata, una protezione brevettuale uniforme ed estesa in tutti gli Stati membri della Ue che hanno aderito al nuovo sistema. Il nuovo Tribunale unificato consentirà, con una sola causa, di ottenere una decisione efficace in tutti i Paesi europei, con meno costi e più certezza giuridica.

Dallo scorso 1° marzo, dunque, le aziende con brevetti europei possono decidere se attivarsi ed esercitare l’opt-out (cioè rifiutare esplicitamente la giurisdizione del Tribunale unificato e mantenere lo status quo) oppure rimanere inerti. In tal caso, i brevetti europei saranno automaticamente soggetti alla giurisdizione della nuova Corte.

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