industria

Brevetti, l’Italia cresce ma piano

di Laura Cavestri


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(Marco Carli)

3' di lettura

Tra i competitor dell’Eurozona, l’Italia è il Paese con il tasso di incremento maggiore. Ma oltre al risultato – che è ancora un “parziale” – la partita si giocherà anche sul terreno della “qualità” dell’innovazione, che nel Made in Italy continua a concentrarsi su meccanica, logistica-movimentazione e trasporti, trascurando la dimensione digitale. Crescono le domande di brevetto in Europa anche nel 2017. Secondo i dati parziali, relativi al I semestre 2017 (su gennaio-giugno 2016) – e anticipate da Epo (lo European Patent Office) a Il Sole 24Ore – le richieste di deposito pervenute nel primo scorcio dell’anno da tutto il mondo sono complessivamente cresciute del 5,2 per cento.

A parte gli Stati Uniti, che anche nel I semestre guidano la classifica del più alto numero di depositi (circa 20mila), il secondo posto resta alla Germania, con 12.485 patent applications, in posizione stabile(+0,6%).

Tra gli altri Paesi europei seguono Francia (5.125 richieste di deposito, +2,3%), Svizzera (3.588) e con una crescita sopra la media (+5,8%). Seguono Paesi Bassi (3.405, +3,5%) in quanto ”quartier generale” di molti colossi dell’innovazione. Infine, ci sono le 2.649 domande depositate dal Regno Unito (+1,7%) e le 2.167 (+4,9%) dall’Italia.

Nel 2016, complessivamente, l’Italia aveva depositato 4.166 richieste di brevetto (+4,5% rispetto al 2015) e aveva ottenuto la registrazione di 3.207 nuovi brevetti (con un balzo del+29,5% rispetto all’anno precedente).

Anche quest’anno si dovrebbe confermare il trend delle regioni più “innovativa”: in testa la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. L’anno scorso proprio la Lombardia – che nella classifica delle regioni europee più “produttive” sul fronte brevettuale si piazza decima (in testa Baviera e Ile-de-France) – aveva visto un incremento “record” di domande dell’11 per cento.

Brevetti, quelli italiani, che si confermano, nella gran parte dei casi, fortemente ancorati alla nostra tradizione manifatturiera: trasporti (e relativi componenti), logistica e movimentazioni industriali, meccanica, biomedicale e ingegneria civile.

L’incertezza sul brevetto Ue

Intanto, il brevetto unitario (e la relativa Corte) dovranno ancora attendere. L’iter è infatti fermo alla Corte costituzionale tedesca. Il 13 giugno scorso, infatti, un cittadino tedesco (cui la Corte garantisce l’anonimato) ha fatto ricorso contro la normativa europea che istituisce il brevetto unitario e la relativa Corte (Upc) per una valutazione di merito sulla presunta incompatibilità della disciplina europea rispetto a quella della Costituzione federale tedesca.

I giudici della Suprema Corte di Karlsruhe hanno accolto il ricorso e, in via cautelare, in attesa di una valutazione di merito, chiesto formalmente al presidente Steinmeier di non firmare, fermando l’iter di approvazione. Per altro, hanno allungato simo a fine anno, il termine per presentare pareri e contodeduzioni.

Se la Corte rigetterà l’istanza come infondata, l’iter ripartirà. Se dovesse accoglierla, i tempi potrebbero allungarsi e il brevetto unitario, cioè la possibilità di un unico “ombrello” a tutela della proprietà intellettuale nel perimetro Ue, rischierebbe di non vedere la luce neppure nel 2018.

Che cosa cambierà
Oggi esiste già un brevetto europeo. L’azienda manda una domanda sola (in inglese, francese o tedesco) all’Epo (l’ente brevetti) e specifica per quali Paesi intende attivare la copertura IP (solitamente Germania, Francia,Regno Unito...). Più Paesi include e più si paga. Ma in caso di contenzioso si fa riferimento ai tribunali nazionali e l’azienda italiana che si trova a doversi tutelare a Monaco, a Praga o Parigi deve affidarsi alle locali giurisdizioni.

Il brevetto unitario prevede, invece, che con una sola procedura (simile alla precedente) e un solo pagamento (inferiore fino al 70% rispetto alla somma necessaria oggi per tutelarsi in tutta Europa), la copertura brevettuale scatti automaticamente in tutti gli Stati aderenti ( solo la Spagna, per ora, è fuori).

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