ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMAY: SE SALTA L’ACCORDO NON USCIREMO MAI

Brexit, il Regno Unito respinge la proposta della Ue. Negoziati in stallo

di Alb.Ma.

Brexit, Ue chiede "proposte accettabili" nelle prossime 48 ore

4' di lettura

Niente da fare. La situazione fra Ue e Regno Unito si fa ancora più ostica, dopo che i negoziatori britannici sembrano aver già respinto una proposta di compromesso della Ue sul cosiddetto backstop: l'accordo per garantire che non vengano eretti confini fisici tra Irlanda e Irlanda del Nord nei mesi immediatamente successivi al divorzio tra Regno Unito e Continente. Il capo negoziatore Michael Barnier era arrivato a concedere che l’accordo si applicasse esclusivamente all’Irlanda del Nord, per evitare che il resto del Paese restasse «contro la sua volontà» nel perimetro doganale. A quanto riportano le agenzie internazionali, i membri del governo britannico hanno già respinto l’assist di Bruxelles. Su entrambi le parti del tavolo prevale il pessimismo, mentre si avvicina una tre-giorni cruciale per il futuro della Brexit. I parlamentari britannici saranno chiamati a un voto finale sul testo dell’accordo siglato da May il 12 marzo. In caso di un ulteriore no, i deputati dovranno scegliere se uscire con un accordo o meno (il 13 marzo) e, infine, se rinviare del tutto il divorzio (il 14 marzo).
È una corsa contro il tempo. A meno di un mese dall’avvio ufficiale della Brexit, fissato al 29 marzo, i negoziati fra Regno Unito e i partner europei restano infatti incagliati proprio sulla questione dei confini irlandesi: il passaggio più indigesto per la fronda di «Hard Brexiter» che ha bocciato l’accordo siglato dalla premier Theresa May con gli ex partner del Continente. I rappresentanti di Londra sono impegnati nell’ennesimo round negoziale con Bruxelles, mentre Theresa May prova a incalzare i suoi stessi deputati:  se il suo accordo verrà respinto nel nuovo e ultimo voto della Camera ai Comuni, previsto la prossima settimana, «non lasceremo mai l’Ue».

Che cosa sta succedendo a Bruxelles
Il governo britannico, rappresentato dal procuratore generale Geoffrey Cox, sta trattando con i diplomatici di Bruxelles per ottenere nuove modifiche all’accordo di divorzio siglato da May lo scorso 25 novembre. La speranza è di ottenere nuovi emendamenti sul backstop (vedi sotto) e fare approvare il testo finale alla Camera dei comuni il 12 marzo, incassando un via libera entro la scadenza del 29 marzo. Cox si dice ottimista, spiegando che la discussione («focalizzata, dettagliata e attenta») dovrebbe concludersi in tempi stretti. I diplomatici europei sembrano molto meno entusiasti, sostenendo che Cox si sia presentato a Bruxelles con proposte «irrealistiche». Il 12 marzo il testo tornerà al Parlamento britannico per il vaglio dei deputati: in caso di un nuovo stop, la Camera dei Comuni dovrà esprimersi sull’ipotesi di un’uscita no-deal (13 marzo) e, infine, sulla proposta di un rinvio oltre il 29 marzo. May, come si è visto, sta incalzando i deputati per ottenere il via libera già nel voto del 12, paventando il rischio di uno stallo definitivo della Brexit.

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Il nodo backstop e l’uscita (infelice) di Cox
L’ostacolo è rappresentato sempre dal cosiddetto backstop. I Brexiter più accaniti temono che un confine «libero» fra Dublino e Belfast equivalga a frammentare il Paese, spingendo l’Irlanda del Nord nelle braccia degli (ex) partner della Ue. Il governo britannico dichiara di poter riaprire la partita sull’argomento, ma fin qui i responsi sono stati tutti negativi. A complicare ancora di più la situazione ci ha pensato un’uscita di Cox, accolta nel gelo sia a Londra che a Bruxelles. A quanto scrive il quotidiano britannico Guardian, Cox ha dichiarato che il backstop «minaccia i diritti umani dei cittadini nordirlandesi», violando i principi stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale, ha spiegato Cox, esporrebbe i cittadini del Paese a uno stato di «sotto-rappresentanza» politica che infrangerebbe l’articolo 3 del primo protocollo della Convenzione (il «diritto a libere elezioni»). I diplomatici europei, sempre a quanto riporta il Guardian, fanno notare che l’accordo di Brexit è nato dai negoziati condotti per mesi dalla premier Theresa May e i suoi rappresentanti. Provocazioni a parte, la linea di Cox ha lasciato insoddisfatta la controparte europea, scettica sulle proposte «vaghe» del procuratore.

Sempre più forte l’ipotesi rinvio. Ma dopo?
Nel frattempo, il conto alla rovescia lascia sempre meno respiro ai negoziati. Il futuro della Brexit, almeno sul breve periodo, dovrebbe essere deciso nella tre giorni di voti della Camera dei Comuni. L’opzione del rinvio è sempre più verosimile, visto che tutto spinge nella direzione sia di un nuovo flop del patto di May sia del rifiuto di un divorzio senza alcuna tutela diplomatica. Ma la dilazione del processo innesca altre incognite, soprattutto sui tempi: quanto dovrebbe durare il «delay» rispetto al 29 marzo? May ha messo le mani avanti, annunciando nel suo ultimo intervento parlamentare che si sarebbe trattato di un «breve, limitato rinvio» dall’agenda originaria.

Le date effettive non sono un dettaglio. La lunghezza della posticipazione rivela come andrà gestito il periodo di guado prima del divorzio finale. Un rinvio sotto ai due mesi «non sarebbe un problema», come ha ammesso anche Guy Verhofstadt (l’europarlamentare che segue la Brexit per l’Eurocamera), visto che eviterebbe qualsiasi interferenza con le Europee di maggio. Il problema si creerebbe, semmai, dai tre mesi in su. Sia per il rischio di portare al voto il Regno Unito alle elezioni continentali, sia per le complicazioni che potrebbero trascinarsi nella prossima legislatura. Nei prossimi anni, ha sbottato Verhofstadt, «abbiamo altre questioni da affrontare».

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  • Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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