IL DIVORZIO

Brexit, vicino l’accordo commerciale fra Ue e Regno Unito. Quasi risolto il nodo sulla pesca

I negoziatori sono entrati nella fase finale del braccio di ferro. L’intesa è più vicina

di Alb.Ma.

(Afp)

3' di lettura

Il Regno Unito e la Ue sono «sull’orlo» di un accordo commerciale per il dopo-Brexit, il divorzio fra i due blocchi iniziato formalmente lo scorso 31 gennaio. Lo dichiarano fonti interne alla Ue interpellate dalle agenzie a margine delle trattative in corso a Palazzo Berlaymont, il quartier generale della Commissione europea a Bruxelles. I diplomatici avrebbero raggiunto l’intesa sullo schema generale dell’accordo, ora in attesa dell’ok del premier britannico Boris Johnson e della Ue.

Il testo, frutto di un braccio ferro negoziale che si è trascinato per mesi, disciplinerà i rapporti economici fra i due ex partner a partire dal 1 gennaio 2021: il giorno dopo della scadenza del periodo di transizione (31 dicembre) che ha permesso a Londra di restare nel mercato unico e nell’unione doganale in attesa del «deal» ora in via di approvazione.

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In teoria l’intesa dovrebbe passare per il via libera del Parlamento europeo, ma visti i tempi stringati si profila un’applicazione «provvisoria»: il testo verrà inviato ai 27 stati membri, convocando i diplomatici per un’approvazione entro la fine dell’anno. L’Eurocamera voterà poi in maniera definitiva l’intero pacchetto a gennaio, dandosi il tempo necessario per valutare un documento di circa 2mila pagine. Gli investitori si mostrano ottimisti sull’esito delle trattative, con la sterlina in crescita fino a picchi dell’1,6% nella seduta del 23 dicembre.

Il nodo della pesca

Le trattative, condotte anche personalmente dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il premier britannico Boris Johnson, si erano incagliate su un ultimo ostacolo: gli accordi sulla pesca, con lo scontro fra Londra e Bruxelles sul diritto (e i margini) di accesso delle imbarcazioni europee nelle acque territoriali del Regno Unito.

La squadra negoziale europea, guidata dal francese Michel Barnier, aveva provato a sbloccare l’impasse con un compromesso che avrebbe vincolato la Ue a rinunciare al 25% del pesce catturato nelle acque territoriali britanniche. Il Regno Unito aveva risposto alzando la posta, prolungando il faccia a faccia fino al round finale che si sta svolgendo ora. Il mercato ittico incide per appena 750 milioni di euro, un valore relativo rispetto a un interscambio che si aggira annualmente nell’ordine delle centinaia di miliardi. Ora le divergenze sembrano essersi appianate, con una formula che verrà chiarita nella versione definitiva del testo. Funzionari francesi citati dall’agenzia Reuters hanno sottolineato che i diplomatici avrebbero fatto «grandi concessioni» rispetto alla linea dura delle prime fasi negoziali, indietreggiando anche a misure difese fino a pochi giorni fa.

In precedenza Bruxelles e Londra erano entrate in rotta di collisione su altri nodi delicati, soprattutto a livello politico, come il level playing field: la garanzia di regole analoghe fra i due mercati, una sorta di polizza anti-dumping in vista dei nuovi rapporti commerciali fra Londra e il mercato interno. Il governo guidato da Boris Johnson si era mostrato ostile a qualsiasi clausola che vincolasse troppo Londra al perimetro comunitario, salvo allentare un po’ la presa di fronte allo scenario concreto di una Brexit no-deal (senza accordi) al 31 dicembre.

La saga infinita del divorzio Londra-Ue

Le vicissitudini della Brexit sono iniziate con il referendum del 23 giugno 2016, indetto dall’allora premier conservatore David Cameron. La vittoria del leave, il sì al divorzio dalla Ue, avrebbe dato inizio a un’odissea diplomatica che si è dilungata per oltre quattro anni, passando per tre premier diversi (lo stesso Cameron, Theresa May e Boris Johnson) e due legislature europee (2014-2019 e 2019-2024).

Il passaggio formale dell’uscita di Londra dalle Ue è già avvenuto lo scorso 31 gennaio, dopo un lungo rimpallo di trattative e bocciature degli accordi siglati fra Bruxelles e Londra per il cosiddetto withdrawal agreement (l’accordo di ritiro dalla Ue, bocciato e riformulato tre volte volte dalla Camera dei Comuni nel solo periodo di ). Da lì è scattato il periodo di transizione, in chiusura al 31 dicembre, per consentire alle due parti di finalizzare un’intesa che regoli i rapporti fra le due parti.

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