Burocrazia e politica

Brexit, allarme patenti inglesi: chi è rimpatriato rischia di restare a piedi

Occorre rifare gli esami, come per una ordinaria patente extracomunitaria. Ma i tempi di attesa sono lunghi, per l’emergenza Covid. In Italia ci vogliono 17 mesi

di Maurizio Caprino

Brexit, britannici senza pasta italiana

2' di lettura

Dopo l’ingorgo fisico di inizio anno alle frontiere, la Brexit ne sta causando un altro, burocratico. In coda, i tanti europei che sono dovuti tornare nel Paese di origine e hanno patente del Regno Unito, non più riconosciuta nella Ue. Per questo motivo, dovrebbero prenderne un’altra, rifacendo gli esami. Che però richiedono anche più di un anno: l’emergenza Covid ha mandato in tilt gli uffici di tutta Europa. E l’Italia è uno dei Paesi con i tempi più lunghi. Risultato: presto chi è rimpatriato rischia di restare a piedi.

Le regole e il buonsenso

Il buonsenso direbbe che rifare gli esami è insensato: parliamo di persone dimostratesi idonee in base alle stesse regole europee in vigore oggi. Ma, con la Brexit, dal punto di vista giuridico le loro patenti sono diventate extracomunitarie. E, come tali, valgono in uno Stato diverso solo per un anno dopo il cambio di residenza (in Italia, lo stabilisce l’articolo 135 del Codice della strada). Unica concessione: data la situazione particolare, l’Italia fa decorrere l’anno non dal cambio residenza, ma dal 1° gennaio 2021, data in cui la patente è diventata extracomunitaria (circolare 300/A/3855/21/111/84/2/7, emanata dal ministero dell’Interno il 23 aprile).

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Trascorso un anno, occorre munirsi di patente Ue. E, per i molti che sono stati costretti a lasciare il Regno Unito al momento in cui l’uscita del Regno Unito dalla Ue è diventata effettiva (1° gennaio 2021), l’anno sta per scadere.

L’iter normale è lo stesso per i neopatentati: prima l’esame di teoria e poi quello di pratica. Scattano poi i conseguenti vincoli: in Italia, i limiti di velocità e potenza di auto e moto guidabili e il raddoppio dei punti da decurtare per infrazioni.

I test si evitano se c’è un accordo di reciprocità fra il Paese che ha emesso la patente e quello di nuova residenza: basta la conversione della licenza di guida, cioè il rilascio della patente del nuovo Stato sulla base del solo possesso di quella precedente, se valida.

Questione politica

Nel caso della Brexit,il Regno Unito non è ancora arrivato a un accordo con alcuno Stato Ue per il reciproco riconoscimento delle rispettive patenti. E le tensioni politiche emerse nelle trattative sugli accordi commerciali non fanno presagire nulla di buono.

La classifica dei ritardi negli esami

Quindi, esami per tutti. E subito, visto che il periodo di tolleranza di un anno sta per scadere. Ma, rileva l’Efa (la federazione europea delle autoscuole), i tempi per arrivarci sono pressoché doppi rispetto a quelli pre-Covid. Sono invariati solo in Norvegia e Ungheria.

Considerando le prenotazioni per sottoporsi all’esame di guida, in Italia, tranne qualche lodevole eccezione (come gli otto mesi di Milano) siamo in media a 17 mesi. Un ritardo causato innanzitutto dalla cronica mancanza di personale della Motorizzazione.

Questa carenza fa sì che, quanto a lunghezza dei tempi di attesa per poter e secondo solo a quello della Francia (26 mesi) e, ironia della sorte, allineato a quello del Regno Unito (16 mesi). Seguono a distanza Belgio e Olanda (10 mesi).

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