il divorzo dalla ue

Brexit, arrivata la notifica di Londra. Via alle trattative. «Limitare i danni»

dal nostro corrispondente Beda Romano

L’ambasciatore britannico presso la Ue, Sir Tim Barrow (a sinistra) consegna la notifica ufficiale della Brexit al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, a Bruxelles (Reuters)

3' di lettura

BRUXELLES – Dopo mesi di tira-e-molla, la Gran Bretagna ha ufficialmente notificato oggi la sua decisione di uscire dall'Unione, aprendo negoziati diplomatici con Bruxelles che si prevedono lunghi e complicati. Consapevoli dei rischi di disintegrazione della costruzione comunitaria e del periodo storico che sta attraversando l'Europa, i ventisette partner del Regno Unito in una dichiarazione scritta promettono di rimanere uniti dinanzi alle avversità del momento.

La notifica è arrivata per mano dell'ambasciatore britannico presso l'Unione, Tim Barrow, un uomo di 53 anni che fino all'anno scorso era il rappresentante di Sua Maestà a Mosca. Giunto in mattinata nella sede del Consiglio europeo, l'ambasciatore Barrow ha consegnato al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk una lettera di sei pagine firmata dalla premier Theresa May nello stesso modo in cui un ambasciatore presenta le credenziali al momento della nomina.

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Cinque fotografi hanno potuto assistere alla scena, i due uomini davanti alle bandiere britannica ed europea: il fotografo ufficiale del Consiglio europeo, tre agenzie di stampa, e il rappresentante di un pool di fotografi indipendenti. In una dichiarazione su Twitter, il presidente Donald Tusk è stato laconico: “Dopo nove mesi, la Gran Bretagna ha consegnato #Brexit”. Parlando alla stampa, l'ex premier polacco ha poi detto: “Non c'è ragione per pretendere che questa è una giornata felice”.

Il presidente Tusk ha detto che le prossime trattative di divorzio avranno come obiettivo “di limitare i danni” (damage control, ha detto in inglese). In un comunicato del Consiglio europeo, i Ventisette hanno assicurato che intendono affrontare il prossimo negoziato “uniti” con lo scopo di “preservare i propri interessi”. I paesi membri hanno aggiunto di voler affrontare la trattativa in modo “costruttivo” con “l'obiettivo di raggiungere un accordo”.

La consegna della notifica ufficiale è giunta nove mesi dopo un referendum nel quale una maggioranza di britannici ha espresso il desiderio di uscire dall'Unione, mettendo la parola fine a 43 anni di partecipazione alla costruzione europea. Per la prima volta in sessant'anni di esistenza, l'Unione perde un proprio stato membro. Finora, in ondate diverse, l'Unione non ha fatto che allargarsi. Per la storia europea, il momento è storico, carico di incertezze e ricco di incognite.

Le trattative di divorzio inizieranno tra la fine di maggio e l'inizio di giugno. Prima, i Ventisette saranno chiamati ad approvare linee-guida negoziali. Una prima approvazione politica avverrà il 29 aprile in occasione di un vertice dei Capi di Stato e di governo. Successivamente, queste linee-guida saranno dettagliate in una serie di riunioni ministeriali nel corso del mese di maggio. Bruxelles vuole che le trattative avvengano in due fasi – prima il divorzio, poi il nuovo rapporto tra i Ventisette e il Regno Unito.

La partita sarà impegnativa. Non si tratta solo di districare legami giuridici quarantennali, ma anche di evitare tensioni politiche e divisioni nazionali tali da mettere a repentaglio il futuro stesso dell'Unione e magari la pace in Europa. In un commento sulla rete televisiva France 24, Yves Bertoncini, direttore dell'Institut Delors, ha detto: “Si passa da un matrimonio a un Dico (un partenariato di convivenza). Bisogna ora stabilire i termini di un nuovo contratto”.

La storia dell'ingresso del Regno Unito nell'Unione è stata tortuosa. Londra fece domanda nel 1963 e nel 1967, ma il generale Charles de Gaulle mise il veto. Temeva che Londra avrebbe ostacolato l'integrazione europea. In una conferenza stampa all'Eliseo negli anni 60, l'allora presidente francese notò che “la natura” della Gran Bretagna, “insulare e marittima”, è diversa “da quella dei paesi continentali”. Solo il suo successore Georges Pompidou apri le porte a Londra, per controbilanciare il potere della Germania.

Il 1° gennaio del 1973, l'allora premier britannico, il conservatore Edward Heath aveva salutato con evidente soddisfazione l'ingresso del suo paese nell'Unione: “Dal punto di vista della nostra vita quotidiana, scopriremo che ci sarà molta influenza incrociata in termini di conoscenza e di informazioni, non solo nell'attività economica ma in tutti i settori. Diventeremo più efficienti e più competitivi nel guadagnare quote di mercato in Europa e nel resto del mondo”. Erano altri tempi.

Video-cartoon - Il negoziato per Brexit: conto alla rovescia di una mission impossible
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