l’ex speaker

Brexit, Bercow: «Stare da soli danneggia il Regno Unito»

Famoso per i suoi «Ordeeer», l’ex presidente dei Commons si è ritirato a vita privata, convinto della assoluta «imparzialità» del suo operato. Tranne in un caso: nella reazione all’«oltraggio» di Boris Johnson, quando tentò di chiudere il Parlamento

di Simone Filippetti


L’ultimo "order" di John Bercow

5' di lettura

Se la Guerra delle Falklands incoronò Margareth Thatcher erede di Winston Churchill, John Bercow deve alla Brexit il ruolo di Pater Patriae del Regno Unito. L’ex speaker della House of Commons (equivalente del presidente della Camera) è una celebrità mondiale. Al grido dell’ormai famoso “Ordeeerr”, declinato in varie tonalità, John Bercow, la voce cavernosa di un crooner, è oggi il personaggio politico più famoso d'Inghilterra dai tempi della Lady di Ferro.

Un successo mediatico
«É semplicemente che la gente mi riconosce: oggi tutti stanno attaccati ai telefoni, guardano video, mi vedono e dicono - Ah, ecco c'è quel tizio che urla Order - », si schermisce. A ottobre 2018 c'erano 200mila spettatori sul canale tv del Parlamento. Lo scorso marzo erano 1,7 milioni e a ottobre sono saliti a 3 milioni. La Brexit ha reso la noiosa aula di Westminster più avvincente di un’intera stagione di Game of Thrones; e Bercow è stato il mattatore. Ma ora esce di scena.

L’addio a Westminster
La sera del 31 Ottobre, che per l’Inghilterra avrebbe dovuto essere la Notte delle Strega di Brexit per l’Inghilterra e invece non è successo nulla, è stato il suo ultimo giorno alla Houses of Parliament. Dopo 10 anni come speaker, Bercow ha detto addio a Westminster: il Parlamento è stato sciolto e non si ricandiderà. Lo attende, dice, un futuro da nuovo Cincinnato dopo aver servito il paese. Avrà tempo per dedicarsi al tennis, sport di cui è «malato», Roger Federer è il suo idolo indiscusso, ma nessuno gli crede davvero.

L’ascesa di un «underdog»
La politica, il Parlamento come ganglio vitale del paese, ce l’ha nel Dna. E infatti il discorso vira subito su Brexit e sul destino della Gran Bretagna. Curiosamente, l’uomo che sarà ricordato come il più autorevole speaker dal Dopoguerra, è arrivato lì quasi per caso: nel 2009 la sue elezione fu una scelta “minore”.
Era un underdog tra i parlamentari conservatori dieci anni fa. E quando a David Cameron, all’epoca il potentissimo leader dei Tory che di lì a poco sarebbe diventato Primo Ministro, un parlamentare disse che avrebbe votato per Bercow nel ruolo di speaker, il futuro primo ministro liquidò la candidatura con un «Non conta nulla».

Il tory ribelle
Oggi Cameron è un signor nessuno della politica inglese, ucciso dal suo stesso referendum sulla Brexit. Mentre Bercow è una sorta di eroe nazionale: il Tory “ribelle” che si è opposto al Governo, lo speaker che ha osteggiato la Brexit al buio ammettendo emendamenti su emendamenti; ma soprattutto è osannato come il custode della sacralità del Parlamento di Westminster, baluardo della sovranità popolare dai tempi di Oliver Cromwell.

14mila volte «Ordeeer!»
Esordisce con umiltà: «Non sono una persona importante, lo sono sono per la mia famiglia. Quello che è importante è il ruolo della Camera» e sposta l’attenzione sulle istituzioni. Ma sa di essere diventato una celebrità, tanto da cimentarsi, davanti alla platea dei giornalisti stranieri venuti ad ascoltarlo, nel pezzo forte del suo repertorio: «Avrò detto Order almeno 14mila volte nella mia carriera», scherza, ma dietro l’ironia e il British humor mostra un profondo senso dello Stato.

La graticola della Brexit
Da tre anni il Parlamento si è arenato, bloccato in uno stallo da partita a scacchi, e due e premier e mezzo (il suicida David Cameron, l’inconcludente Theresa May e ora lo spaccone Boris Johnson che tenta di tornare premier) sono stati già bruciati sulla graticola della Brexit. Un paese scivolato in una palude che danneggia l’economia e il suo prestigio internazionale.

Fuori dai partiti
Il 5 novembre è ufficialmente iniziata nel Regno Unito la campagna elettorale: da qui al 12 dicembre ci sono davanti dodici settimane di battaglia aspra e apocalittica, a cui Bercow assisterà da semplice spettatore, dopo 29 anni da parlamentare: «Andrò a votare, è un dovere farlo, ma non sono più iscritto a nessun partito».

L’italianizzazione della Gran Bretagna
L’Inghilterra della Brexmas, nuovo nomignolo coniato dalla stampa, è un paese che torna al voto per la terza volta quattro anni. Il Regno Unito sembra diventato l'Italia dei Governi Balneari, dei Governi di minoranza e dell'instabilità. «Non ci avevo mai pensato, ma sì in effetti si può dire che la politica inglese si stia italianizzando».

«Stare da soli danneggia il Paese»
Che fine ha fatto il pragmatismo britannico, ammirato dai popoli latini, l’aplomb con cui affrontare ogni situazione? «L’italianizzazione della politica riflette la divisione del Parlamento su Brexit. Ma il Parlamento è stato diviso per 3 anni, e rimane tuttora diviso, perché il paese è diviso». Lui sa da che parte stare: «Il mondo si sta coagulando in blocchi di potere: gli Usa, la Cina, la Ue. Uscire da un blocco per stare da soli danneggia il paese».

Il peggior errore del Regno Unito
La Brexit è il peggior errore di politica estera mai fatto dal Regno Unito, sentenzia senza mezzi termini. Ma nei 10 anni seduti sullo scranno più alto di Westminster rivendica di essere stato «imparziale» e ora può permettersi «il lusso di non esserlo più». Molti tra i suo colleghi conservatori non la pensano così: gli rimproverano di aver favorito i Laburisti, ammettendo i loro emendamenti che hanno smontato la Brexit di Johnson.

Il Parlamento «luogo della discussione»
«Ho sempre deciso in modo discrezionale. Ovviamente, la carica si avvale di consulenti (i clocks, ndr) in materia costituzionale e giuridica, ma alla fin fine la decisione ricade su di me». È un dato di fatto che nell’ultimo mese Bercow abbia sempre accolto le richieste dei Laburisti: «Sono stati spesso ammessi emendamenti delle opposizioni perché è una posizione alternativa al Governo e il Parlamento è il luogo della discussione». Ma sempre nel rispetto delle regole. «Bisogna essere appassionati di Parlamento, ma non tra il Parlamento». E in questa frase a effetto c'è tutta la separazione dei ruoli e tutto il rispetto verso l’istituzione.

L’«oltraggio» di Johnson
Su una cosa ammette di non essere stato imparziale: sulla “proroga” del Parlamento fatta dalla Regina su richiesta di Johnson. Era un «oltraggio» alla prassi costituzionale, una procedura scorretta e meritava di essere sanzionata. «Ma alla fine non conta cosa io pensassi, conta il giudizio della Suprema Corte, che ha bocciato la chiusura forzata del Parlamento voluta dal premier 11 a 0», dichiarandola illegale. Una sentenza schiacciante.

Rispetto per le istituzioni
L’ormai ex speaker rimane comunque rispettoso del ruolo e delle istituzioni, a partire dalla sua nemesi politica, il premier Boris Johnson, che ha bollato il Parlamento, e indirettamente anche lui, un posto di «zombie», di morti viventi. «Il Primo Ministro ha il diritto di esprimere il suo giudizio sul Parlamento. Boris ha una sua agenda politica da perseguire: deve completare la Brexit». E il Donald Trump inglese spera di risolvere tutto con le elezioni: se vince, avrà una maggioranza in Parlamento con cui finalmente far passare la sua Brexit.

Tre strade per il futuro
Tutti si aspettano da lui la palla di cristallo per leggere nel futuro: «Vedo tre strade per il paese: la prima è che l’Uk esca dalla Ue con un accordo; la seconda che esca con un No Deal, ma votato dal Parlamento e non una crash exit (uscita che succede per colpa degli eventi, ndr); la terza, che in parte sta già accadendo, è un’estensione dell'Articolo 50». Bercow prevede che la Brexit continuerà a gravare sul paese per tanti anni a venire, ma non ci sarà più il suo «Ordeeeer» a renderla più simpatica.

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