Brexit, il divorzio senza fine

il divorzio dalla Ue

Brexit, Boris Johnson contro Jeremy Hunt: chi vincerà?

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Stile, personalità e approccio sono diversi, ma il messaggio su Brexit è molto simile. I due candidati a diventare leader del partito conservatore e premier britannico nelle ultime ore hanno chiarito e definito la loro strategia per uscire dall’Unione europea.
Boris Johnson, che resta il grande favorito nonostante le polemiche sulla sua caotica vita privata, ha dichiarato che la scadenza del 31 ottobre deve essere rispettata «a ogni costo» ed è pronto a lasciare la Ue senza un accordo pur di non ritardare ulteriormente l’uscita della Gran Bretagna.

Il ministro degli Esteri Jeremy Hunt invece ha detto che si tratta di una «scadenza fasulla» e non esclude un breve rinvio se c’è la possibilità di raggiungere un accordo con la Ue per evitare un “no deal”.
Johnson invita i membri del partito conservatore, che tra poche settimane dovranno scegliere, a votare per lui perché ha l’energia, la motivazione e il sostegno popolare per attuare Brexit con il sostegno del Parlamento. Hunt si presenta invece come il candidato serio e razionale che ha dimostrato di essere capace e competente e si è meritato la fiducia degli elettori e dei deputati.

Rinegoziare l’accordo con la Ue

Nella sostanza, però, entrambi i finalisti nella corsa a Downing Street hanno una strategia difficile, se non impossibile, da realizzare. Sia Johnson che Hunt si dichiarano convinti di poter rinegoziare l’accordo di recesso con la Ue, eliminando o modificando radicalmente l’aspetto più controverso, cioè la “backstop”, la polizza di assicurazione per evitare un ritorno del confine interno in Irlanda.
Il problema è che la Ue ha detto e ribadito che l’intesa concordata con Theresa May è chiusa e non può essere rinegoziata.
Johnson con il suo consueto ottimismo ha dichiarato che la situazione politica è cambiata radicalmente sia in Gran Bretagna che in Europa dopo le elezioni europee e che Bruxelles è più disposta a scendere a compromessi.

Il confine irlandese

Sulla questione del confine irlandese, sia Johnson che Hunt sono convinti che ci siano «soluzioni tecnologiche» che permetteranno di mantenere aperto il confine e rispettare gli Accordi di pace del Venerdì Santo anche se l’Irlanda del Nord uscirà dal mercato unico e dall’Unione doganale mentre la Repubblica d’Irlanda continuerà a far parte della Ue.
Anche in questo caso gli esperti Ue e internazionali hanno detto e ribadito che tali soluzioni non sono mai state utilizzate in alcun posto al mondo e, anche se fossero possibili un domani, non è realistico metterle in atto a breve termine.

Il piano B di Johnson

Se non sarà possibile rinegoziare un accordo con la Ue (per colpa dell’intransigenza di Bruxelles e non delle richieste impossibili di Londra) Johnson ha un “piano B”: congelare i rapporti dopo il 31 ottobre continuando ad avere scambi commerciali con la Ue senza dazi e tariffe mentre viene negoziata una nuova intesa commerciale. Cosa fattibile, secondo l’ex sindaco di Londra, in base all’articolo 24 del Gatt.
Un coro di voci di esperti – dalla Ue all’Organizzazione mondiale del Commercio, dal governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney all'attuale ministro del Commercio Estero Liam Fox – ha spiegato che questo non è possibile. Le tariffe scatteranno se non ci sarà un accordo.
Sia Johnson che Hunt si sono detti disposti a uscire senza un accordo il 31 ottobre, Boris con più entusiasmo e Hunt con grande riluttanza. Entrambi vogliono rispecchiare la volontà dei membri del partito conservatore, il 60% dei quali, secondo l’ultimo sondaggio YouGov, vuole Brexit a tutti i costi e in tempi il più rapidi possibile.

L’impatto sull’economia di un no deal

Sia Johnson che Hunt minimizzano l’impatto negativo sull’economia di un “no deal”, dichiarandosi fiduciosi che dopo qualche scossone iniziale la Gran Bretagna dimostrerà la sua forza e capacità di reazione e non subirà conseguenze sul lungo termine. La differenza tra i due è che Johnson è convinto di poter convincere il partito e anche il Parlamento a sostenere la sua strategia e non prevede problemi politici, mentre Hunt ha ammesso di essere preoccupato per la reazione di Westminster.
Se i deputati si schiereranno contro “no deal”, come hanno fatto in passato, potrebbero far cadere il Governo, con il sostegno già dichiarato di diversi conservatori. Il risultato potrebbe essere elezioni anticipate. Hunt teme che il voto «darebbe le chiavi di Downing Street a Jeremy Corbyn», il leader dell’opposizione laburista. Boris invece ostenta fiducia ed è convinto che vincerebbe le elezioni rafforzando la maggioranza in Parlamento.

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