Il divorzio di Londra

Brexit, Bruxelles detta le condizioni per la transizione

di Beda Romano

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3' di lettura

I Ventisette hanno approvato ieri le linee-guida che la Commissione europea utilizzerà per negoziare con la Gran Bretagna i principi che regoleranno il periodo di transizione dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione e prima dell’entrata in vigore di un futuro accordo di partenariato. Le condizioni decise dai Ventisette sono particolarmente esigenti e impegnative, e hanno già suscitato la viva reazione di Londra, che vorrebbe poteri per bloccare norme contrarie ai suoi interessi.

I Ventisette sono pronti a concedere alla Gran Bretagna un periodo di transizione di 21 mesi, dalla data ufficiale di Brexit, il 30 marzo 2019, al 31 dicembre 2020. Londra avrebbe voluto che la transizione durasse fino al 29 marzo 2021, ma Bruxelles vuole che la fine del periodo coincida con la fine del bilancio comunitario 2014-2020. La transizione deve servire a rendere Brexit più morbida e consentire alle parti di negoziare con relativa calma il futuro accordo di partenariato, da applicare dal 2021 in poi.

Ekaterina Zaharieva, vice premier bulgaro, il cui Paese è attualmente presidente di turno dell’Unione, ha detto di sperare in una «rapida» trattativa tra Londra e Bruxelles sul periodo di transizione, tenuto conto che ieri le linee-guida negoziali sono state approvate in una riunione ministeriale a Ventisette nel giro di appena due minuti. La partita rischia invece di essere difficile. Nell’establishment inglese, c’è chi teme che la Gran Bretagna diventi «uno Stato vassallo» dell’Europa.

Secondo le linee-guida, durante la transizione il Regno Unito continuerà a rispettare l’acquis communautaire: non solo le norme già entrate in vigore, ma anche «i cambiamenti all’acquis che verranno adottati dalle istituzioni, autorità, agenzie e uffici europei» senza la partecipazione della Gran Bretagna. Il Paese dovrà poi rispettare le competenze della Corte europea di Giustizia. Da Londra un portavoce ha detto che le parti dovranno trovare una intesa su come gestire le norme contrarie all’interesse inglese.

Sul fronte commerciale, il Regno Unito continuerà a partecipare al mercato unico e all’unione doganale, rispettando le quattro libertà di circolazione (capitali, persone, merci e servizi), così come l’impegno a raccogliere dazi e tariffe, e a controllare le frontiere esterne dell’Unione. Durante i 21 mesi di transizione, il Paese non potrà sottoscrivere accordi internazionali di competenza comunitaria, a meno che non vi sia una autorizzazione dell’Unione.

Quanto alla partecipazione di Londra alle istituzioni comunitarie, il Regno Unito verrà considerato Paese terzo dal 30 marzo 2019 in poi. Non potrà quindi partecipare ai lavori delle istituzioni comunitarie, così come ai diversi gruppi di esperti o comitati tecnici. Tuttavia, «eccezionalmente, sulla base di una analisi caso per caso, il Regno Unito potrà essere invitato a partecipare a queste riunioni, ma senza avere diritto di voto». In particolare, discussioni tecniche potranno aversi sulle quote nel settore della pesca.

Al di là di questi casi molto particolari, dettati dal semplice obiettivo di facilitare l’applicazione concreta dell’acquis communautaire, le linee-guida con le quali la Commissione sarà chiamata a negoziare con il Regno Unito sono particolarmente esigenti. Non vi è desiderio alcuno di offrire a Londra facilitazioni particolari. Da un lato non si vuole mettere a repentaglio il mercato unico; dall’altro si vogliono rispettare le condizioni già concesse ad altri Paesi terzi.

A proposito di commercio, sempre ieri il portavoce della Commissione Margaritis Schinas ha risposto alle recenti minacce protezionistiche americane. L’Unione, ha detto, «è pronta a reagire rapidamente a in modo appropriato nel caso in cui le esportazioni europee siano danneggiate da misure restrittive» prese a Washington. In una intervista domenica alla rete ITV, il presidente Donald Trump aveva accusato l’Unione di trattare gli Stati Uniti «in modo molto ingiusto» in campo commerciale.

Tornando a Brexit, i Ventisette vogliono approvare in marzo le linee-guida in vista del negoziato sul futuro partenariato con Londra. Mentre il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi ha ricordato che spetta al Regno Unito chiarire che tipo di intesa vuole avere con l’Unione, il capo-negoziatore Michel Barnier ha rimarcato le condizioni europee: «Non negozieremo sull’integrità del mercato unico, (…) sull’autonomia decisionale dei Ventisette, (…) sull’indivisibilità delle quattro libertà».

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