ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùassicurazioni

Brexit, che cosa fare con le polizze emesse nel Regno Unito

L'addio di Londra non è di per sé un buon motivo di chiudere un contratto di assicurazione, tanto più che talvolta tale operazione può essere penalizzante

di Federica Pezzatti


Brexit: le conseguenze in 8 punti

3' di lettura

Dal 1° febbraio 2020 il Regno Unito non è più uno Stato membro dell’Unione Europea. Che cosa accade a chi ha una polizza emessa in quello Stato? E cosa succederà a chi viaggerà verso Londra e dintorni? Se lo chiedono in molti ma per essere precisi nella risposta bisognerà avere più certezze sull’evoluzione futura delle trattative.

Come è noto l’accordo di recesso prevede un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020, durante il quale la normativa europea continua ad applicarsi come se il Regno Unito fosse ancora uno stato membro.

Per il 2020 regime di passaporto
Per l’anno in corso, quindi, per quanto riguarda il settore assicurativo è prorogato di diritto l’attuale regime di mutuo riconoscimento delle autorizzazioni e del sistema di vigilanza (il cosiddetto regime di passaporto). Al termine di questa fase, agli operatori britannici che operano nell’Ue si applicherà la normativa relativa ai soggetti di paesi terzi, se nel frattempo non saranno stati raggiunti tra le due parti gli accordi di libero scambio.

Nel dettaglio, fatti salvi gli esiti dei negoziati di tali accordi, al termine della fase transitoria le imprese di assicurazione e gli intermediari assicurativi con sede legale nel Regno Unito perderanno la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi.

Secondo quanto spiega l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), i cambiamenti che potranno intervenire a livello societario a seguito della Brexit non limiteranno o condizioneranno le coperture assicurative esistenti né l’importo dei premi. Va ricordato innanzitutto che a inizio 2019 le compagnie inglesi operative in Italia erano 53 (di cui 47 nel settore danni), e che raccoglievano annualmente premi per circa 1,7 miliardi di euro. da 9,7 milioni di assicurati italiani. Ora è presumibile pensare che questi dati forniti dall’Ivass lo scorso anno si siano sgonfiati anche alla luce del fatto che molte compagnie si sono trasferite in altri paesi rimasti nell’Unione europea proprio per non perdere il passaporto europeo.

Occhio alle penalizzazioni
Fatta questa premessa, secondo quanto riportato dalla stessa Authority di vigilanza italiana, non vi è motivo di chiudere un contratto di assicurazione solo a causa della Brexit, tanto più che talvolta tale operazione può essere penalizzante. Chi avesse bisogno di informazioni potrà comunque contattare direttamente l’impresa nel Regno Unito o l’intermediario. Per informazioni generali è invece possibile anche rivolgersi al Contact Center dell’Ivass (800-486661).

Un altro capitolo che verrà toccato dalla rivoluzione Brexit è quello delle coperture per i viaggi. Dal 1° gennaio 2021 i cittadini dell’Ue non potranno più accedere all’assistenza sanitaria nel Regno Unito con la loro tessera europea di assicurazione malattia, che resterà in vigore per tutto l’anno in corso: con la tessera sanitaria italiana è dunque ancora possibile ricevere cure e assistenza di base negli ospedali pubblici.

Più spazio alla copertura sanitaria privata
In futuro potrebbe esserci un maggiore ricorso a forme di assicurazione privata, per ora poco gettonate da chi si reca nel Regno Unito. In pochi si assicurano e la quasi totalità delle coperture stipulate da chi è diretto nel Regno Unito riguarda viaggi di breve periodo (inferiore a 60 giorni), e solo una minoranza si assicura per periodi più lunghi.

«Lato coperture assicurative per il Regno Unito – spiega Massimiliano Sibilio, head of travel sales and marketing di Europ Assistance – al momento non ci sono variazioni e sarà così per tutto il 2020. Eventuali cambiamenti dipenderanno dagli accordi presi tra il Regno Unito e l’Ue». Le destinazioni per cui ci si assicura di più sui canali diretti (telefono e web di Europ assistance) sono per ora gli Usa, seguiti da Thailandia, Marocco, Brasile, Spagna e Russia, paese dove l’assicurazione sanitaria è obbligatoria per l’ottenimento del visto).

Per approfondire:
Brexit, ecco che cosa cambierà per i risparmiatori

Partono o restano? Come sarà la Brexit di banche e multinazionali

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Federica Pezzattiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: assicurazioni, inermediazione assicurativa, polizze, fondi comuni, contenzioso assicurativo e finanziario

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...